Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 27 agosto 2013

Il picco del petrolio è morto: lunga vita al picco del petrolio!

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR


Forse le notizie sulla morte del Picco del Petrolio sono state un leggermente esagerate. Nonostante lo tsunami mediatico relativo ai nuovi sogni di abbondanza, il concetto di picco del petrolio rimane radicato semplicemente perché ha senso.

Alcuni economisti hanno sostenuto per decenni che l'esaurimento non fosse un problema urgente e a volte che non fosse affatto un problema. Fra questi, Julian Simon ha conseguito una fama internazionale per aver dichiarato che le risorse minerali sarebbero durate per “miliardi di anni” (o forse per sempre) sulla base delle tendenze dei prezzi di cinque beni minerali durante pochi decenni. Argomento sottile che gioca sulla nostra tendenza a preferire le buone notizie. Tuttavia, non è possibile scacciare completamente la semplice e fastidiosa idea che quando usi qualcosa che non può essere sostituito, alla fine lo finirai.

Come testimone della penetrazione del concetto di picco del petrolio, potete dare un'occhiata al recente libro di  Vladimir Lopez Arismendi, “La fine dell'era del petrolio” (che, sfortunatamente, esiste solo in spagnolo al momento). Si tratta di una rassegna di tutto ciò che sappiamo sul picco del petrolio, visto nel modo giusto, cioè come conseguenza di forze dinamiche create da un declino graduale dell'EROEI della fonte.

Per Lopez-Arismendi, il picco del petrolio è una cosa ovvia, parte della sua visione del mondo. Lo è così tanto che egli analizza le conseguenze per il proprio paese, il Venezuela. Secondo lui, le risorse petrolifere venezuelane potrebbero sopravvivere al picco mondiale per almeno qualche decennio e dare al paese una possibilità di investire in infrastrutture sostenibili e passare senza problemi nel mondo post petrolio.

Vedete? Il picco del pensiero genera pensieri simili. Dopo tutto, questo è ciò che gran parte di noi hanno pensato: che il picco del petrolio non fosse solo un problema, ma anche un'opportunità per portare l'umanità in un mondo più pulito e migliore. Non è accaduto: non potevamo immaginare la reazione rabbiosa della società. Non potevamo pensare che gli esseri umani avrebbero deciso di sacrificare letteralmente tutto ciò che hanno per spremere le ultime gocce di combustibili liquidi da un pianeta esausto.

Il Venezuela può fare meglio di così? Dalla passata esperienza, sembra difficile. Ma il futuro ci sorprende sempre. Quindi, chi può dirlo?




4 commenti:

  1. Il male di questa società è solo uno: denaro. E per il denaro stanno (la minoranza di persone che ne ha a dismisura e col conseguente potere ha il comando del mondo) mandando a puttane l'ambiente che ci permette di vivere.
    Lo ammetto, ingenuamente avevo sognato, come tanti di noi picchisti, un mondo gradualmente liberato dalla distruttiva economia petrolifera, un ritorno alla terra, ecc, ecc. La realtà invece è sotto gli occhi di tutti ed è quanto mai foriera di un futuro foschissimo.
    C'è chi crede ancora alla favola della ripresa della crescita, la maggioranza delle persone o popolo bue purtroppo, ed è proprio su questo che chi ha il comando del mondo fa leva per spacciare le sporche menzogne sulla ripresa della crescita grazie agli shale, allo sporco carbone, al nucleare "pulito" e in definitiva agli asini che volano. Ma intanto pian piano stiamo piombando nel medioevo prossimo venturo nell'ignoranza delle masse e l'avidità dei pochi che comandano.

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    1. Paolo, mi hai letto nel pensiero, non posso aggiungere che aggiungere molto poco
      "...e per il denaro stanno (la minoranza di persone che ne ha a dismisura e col conseguente potere ha il comando del mondo).."; un certo Carlo Marx, affermava che "le idee dominanti sono quelle delle classi dominanti". Questo esempio calza alla pefezione con la situazione attuale

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  2. esatto:

    http://www.indexmundi.com/energy.aspx?country=ve&product=oil&graph=production+consumption

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  3. Ma purtroppo nella maggior parte del pianeta, soprattutto nella civiltà progredita occidentale, ma non solo eh, il pensiero dominante è il successo, la parola d'ordine è competitività, competizione, tutto è ridotto a una lotta, bisogna essere degli squali. E' questo che insegnano ai bambini nelle scuole.
    Dovrebbe cambiare il modo di pensare, cooperare, aiutarsi reciprocamente, se così fosse, qualsiasi crisi e carestia sarebbe superabile anche la fame. Ma è questo tipo di civiltà che ci rende incivili verso l'ambiente e verso le persone. Il raggiungimento del profitto supera ogni altra cosa.

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