Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 7 agosto 2013

Prospettive sul cambiamento climatico: il Canada in fiamme




Di Alexander Ac
Da “The frog that jumped out”. Traduzione di MR

Col cambiamento climatico in atto, spesso ci sono entrambi gli estremi atmosferici allo stesso tempo. Mentre il Canada veniva martoriato da alluvioni da record a Calgary  e Toronto, enormi super incendi  stavano infuriando nel Quebec Settentrionale. Secondo le statistiche disponibili (vedete sotto), questo è il terzo incendio più grande almeno dal 1959 ed ha bruciato quasi altrettanta foresta (1,6 milioni di acri) di quanta ne hanno bruciato tutti gli incendi di quest'anno negli Stati Uniti.


Ecco il fuoco visto dallo spazio dallo spettroradiometro MODIS:
























Ed ecco gli incendi da terra:


Diamo un'occhiata alla dimensione storica degli incendi in Canada dal 1959, da quando sono disponibili i dati:


















L'incendio di Eastmain il il terso più grande nella storia del Canada, visto che non sono avvenuti incendi più grandi dal 2000. Fonte: Canadian Forest Service.

E se guardiamo in una prospettiva di più lungo termine l'area di foresta dal 1921, vediamo la tendenza in aumento dell'attività degli incendi:

Fonte: Flannigan e de Groot 2009 (presentazione in PDF).


A proposito della tragica morte dei 19 vigili del fuoco quest'anno in Arizona, vediamo i dati degli incendi forestali degli Stati Uniti:

Sei degli incendi record stagionali sono avvenuti tutti dopo il 2004. Fonte: National Interagency Fire Center.


L'aumento degli incendi è la combinazione di cambiamento climatico e dalla soppressione aggressiva degli incendi dopo la seconda guerra mondiale, che ha permesso una crescita molto più densa delle foreste. Una volta che cominciano a bruciare, gli incendi della corona sono praticamente impossibili da spegnere. Il cambiamento climatico e l'aumento relativo della siccità (meno umidità nel suolo), temperature più alte e le ondate di calore più intense si aggiungono alla combinazione mortale. Per questo, le foreste americane si trovano nel più grande deficit di incendi degli ultimi 3.000 anni.

Ma in confronto a quelle russe, le foreste statunitensi sembrano proprio in forma! Guardate il grafico seguente:

I puntini blu e rossi mostrano la dimensione annuale delle foreste bruciate in Russia secondo le due metodologie, i puntini verdi mostrano la dimensione delle foreste bruciate negli Stati Uniti sul periodo di tempo più lungo (come mostrato nel precedente grafico separatamente). 

In Russia, questa stagione degli incendi sembra essere silente (al contrario degli estremi del 2010 o del 2012), quindi non c'è da preoccuparsi. Perché allora, un paese ricco di petrolio e gas naturale deve prendere in prestito 40 milioni di dollari dalla Banca Mondiale per combattere gli incendi forestali?

Così, chiaramente, stiamo assistendo ad un assaggio di cosa accadrà alle nostre foreste se il cambiamento climatico continua inesorabile. 


6 commenti:

  1. Contro l'aumento di CO2 nell'aria e l'incremento della desertificazione delle terre, avevo pensato che un ottimo rimedio sarebbe stato quello di piantare alberi.
    Quello che non avevo tenuto conto erano gli incendi.
    Per piantare milioni di ettari di terreno, ci vuole molta energia e tempo; poi un grande incendio può mandare in fumo il tutto velocemente.
    Forse è vero che, contro i cambiamenti climatici a livello mondiale siamo molto più inermi di quanto possiamo pensare.

    P.S: eventualmente gli alberi dovrebbero essere piantati in lotti di terreno a forma di celle, le quali dovrebbero essere distanziate abbastanza, le une dalle altre, in modo che gli incendi non si propaghino.

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  2. La foresta a scacchiera generata dalle aghifoglie alle alte latitudini è una partita a se stante. Le resinose sono di natura più difficili da digerire per i decompositori; in un clima freddo e povero di precipitazioni il problema diviene insormontabile.

    Al naturale queste foreste bruciano ogni tot decenni, gli intervalli occasionalmente possono superare il secolo. le cose cambiano con l'azione dell'uomo, che a volte toglie legname, a volte lo fa ammassare impedendo gli incendi.

    Normalmente, ogni elemento della scacchiera si libererebbe a turno dell'eccesso di biomassa: il problema con l'azione dell'uomo è che vaste aree vedono accumuli eccessivi di legnami per mancanza prolungata di incendi. Così, quando il fuoco arriva, il danno è grosso: magari va arrosto una regione intera, una cosa che al naturale aveva un po meno probabilità di accadere.

    L'unica azione sensata sarebbe l'incendio controllato, ma è un impegno. Comunque questo problema non affligge le foreste di latifoglie (quelle che dovrebbero dominare l'Italia per intenderci).

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    1. fardiconto:
      "L'unica azione sensata sarebbe l'incendio controllato"

      Perché sprecare cosi tanto bel legname?!

      Invece, una soluzione più utile non sarebbe quella di tagliare iogni tot anni e quindi:
      1) utilizzare il legno per tutti i suoi scopi più nobili (mobili, carta, ...)
      2) bruciare per produrre energia il resto, oppure ammassare e produrre bio-gas;

      Per quanto riguarda la foresta a scacchiera; per evitare che gli incendi si propaghino, è un pò complicato se il clima si fa veramente caldo, in quanto le fiamme possono appiccare il fuoco ad alberi lontani anche qualche centinaio di metri e l'eventuale erba che cresca in mezzo a tale separazione, potrebbe far passare le fiamme.

      Comunque, è un vero peccato mandare in fumo tutta questa flora e anche fauna. Qualcosa si dovrebbe cercare di fare.
      Onde evitare che: tra incendi naturali e quelli appiccati dall'uomo (specialmente in Indonesia) resti ben poco...

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  3. Noi abbiamo quasi dimezzato i canadair in servizio ma mantenuto il salario dei 27000 forestali siciliani,tanto per fare un esempio molto visibile : gli investitori internazionali smetteranno di fornirci la roba (sottoscrizione del nostro debito pubblico) un attimo prima del' esito infausto : troviamo un po di dignità e tagliamo da subito di almeno il 15% il monte salari pubblico per investire in resilienza; l'altra mia preghiera più esaudibile è che la bolla immobiliare cinese o catastrofi climatiche accellerino il lieto evento e lo stato centrale mantenga solo il controllo dell' esercito e forze dell'ordine.

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    1. proprio oggi ho rivisto una persona che dopo 5 anni di cassa integrazione alternata a impieghi senza percepire il salario per cattiva situazione delle ditte ha avuto la pensione di invalidità a 47 anni, mentre era a tagliare un bosco. Poi si lamentava di aver avuto poco di pensione con 31 anni di lavoro. Caro Francesco, forse sono meglio questi aiuti che non passare all'uso delle armi. Ma poi chi avrebbe lo stomaco per sparare su questa persona? Certo che queste situazioni non le togli certo con le buone, perciò si finiranno tutte le risorse di questo pianeta in aiuti e ruberie fintanto che ci sarà qualcosa da consumare e rubare con buona pace mia, tua e di quei pochi che si preoccupano di queste cose. Il mondo è dei conigli vanitosi o come dice Mago, di indemoniati che si preoccupano solo di soddisfare istinti vanitosi di sopravvivenza e di conservazione.

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  4. " [...] Perché allora, un paese ricco di petrolio e gas naturale deve prendere in prestito 40 milioni di dollari dalla Banca Mondiale per combattere gli incendi forestali?"
    Semplicissimo: perchè tutte le risorse naturali non sono dello Stato, sono sostanzialmente in mano ad un manipolo di pochi mafiosi oligarchi che sono tutti al governo o vicini ad esso e che amministrano gas, petrolio, foreste e tutto il resto come cosa privata, mettendosi tutto in tasca e dando le briciole alla massa dei cittadini che vivono da cani. Un medico specializzato guadagna dai 250 ai 500€, una pensione statale va sui 240€, mentre un oligarca ha comprato un casale in Toscana a 24 milioni di €, in contanti! Questa è la Russia di Putin &Co. La cosa sorprendente è come alla gente tutto questo stia bene, tranne qualche brontolio. Una strana somiglianza, questa caratteristica dei russi, con noi italiani.

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