Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 13 ottobre 2013

Gas di scisto: la produzione comincia a calare

Da “The Oil Man”. Traduzione di MR (Peak & Transition Translators Team)

di Matthieu Auzanneau

E' lì che è cominciato il boom del gas di scisto. Ed è lì che pare che stia cominciando il declino. I giacimenti di Barnett e di Haynesville, nel sud degli Stati uniti, hanno superato il loro picco di produzione rispettivamente nel novembre e nel dicembre del 2011.

I pozzi di Barnett e Haynesville hanno finora fornito sin qui circa la metà della produzione americana di gas di scisto.

Lo sviluppo successivo del terzo giacimento nordamericano di gas di scisto, quello di Marcellus presso i monti Appalachi, compensa per ora il declino dei due precedenti. Il perseguimento dello sviluppo di Marcellus gioca un ruolo chiave per il mantenimento a livello di plateau della produzione totale di gas naturale negli Stati Uniti, stabile dall'inizio del 2012.

Evoluzione della produzione dei giacimenti di gas di scisto negli Stati Uniti, che costituiscono l'80% della produzione totale di gas di scisto. Fonte: J. David Hughes.

La produzione di gas naturale del giacimento di Barnett, situato nel bel mezzo della vasta area urbana di Dallas Fort-Worth, in Texas, si è stabilizzata a 4,84 miliardi di piedi cubici in giugno, in diminuzione del 16,5% in un anno e del 20,5% su due anni. La prima corsa verso il gas di scisto è avvenuta qui, nel cuore dell'industria americana degli idrocarburi, grazie all'impennata dei prezzi dell'energia iniziata all'inizio degli anni 2000.

Il giacimento di gas di scisto di Haynesville, a cavallo fra Texas e Louisiana, è stato il secondo ad essere sviluppato negli Stati Uniti, a partire dal 2009. Le sue estrazioni si sono ridotte di quasi un quinto dal momento del picco nel dicembre del 2011. La produzione dei pozzi situati in Louisiana ha subito un calo di non meno del 28% in solo un anno e mezzo, secondo i dati forniti da Washington.

Fonte: EIA.

Indispensabile per estrarre il gas di scisto, la fratturazione della roccia non permette di liberare il gas se non all'interno di un perimetro ristretto intorno alla zona fratturata. Di conseguenza, la produzione di un pozzo di idrocarburi di scisto di solito raggiunge il proprio massimo di produzione alla sua apertura e declina quindi molto rapidamente, spesso dai primi mesi di estrazione. Per mantenere una produzione alta, è necessario perforare incessantemente dei nuovi pozzi, da dieci a cento volte in più che per il petrolio convenzionale, secondo la direzione del gruppo Total.

Il principale produttore del giacimento di Barnett, la compagnie Devon Energy, ha già fatto cinque impianti di perforazione quest'anno, contro i dieci del 2012. “La nostra produzione a Barnett rimane stabile soprattutto perché abbiamo preso delle misure per limitare i declini della produzione esistente”, ha detto nel mese di agosto il portavoce di Devon Energy. “Tuttavia, a causa della nostra attività di perforazione ridotta, ci aspettiamo di vedere la nostra produzione crollare nel corso del secondo semestre di quest'anno”, ha precisato.

La riduzione del numero di perforazioni è la conseguenza della combinazione di due fattori, uno economico e l'altro geologico: il declino dei prezzi del gas naturale dalla fine del 2011 (esso stesso provocato dal boom del gas di scisto) e la tendenza a dover perforare i nuovi pozzi nelle zone meno ricche di idrocarburi.
Chesapeake, uno dei leader del gas di scisto negli Stati uniti, lo scorso anno ha dovuto eliminare dai sui conti non meno di 4.600 miliardi di piedi cubici di riserve dette "provate". Queste riserve, situate principalmente nei giacimenti di Barnett e Haynesville, costituivano poco meno di un quarto delle riserve totali rivendicate dalla compagnia.

Il caso della Chesapeake non è isolato.

Altri attori importanti, come BP e BHP Billiton, hanno ugualmente rivisto nettamente al ribasso nel 2012 la quantità annunciata delle loro riserve di gas di scisto. Ora è il turno della Shell, che ha espresso il desiderio di spendere i propri capitali in un altro giacimento di idrocarburi di scisto texano importante, Eagle Ford, dopo aver annunciato in luglio una forte riduzione dell'ammontare delle riserve di gas non convenzionale, riportava oggi il Financial Times.

La tendenza fa eco ad un grido d'allarme espresso l'anno scorso dal patron della Exxon, Rex Tillerson: ”Non si fanno soldi, e tutto in perdita. (...) Stiamo perdendo anche la camicia [nella faccenda del gas naturale]”.


 Ripartizione delle perforazioni nel giacimento texano di Barnett. I pozzi più produttivi, rappresentati dai puntini rossi, ricoprono le zone geologiche più ricche, gli “sweet spots”. Fonte: J. David Hugues.

Vecchia storia naturale: come le altre specie animali, gli uomini hanno la tendenza a raccogliere prima i frutti più maturi ed a portata di mano. Il destino umano scorre lungo il pendio di minor resistenza, a volte perdendosi.

Gli “sweet spots”, le zone più ricche dei giacimenti di Barnett e di Haynesville sono già state perforate intensamente. Le perforazioni future rischiano di essere meno produttive e quindi meno redditizie: bisognerebbe che fossero allo stesso tempo più numerosi per sostituire i frutti migliori già raccolti.

Le estrazioni di gas dal giacimento di Haynesville sono cominciate a decrescere malgrado l'aumento del numero di pozzi:


Prosecuzione di un forte declino iniziato o stabilizzazione? Il futuro di Barnett e di Haynesville sarà ricco di insegnamenti su cosa attenderci in seguito sul boom del gas di scisto.

Per ora le opinioni sono divergenti, da un lato gli esperti che ritengono che i tempi migliori di quei giacimenti pionieri siano terminati, dall'altro coloro che valutano che i giacimenti siano ancora ben conservati, insistendo sulla “resilienza” dell'industria texana. Tuttavia, durante gli ultimi mesi, nella stampa americana nessuno si arrischia ad ipotizzare che il declino dei giacimenti di Barnett e di Haynesville possa essere reversibile. 

Aprendo la prospettiva, sembra che per quanto visibile su scala mondiale i frutti migliori da aspettarsi dal boom del gas di scisto siano quelli che si stanno raccogliendo ora negli Stati Uniti. 

In Polonia, paese annunciato come il più promettente d'Europa, i giganti americani Exxon, Talisman e Marathon Oil hanno gettato velocemente la spugna, si lamentava a luglio The Economist. Il settimanale liberale inglese attribuisce la responsabilità alla burocrazia polacca, ma ammette anche che la geologia della Polonia si è rivelata “più difficile del previsto”. Le risorse polacche di gas di scisto si trovano sepolte più in profondità di quelle statunitensi. Una differenza che limita gravemente la redditività potenziale delle perforazioni.
In Cina, le importanti risorse potenziali sono ugualmente intrappolate a maggiore profondità che negli Stati Uniti, cosa che sembra gravare tanto quanto in Polonia sulla fattibilità dei progetti proposti, sottolinea oggi il New York Times. Inoltre, quelle risorse sono sparpagliate nel vasto territorio cinese e si trovano spesso in zone desolate difficili da raggiungere con le macchine pesanti necessarie per l'estrazione del gas di scisto, segnala l'agenzia Reuters.


Taxi che aspettano per fare il pieno a Chongqing nel 2009. Immagine Reuters.






6 commenti:

  1. Dall'inizio del salmo 129:

    De profùndis clamàvi ad te, Dòmine;
    Dòmine, exàudi vocem meam.
    Fiant àures tuæ intendèntes
    in vocem deprecatiònis meæ.
    Si iniquitàtes observàveris, Dòmine,
    Dòmine, quis sustinèbit?
    Quia apud te propitiàtio est
    et propter legem tuam sustìnui te, Dòmine.
    Sustìnuit ànima mea in verbo ejus,
    speràvit ànima mea in Dòmino.
    A custòdia matutìna usque ad noctem,
    speret Ìsraël in Dòmino,
    quia apud Dòminum misericòrdia,
    et copiòsa apud eum redèmptio.
    Et ipse rèdimet Ìsraël ex òmnibus iniquitàtibus ejus.

    Dal profondo a te ho gridato, o Signore;
    Signore, ascolta la mia voce.
    Siano i tuoi orecchi attenti
    alla voce della mia preghiera.
    Se avrai considerato le colpe, Signore,
    Signore, chi resisterà (alla tua ira)?
    Poiché presso di te è il perdono
    e per merito della tua legge ti ho fatto fronte, o Signore.
    L'anima mia (si) è retta sulla sua parola,
    ha sperato l'anima mia nel Signore,
    Dalla veglia del mattino sino a notte,
    speri Israele nel Signore,
    perché presso il Signore (vi è) misericordia,
    e abbondante (è) presso di lui la redenzione.
    Ed egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.

    Marco Sclarandis

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  2. Da persona che lavora nel settore energia (forniture per le compagnie gas-petrolifere) posso solo dirvi che detto settore per quanto riguarda gli USA ormai conta solo su Marcellus e ha ormai cancellato (per quanto riguarda i guadagni, fornire si fornisce ancora) tutto il resto.
    Saluti,
    Mauro.

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  3. Qual'è il fattore che spinge i produttori a lavorare praticamente in perdita? Le sovvenzioni statali? E' chiaro che aldilà del dogma "niente stato nel libero mercato" è tutta questa economia insostenibile che si regge sui capitali pubblici a cominciare dal dannato sistema finanziario globale che sarebbe andato a gambe all'aria se non ci avessero pensato lo zio Sam e gli altri stati un po' in giro per il mondo a salvare i vari sistemi bancari.
    Oggi si va avanti come prima della crisi economica/finanziaria del 2008 e anche di più, fino a che si arriverà alla prossima crisi finanziaria (quella dell'economia reale non è mai terminata e anzi sta peggiorando); ma capitali pubblici non ce ne saranno a mettere la toppa ancora una volta.
    A mio parere le elite che comandano la scelta l'hanno fatta, ovvero continuare col BAU guadagnando tutto il guadagnabile possibile a spese dell'ambiente e sulla pelle dei popoli.

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    1. "...Qual'è il fattore che spinge i produttori a lavorare praticamente in perdita? Le sovvenzioni statali?..."

      Il loro omologo: le sovvenzioni private. E' una scommessa speculativa nella quale chi arriva per primo fa i soldi e chi arriva per ultimo si ritrova in bilancio le perdite. I privati sono bravi quanto gli amministratori pubblici quando si tratta di buttare soldi in avventure perdenti.

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  4. Una ascesa folgorante ed un crollo repentino. La storia tipica delle bolle.

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  5. ecco il perchè dell'annuciato licenziamento degli 800.000 federali. No energy, no party. E noi teniamoci i barconi, perchè no barconi, no energy. Volete, italiani, continuare col BAU, le pensioni, l'assistenza sanitaria (quasi) gratis, le vacanze (chi ha ancora un lavoro) grazie alle materie prime del 3° mondo, allora pigliatevi anche i barconi dal 3° mondo. Così farete la fine delle cicale in 2 o 3 (forse) decenni. Mi sembra che qualcuno nel 1944 ha detto: " O vinciamo questa guerra o è la fine dell'Europa". Provate un po' ad indovinare chi l'ha detto? Churchil?

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