Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 30 giugno 2012

Groenlandia: di male in peggio


Le notizie sul riscaldamento globale si susseguono un po' come quelle della ritirata di Russia della seconda guerra mondiale. Va malissimo, ma si cerca di non parlarne troppo sulla stampa.

L'ultima mazzata che non troverete sulla stampa ci arriva da un recente studio di Box e altri sulla riflettività (chiamata anche "albedo") dei ghiacci della Groenlandia. Come vedete nella figura, la riflettività del ghiaccio diminuisce - specialmente in Estate - col progredire del riscaldamento globale. 

In estate, la fusione del ghiaccio superficiale mette allo scoperto il ghiaccio profondo che è più scuro per vari motivi, incluso la concentrazione di impurezze. Essendo più scuro, il ghiaccio assorbe più calore e si scioglie più velocemente. Un altro caso di "feedback positivo" che sta ulteriormente accellerando la già rapida fusione della calotta di ghiaccio della Groenlandia. Il fenomeno sembra ormai irreversibile o, perlomeno, non abbiamo idea di come o quando lo si potrebbe arrestare.

Ulteriori informazioni li potete trovare sul blog di Jason Box, "meltfactor.org". Ma, di fronte al disastro in corso, forse si può capire anche chi preferisce guardarsi i campionati europei (finché sarà possibile).


venerdì 29 giugno 2012

Importare energia, esportare miseria

Da The Oil Crash. Traduzione di Massimiliano Rupalti. 


Immagine da  http://www.indiacause.com


Il recente ribasso dei prezzi del petrolio ha prodotto una reazione di ottimismo da parte degli operatori, del pubblico e dei politici rispetto alla possibilità che abbiamo di mantenere la produzione attuale a prezzi accessibili. E' un ottimismo forse un po' eccessivo, come ci fa notare Antonio Turiel in questo post uscito su "The Oil Crash" del 4 Maggio 2012




di Antonio Turiel

Cari lettori,

ieri, durante la conversazione su Radio Barbuja, è uscito un tema interessante. Fin dall'inizio del dibattito abbiamo constatato che, secondo i dati dell'ultimo Oil Market Report dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), la produzione di petrolio mondiale è aumentata nel primo trimestre di quest'anno, chiudendo così un periodo di due anni (tutto il 2010 e il 2011) durante i quali la produzione non è stata in grado di soddisfare la domanda e si è dovuto ricorrere alle riserve dell'industria per mantenere un'apparenza di normalità. A prezzi molto alti, questo sì. La parte del leone nel chiudere questo buco l'ha fatta il grande aumento di produzione del OPEC (in gran parte dal progressivo ristabilimento della produzione libica), ma è anche significativa la crescita della produzione degli Stati Uniti. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno aumentato costantemente la loro produzione di petrolio (precisiamo, di tutti i liquidi di petrolio) e stanno già arrivando ai 10 milioni di barili al giorno, come mostrato nel grafico  che segue queste righe, preso dal post “Il mito secondo il quale gli Stati uniti saranno presto esportatori di petrolio” di Gail Tverberg, pubblicato sul suo blog Our Finite World (in inglese).

Immagine da http://ourfiniteworld.com


Sembra, pertanto, che effettivamente gli Stati uniti siano riusciti ad invertire una tendenza di decenni e stiano rimontando la caduta dal momento del loro picco del petrolio, avvenuto nel 1970. In realtà, la tendenza nelle produzione di petrolio greggio degli Stati Uniti non si è affatto invertita significativamente: quello che sta succedendo veramente è che la produzione di altri liquidi del petrolio sta aumentando molto: biocombustibili, petrolio di scisti (shale oil), liquidi del gas naturale... Tutti petroli sintetici, fabbricati con un enorme ingresso di energia ed altre materie (in genere acqua e gas naturale), con un potere energetico inferiore al petrolio greggio – tipicamente contengono circa il 70% di energia in volume, il che rende il conteggio attuale in milioni di barili molto confuso – e con EROEI molto bassi e che oscillano, a seconda del tipo di liquido, del petrolio e all'autore del calcolo, fra 1,5:1 e 5:1. Se si guarda anche nei dettagli il piccolo aumento di produzione del petrolio greggio, vediamo che esso proviene soprattutto, come osserva Gail Tverberg, dalla produzione di tight oil, petrolio intrappolato in rocce poco permeabili come gli scisti. Questo petrolio ha proprietà simili al petrolio greggio (contrariamente ai petroli di scisto, oil shale, che sono in realtà idrocarburi poco cotti e che poi devono essere lavorati per ottenere un succedaneo del petrolio per sintesi col gas naturale), e se ora si è potuto cominciare a sfruttare è per via dello sviluppo dello sfruttamento del petrolio da scisti, che si estrae col fracking delle lastre di scisto. L'uso di una tecnica tanto complessa ed aggressiva per estrarre una risorsa marginale fa sì che l'EROEI del tight oil sia a sua volta molto basso, in ogni caso inferiore a 5.


Abbiamo, quindi, che gli Stati Uniti stanno aumentando significativamente la loro produzione, ma lo stanno facendo con petroli a basso EROEI. Come sappiamo, esiste un valore minimo o soglia dell'EROEI medio delle fonti energetiche di una società strutturata che alcuni autori situano intorno a 10. Pertanto, si potrebbe dire che l'attuale aumento produttivo degli Stati uniti è un semplice miraggio e se si può mantenere è perché il petrolio greggio che importano ha un EROEI migliore e quindi in questo modo l'EROEI medio statunitense rimane superiore. Tuttavia, abbiamo già visto che il rendimento economico dipende dal rendimento energetico espresso con l'EROEI (salvo se ci sono sovvenzioni che diminuiscono i prezzi, come segnalava puntualmente Juan Carlos Barba ieri), cosicché tale aumento di produzione di petrolio a basso EROEI per l'autoconsumo dovrebbe essere nocivo per l'economia statunitense, visto che riducendosi il suo rendimento energetico si riduce anche quello economico. Ma questo non è assolutamente così: l'economia statunitense, nonostante non sia stata risanata, si mantiene in buona forma in questi primi vagiti della nuova recessione. Come si spiega questo paradosso?

Si spiega perché l'economia statunitense non è un sistema isolato, ma ha una forte interrelazione con il resto delle economie mondiali. Inoltre, gli Stati Uniti hanno una divisa forte, il dollaro, che è accettato in tutte le transazioni internazionali. Quindi, ciò che sta succedendo è che gli Stati Uniti stanno comprando all'estero i materiali che servono per lo sfruttamento interno (i tubi d'acciaio per i pozzi del fracking, i fertilizzanti per coltivare i propri campi, il petrolio greggio che importano...). Pagano tutti quei materiali in dollari, dei quali controllano l'emissione (sapete già che gli Stati uniti sono stati sottoposti a due turni di alleggerimento quantitativo - quantitative easing – il che in soldoni significa stampare banconote a bizzeffe per pagare i propri debiti).

Grazie alla conversione del costo energetico in costo monetario e al deprezzamento energetico reale della moneta, gli Stati Uniti sono in grado di sfruttare una risorsa locale di bassa qualità con un buon ritorno economico. Tuttavia, in termini energetici i conti non tornano. Gli Stati Uniti stanno importando energia contenuta nei materiali che gli vengono venduti da altri paesi ai quali danno un passivo di qualità bassa (JC Barba dixit), i dollari, cioé uno scambio asimmetrico nel quale l'energia rappresentata dalla loro moneta non equivale all'energia contenuta nei materiali importati. Insomma, questo tipo di transazione implica un pompaggio, da parte degli Stati Uniti, delle risorse energetiche del resto del mondo. Gli Stati Uniti possono sfruttare quelle risorse povere locali perché il resto del mondo li finanzia energeticamente.

Se si guarda su scala globale, questo comportamento degli Stati Uniti sta portando ad una diminuzione anticipata dell'energia netta, più rapida di quanto si potesse sperare. La soluzione non convenzionale degli Stati Uniti è buona per quel paese, ma nociva in termini globali. Lo spostamento di risorse per lo sfruttamento delle fonti locali statunitensi di bassa qualità sta facendo in modo, logicamente, che quell'energia non venga destinata allo sfruttamento di altre fonti di miglior rendimento e questo fa diminuire la disponibilità energetica del resto dei paesi. La situazione è simile a quelle di una mischia in mezzo al mare, dove uno si arrampica sull'altro per poter respirare meglio mentre il resto delle persone affoga.

I leader politici europei che guardano con invidia il nuovo paradigma energetico americano si sbagliano completamente nella loro analisi, se credono di poter esportare un tale modello in Europa. Al mondo pesa già mantenere il drenaggio energetico da parte delle risorse non convenzionali statunitensi, difficilmente potrebbe mantenere un altro giocatore allo stesso gioco. In realtà l'euro non è già più tanto forte quanto il dollaro. E in realtà noi ci troviamo nella parte bassa della mischia, forse subito sotto al piede americano, ma con le narici già al pelo dell'acqua. In realtà dovremmo capire che la strategia americana ci fa precipitare più rapidamente verso la scarsità energetica.

Quanto ancora durerà tutto questo? Tanto quanto il dollaro continuerà ad essere una divisa accettata a livello internazionale. Poco a poco i paesi esportatori si renderanno conto che il potere d'acquisto del dollaro fuori e dentro agli Stati Uniti non è lo stesso, che il dollaro costa troppo poco agli Stati Uniti. Forse tenteranno di usare i propri dollari per comprare massicciamente attività nel paese nordamericano, o forse diversificheranno il loro paniere di divise o, semplicemente, smetteranno di accettare dollari. In quel momento sopravverrà un cambiamento di paradigma, la vera rivoluzione che segnerà la fine dell'era presente.  Forse perdurerà altri cinque anni, forse dieci. Forse gli Stati Uniti, grazie a questa strategia, riusciranno rincuorarsi e a respirare confortevolmente durante questi anni di bonus, mentre il resto del mondo precipiterà lungo un declino dell'energia netta in modo più accelerato. Mentre la gran parte di noi affoga, ecco.

Saluti.
AMT



mercoledì 27 giugno 2012

Riprendiamoci la nostra terra

Da Cassandra's Legacy. Traduzione di Massimiliano Rupalti


Lorenza Zambon, attrice e giardiniera, ci racconta la storia di una coppia che ha deciso di demolire alcune loro proprietà e riportare l'area a suolo fertile. Pochi metri quadri guadagnati, circa un trilione ancora da recuperare.



Non è facile determinare l'area del mondo ricoperta da costruzioni umane, cioè da strade, case, parcheggi, edifici, centri commerciali e tutto il resto. Ma è stato fatto molto lavoro in tempi recenti e le stime cominciano a convergere su valori ragionevoli. I risultati per quanto riguarda la percentuale di area coperta con strutture permanenti variano da circa lo 0.5% (Schneider et al., 2009) a circa il 3% (Global Rural-Urban Mapping Project, 2004). Tradotto in aree, questi valori corrispondono ad un minimo di 700.000 chilometri quadrati e ad un massimo di circa tre milioni di chilometri quadrati. Per visualizzare queste aree, pensate che la prima corrisponde approssimativamente alla Francia (550.000 chilometri quadrati) e la seconda all'India (3,2 chilometri quadrati).

A parte quale dei due risultati dovremmo considerare come più affidabile, i dati mostrano chiaramente che gli edifici si trovano prevalentemente in aree fertili e pianeggianti. Lì, la percentuale coperta da strutture è molto più alta della media mondiale. Per esempio, i recenti dati per l'Europa indicano che, nel Gennaio 2012, gli Stati europei più urbanizzati sarebbero l'Olanda e il Belgio con, rispettivamente, il 13,2% ed il 9,8% della superficie. Come vedete sotto (da Schneider et al.), l'urbanizzazione in Europa è, in effetti, concentrata sulle pianure fertili. Apparentemente, ci siamo impegnati nell'impresa di distruggere la terra che supporta la nostra stessa esistenza fisica.



Non abbiamo dati che ci raccontino quanto velocemente questo pavimentare la terra sia avvenuto fino ad ora ma, se è proporzionale alla produzione di cemento, la crescita è stata spettacolare (dati del USGS).


E' impressionante il fatto che la curva non mostri segno di cedimento. Forse ci sarà un picco negli anni a venire, ma il cemento è una forma di “inquinamento persistente”. Ridurne la produzione – o persino fermarla completamente – non trasformerà la terra pavimentata in terra fertile. Ma noi non possiamo mangiare cemento. Potremo mai riavere la nostra terra?

Ripristinare la fertilità della terra coperta col cemento è un compito enorme, ma non impossibile. Per questo,  Lorenza Zambon, attrice e giardiniera, ci racconta la storia di una coppia di Torino che ha deciso di dare ai propri figli un fazzoletto di terreno fertile come regalo. Lo hanno ottenuto demolendo alcuni garage in cemento che avevano ereditato.  

E' stato un bel po' di lavoro; hanno dovuto tagliare il cemento e farlo a pezzi e portare via i calcinacci. Poi, per ristabilire la fertilità del suolo ci sono voluti camion e camion di terra, humus ed altro. La Zambon non ci dice quanto sia durata quest'impresa né quanto sia costata, ma è stata sicuramente lenta, difficile e costosa. E' stata anche un'idea sovversiva: nella visione generalmente accettata, pavimentare il terreno significa “svilupparlo” e significa fare soldi. Quindi, distruggere la proprietà per ristabilire il suolo fertile è qualcosa che nessuno sano di mente normalmente fa. 

Ma qualcuno lo ha fatto. Il risultato finale è stato un fazzoletto di suolo fertile dove crescono erba e fiori. Solo poche decine di metri quadri, non molto in confronto ai trilioni che rimangono da recuperare. Ma è un primo passo!

Questo post è stato ispirato da un discorso fatto da Lorenza Zambon a Firenze il 24 Marzo 2012. Se volete ascoltare Lorenza parlare su questo tema, potete trovare una delle sue presentazioni qui





lunedì 25 giugno 2012

L'esperimento di Filadelfia: la voglia matta di credere




La storia dell'"esperimento di Filadelfia" racconta come negli anni 1940 la marina americana aveva trovato il modo di teletrasportare intere navi a grandi distanze. E' difficile pensare a una bufala più assurda di questa ma ancora oggi c'è gente che ne parla e, probabilmente, c'è persino chi la da per vera. Se non altro, questo indica la voglia matta che c'è in giro di credere ai complotti; anche quelli più strampalati. Un caso per certi versi simile a quello dell'esperimento di Filadelfia si è verificato di recente nel dibattito sulla "fusione fredda"

Nel 1955, un appassionato di dischi volanti americano, Morris K. Jessup, ricevette una strana lettera da qualcuno che si firmava Carlos Allende. Nella lettera, si raccontava di un esperimento segreto eseguito dalla Marina Militare degli Stati Uniti nel 1943, sulla base di una teoria sviluppata da Albert Einstein e Nikola Tesla. Secondo Allende, era stato possibile teletraspore un intero cacciatorpediniere a parecchie miglia di distanza, per poi ritrasportarlo in porto.

E' una storia talmente assurda che non meriterebbe particolare attenzione se non fosse per la sua incredibile resistenza negli anni e per il fatto che se ne parla ancora oggi - certe volte come se fosse vero. Vale la pena allora di ragionarci un po' sopra.

Cominciamo dall'inizio: Jessup era un astronomo mancato che si dilettava di dischi volanti e che aveva scritto diversi libri sull'argomento. Sosteneva le solite strampalate teorie su Atlantide, Lemuria, Mu, e cose del genere. L'identità di "Carlos Allende" fu scoperta nel 1980: si chiamava in realtà Carl Allen ed era soltanto un tale un po' strampalato. Aveva letto alcuni dei libri di Jessup e aveva pensato di fargli uno scherzo inventandosi la storia del cacciatorpediniere teletrasportato. Jessup sembra averci creduto perché cercò di trovare altri dati e provò a scrivere dei libri sull'argomento. Non ebbe molto successo; cominciò a soffrire di depressione e finì per suicidarsi nel 1959.

Tutta qui la storia dell'esperimento di Filadelfia: uno scherzo giocato da un buontempone a un appassionato di dischi volanti, probabilmente più credulone della media. Però, rimane da capire che cos'è che ha fatto si che la storia sia ancora viva e vegeta oggi. Uno dei motivi potrebbe essere che quando si chiama in causa Nikola Tesla siamo già un bel passo avanti nel creare una leggenda. Ma non basta Tesla; quello che ha reso la storia veramente irresistibile è stata la tendenza umana a credere ai complotti dei poteri forti. Non c'è niente da fare, quando entra di mezzo questo fattore il successo della leggenda è assicurato. Il fatto stesso che la Marina Americana abbia negato tutta la storia (e, come è ovvio, non avrebbe potuto fare altrimenti) sembra essere per molti una prova irrefutabile che sta nascondendo qualcosa.

La voglia matta di credere ai complotti è un fattore che vediamo all'opera continuamente: cospirazione dei climatologi, scie chimiche, falsi allunaggi, energia gratis, terremoti artificiali e tantissime altre cose. Esiste, insomma, una diffusa tendenza a credere automaticamente a qualsiasi cosa, purché venga smentita dal governo o dalla scienza "ufficiale".

Questa tendenza l'abbiamo vista venir fuori anche di recente in una curiosa storia che ha coinvolto i sostenitori della cosiddetta "fusione fredda" e la loro forte tendenza al complottismo. La storia la riporta in dettaglio Sylvie Coyaud ("Ocasapiens") in un post dal titolo "Il passero uccellato". Tutto è partito da una discussione sui commenti del blog "scettico" di Camillo Franchini. A un certo punto, alcuni dei commentatori si sono messi a parlare di un complotto segreto che coinvolgeva la ricerca del bosone di Higgs al CERN. Si parlava di tentativi di nascondere i dati, di una rivolta (poi occultata) dei post-doc del CERN, del fallimento della scienza ufficiale. Insomma, cose che fanno felici i complottisti.

Era, ovviamente, tutto uno scherzo come sarebbe dovuto essere ovvio per chiunque; se non altro perché se c'è veramente un complotto segretissimo da qualche parte è difficile pensare che se ne discuta apertamente nei commenti di un blog pubblico. Tuttavia, il dialogo sul blog di Franchini è stato preso seriamente e riprodotto per intero sul blog pro-fusione fredda "22passi" di Daniele Passerini. Dai commenti, appare chiaro che sia Passerini come alcuni dei frequentatori del blog avevano creduto che fosse tutto vero. Gli era parso veramente che quello che avevano letto sul presunto complotto del CERN per nascondere i dati era un indicazione del fallimento della scienza "ufficiale" e una conferma dell'esistenza della fusione fredda.

E' curioso pensare di come è simile questo caso a quello dell'esperimento di Filadelfia: in entrambe i casi abbiamo uno scherzo giocato a qualcuno più credulone della media che ci è cascato in pieno. Tuttavia, a differenza del caso di Filadelfia, i buontemponi del blog di Franchini hanno rivelato quasi subito lo scherzo mettendosi a parlare di assurdità lampanti, come quella di aggiustare gli algoritmi invertendo l’input con l’output  ma che non lo si poteva fare perché i sistemisti del CERN sono troppo ciccioni per infilarsi in certi buchi strettissimi. Alla fine, c'era un tale accumulo di assurdità nei commenti che era veramente impossibile non accorgersene e anche sul blog "22passi" se ne sono accorti. Così, la leggenda del "complotto del CERN" non si è diffusa (perlomeno per ora).

Alla fine dei conti, non c'era gran bisogno di dimostrare che i credenti nella fusione fredda sono più sensibili al complottismo della media. La loro voglia matta di credere appare evidentissima da quello che scrivono proprio sulla fusione fredda. Ma non sono i soli a soffrire di questo problema. L'Internet è una terra di leggende e tutti abbiamo voglia di credere in qualcosa. Bisogna starci molto attenti: le leggende sono belle e affascinanti, ma ricordiamoci che esiste anche un mondo reale. Nel mondo reale non si teletrasportano navi,  non si produce energia nucleare in uno scaldabagno e non si spaccano i nuclei atomici a martellate.





sabato 23 giugno 2012

Incendi in Siberia


Immagine dalla NASA - 198 incendi in corso su un totale di quasi 10.000 ettari. Stato di emergenza in alcune regioni della Siberia. La situazione sembra  più grave anche di quella del 2010, fino ad oggi il peggiore della storia in termini di incendi.




giovedì 21 giugno 2012

Entropia

Da The Oil Crash. Traduzione di Massimiliano Rupalti


Immagine  da http://somethingsurprising.blogspot.com


Di Antonio Turiel


Cari lettori,

passo con una certa frequenza di fianco ad una scuola, a due passi da casa mia. Siccome sono curioso di natura, ho cominciato ad osservare alcune cose di questo centro pubblico di sapere elementare. Più nello specifico, le sue recinzioni esterne. La scuola ha un muro esterno alto un metro e mezzo, più o meno, e sopra di questo una recinzione metallica. Non so quanti anni abbia la scuola, ma dal suo aspetto direi che abbia qualche decina di anni. Sicuramente è della seconda metà del secolo scorso. Il fatto è che il passare del tempo ha già lasciato alcuni segni sul muro esterno, come si vede nella foto seguente:




A parte i graffiti che abbruttiscono un po' il muro, si vede che uno dei mattoni è leggermente rotto. Un colpo un po' più forte del solito, forse una pallonata su un punto del mattone che era più fragile, forse una manovra errata di un furgone delle consegne... un fatto fortuito ed estemporaneo. Un po' più avanti si percepisce un altro problema che ha l'aspetto di essere molto più strutturale:



La recinzione metallica è deformata, forse per l'azione del vento (che soffia molto forte a volte in queste regioni) o per i cicli di dilatazione termica. Qualsiasi sia la ragione, hanno dovuto saldarci una barra orizzontale (quella di colore verde, quella bianca che si intravede dietro è la traversa di una porta da calcio) che è presente solo in questa parte della recinzione. Il problema che è intervenuto qui è sufficientemente persistente da aver imposto di adottare una azione per mantenere l'integrità strutturale della recinzione, anche se tale azione non è esente da problemi propri.
In un'altra parte del muro il problema è un altro: la concorrenza di altri esseri viventi (licheni e muschi) che minano a poco a poco l'integrità dei mattoni:



Si vede che il muschio, che cresce vigoroso sulle giunture dei mattoni, li sta a poco a poco separando e allargando le crepe nelle quali si infiltra l'acqua; in pochi secoli l'azione della vita determinerà la morte o la distruzione del muro. Naturalmente, gli esseri umani non se ne stanno a braccia incrociate e in alcuni punti hanno pulito i mattoni dai licheni a dal muschio o, per riparare altri danni, hanno messo mattoni nuovi che non sono ancora stati coperti:



Tutti questi esempi quotidiani banali, esemplificano la prominenza e la realtà di un concetto basilare in Termodinamica e molto raramente compreso: l'entropia.

Anche se nei forum di Internet c'è una certa tendenza, soprattutto in quelli abbonati alle diverse teorie della cospirazione, a parlare dell'entropia con un certo lassismo di linguaggio, il concetto di entropia è perfettamente definito dal punto di vista matematico. 

Secondo la Termodinamica Classica, l'entropia è una funzione di stato che caratterizza la frazione di energia di un sistema che non potrà mai essere convertita in lavoro utile. Che si tratti di una funzione di stato significa che questa grandezza ha sempre lo stesso valore per un dato sistema o stato, non importa come ci si sia arrivati (per contrapposizione, il lavoro ed il calore sono variabili di processo, che sono definite solo in un processo di passaggio da una stato all'altro e dipendono da come si verifica concretamente questo processo). Questa definizione classica dell'entropia anche se permette di calcolarla, è poco intuitiva, in definitiva, e per questo si è soliti menzionare di più l'interpretazione che ci ha offerto la Meccanica Statistica. Applicando la Teoria Ergodica e vari concetti semplici, si può dimostrare che il concetto classico di entropia coincide con il valore atteso dal logaritmo della funzione di partizione che descrive il sistema. Questa frase è complicata e astrusa, ma quello che vuol dire intuitivamente è facile da capire: l'entropia misura lo stato di disordine di un sistema. Più un sistema è ordinato, meno è probabile che questo sistema fisico si trovi esattamente nello stato nel quale si trova, minore è la sua entropia, al contrario, quanto più un sistema è ambiguo e disordinato, come rivela lo stato macroscopico, più è probabile che la sua entropia sarà maggiore.  

Cosa significano queste idee di ordine e probabilità? Cose che, in realtà, sono intuitive, che sperimentiamo giorno dopo giorno e che si possono riassumere in una frase comune: le cose si guastano con l'uso e tutto tende a scomporsi. A decomporsi, insomma. I movimenti sono imperfetti, le cose non sono a riposo assoluto, così a poco a poco il pezzi si staccano, si distanziano e si rompono. Anche con un meccanismo perfetto, il semplice fatto che si trovi a temperatura ambiente fa sì che ci sia una certa imprecisione, una certa imperfezione, un certo movimento anarchico e destrutturato: quello delle molecole che formano gli oggetti. 

Un pagliaio perfettamente accatastato in mezzo all'aia è qualcosa di improbabile: normalmente lo troviamo lì perché un contadino lo ha accatastato così, ma non come risultato di una forza naturale. Se quell'agricoltore abbandona il pagliaio a se stesso, il vento, la pioggia, gli animali che passano, la crescente instabilità del pagliaio.... faranno sì che questo si sfaldi e nel giro di poche settimane si ritroverà disperso entro un certo raggio intorno alla sua posizione originaria. Se aspettiamo mesi invece che settimane, quello che troveremo saranno vaghi segni di quanto c'è stato in quel luogo. Tale dispersione è frutto della statistica, di tantissimi piccoli movimenti aleatori senza una direzione precisa. Questi movimenti aleatori tendono a portare la paglia ad uno stato nel quale gli steli sono disseminati in modo più o meno uniforme per terra. Una tale configurazione è indistinguibile da un'altra in cui lo stelo A sostituisce lo stelo B e B sostituisce A, o se metto uno stelo un po' più lontano o più vicino. Tuttavia, nel pagliaio la libertà di disposizione di ogni stelo è più ristretta, perché alla fine si deve formare una pila. Lo stato è meno aleatorio, più prefissato, più determinato e per questo più improbabile. Cioè, di entropia più bassa. 

Ciò che ho appena illustrato con l'esempio del pagliaio è chiamato Secondo Principio della Termodinamica, uno dei pilastri della Fisica moderna. Questo principio si può formulare in vari modi equivalenti, ma uno dei più pratici per questa discussione è il seguente: in qualsiasi processo che si verifichi in un sistema isolato, l'entropia non può diminuire. Se attuiamo il processo in modo estremamente cauto, facendo attenzione a non colpire quel mattone che si può rompere, a non permettere che gli organismi minino la stabilità dei pezzi, a muovere con precisione ogni parte del sistema, ecc... saremo in grado di evitare l'aumento del disordine. Questo in pratica è impossibile e di fatto ce lo dice il Terzo Principio della Termodinamica: solo a temperatura uguale a zero assoluto (-273,13°C) si può tenere l'entropia sotto controllo. La temperatura non è altro che una misura dell'energia cinetica molecolare e solo alla temperatura dello zero assoluto le molecole stanno ferme; a qualsiasi altra temperatura c'è sempre questo movimento molecolare che va lentamente allentando il tuo sistema, che distrugge lentamente la struttura che tanto ordinatamente avevi costruito.

Il Secondo Principio ha anche altre implicazioni importanti. Una conseguenza dell'inevitabile crescita dell'entropia quando si verifica un processo in condizioni reali (a temperatura diversa dallo zero assoluto, precisione limitata nei movimenti, ecc.) è che lo sfruttamento di una fonte energetica per ottenere un lavoro utile non potrà mai essere del 100%. E per quanto attuiamo il processo, avremo sempre una certa anarchia, una certa aleatorietà nel movimento su scala molecolare. Pertanto, nell'usare la nostra fonte di energia dovremo pagare un pedaggio e una parte dell'energia della fonte si perderà, si dissiperà, come direbbero i fisici. Attenzione: ricordate che secondo il Primo Principio della Termodinamica l'energia totale di un sistema isolato non cambia mai, trasformiamo solo un tipo di energia in un'altra. Ed è così: quando si dissipa parte dell'energia che vorremmo convertire in lavoro (il movimento di un pistone, per esempio) si perde per esempio riscaldando il pistone (cioè, aumentando l'energia cinetica delle molecole che lo compongono). Di fatto, la modalità più comune di dissipazione è quella termica, quella dell'aumento di temperatura del corpo su cui si effettua il lavoro. La cosa è semplice: se quando usate una determinata fonte di energia per azionare un motore vedete che il motore si riscalda in qualche sua parte (il che è inevitabile per la frizione), non abbiate dubbi: lì se ne è andata parte dell'energia che c'era nella vostra fonte, lì è la vostra perdita di rendimento. Naturalmente la dissipazione si può produrre e si produce in altri modi: attraverso le onde sonore, flash luminosi, ecc. Quello che accade è che, in ultima istanza, le forme di dissipazione convergono in una sola, cioè la dissipazione termica: le onde sonore si degradano fino alla scala molecolare, la luce assorbita dai corpi vieni riemessa ogni volta a frequenza più bassa fino ad arrivare all'equilibrio termico, ecc. Infine tutto finisce per tradursi in un aumento della temperatura, che, se si analizza con cura, mostra in un altro modo l'assoluta impossibilità della crescita illimitata, come mostra in modo brillante un recente post di Tom Murphy.

Il fatto che in un qualsiasi processo l'entropia del sistema globale aumenti sempre fa della Termodinamica una disciplina singolare in Fisica. E' che le equazioni del movimento che descrivono gli altri rami della Fisica sono reversibili nel tempo (ora non ci occupiamo del problema della misura in Meccanica Quantistica), ma la Termodinamica è capace di portarci in una determinata direzione nel tempo, una freccia del tempo. Il tempo avanza in direzione in cui cresce l'entropia, possiamo distinguere passato e futuro semplicemente perché qualsiasi tempo passato è stato migliore (o almeno, meno entropico). Cioè, siccome sappiamo che le cose tendono a disordinarsi, a rompersi, data una raccolta di fotografie possiamo sapere qual è il suo ordine temporale, che sarà sempre dal più ordinato al più degradato. Riassumendo, tutto va sempre per il peggio, come già sappiamo. 

C'è, tuttavia, una curiosa eccezione a questa regola generale: gli esseri viventi. Ogni essere vivente riesce, in un periodo limitato di tempo – la sua vita – non solo a non aumentare la sua entropia, ma di fatto a diminuirla, trasformandosi durante la crescita in un essere sempre più strutturato, più ordinato, più improbabile se dovesse essere frutto delle forze aleatorie che operano nel mondo fisico. Gli esseri viventi riescono in tale prodezza perché non sono sistemi isolati e quello che fanno in realtà e diminuire la propria entropia a discapito di quella del proprio ambiente. Per esempio, un animale ingerisce alimenti perfettamente strutturati (vegetali, carne di altri animali) ed espelle detriti molto più disorganizzati. In ultima istanza, sono le piante e le alghe verdi quelle che riescono nel portento sul quale si basa la vita della gran parte degli esseri viventi, e lo fanno sulla base del fatto che captano la radiazione più energetica del Sole e aumentano la propria entropia riemmettendola a frequenze più basse, in un processo di bassa efficienza, ma dobbiamo pensare che la radiazione solare ha un'entropia alta ed è praticamente un miracolo che le piante verdi riescano con questo a sostenere tutta la biosfera planetaria. Eppure, questo “miracolo” dura per un tempo limitato: nonostante la fantasia dei processi scatenati dagli esseri viventi, essi non possono evitare che si vada accumulando una certa entropia al loro interno (radicali liberi, accorciamento dei telomeri...). Di fatto, la vecchiaia è un processo di accumulo di entropia fino al punto che arriva a livelli incompatibili col mantenimento di un organismo strutturato, e l'essere vivente muore. La strategia degli esseri viventi per continuare la loro lotta è la riproduzione, una specie di capsula di salvataggio minimale: riduce l'entropia ad un piccolo gruppo di cellule, lo zigote, basato sul suo stesso assorbimento, e lancia questa capsula di salvataggio nel mondo perché abbia una nuova vita dopo la morte del suo progenitore. In realtà, l'aumento inesorabile dell'entropia non porta soltanto alla necessaria morte di ogni essere vivente, ma in ultima istanza dell'intero Universo: la morte termica dell'Universo. La sfera dell'entropia, quindi, è la sfera della morte. 

Pertanto, cos'è l'entropia? L'entropia è il pozzo del disordine nel quale stiamo inesorabilmente sprofondando mentre stiamo trasformando l'Universo. Per fortuna abbiamo le stelle e, in ultima istanza, il Big Crunch – poiché questo è il destino dell'Universo – per fare un reset e distruggere tutta l'entropia che si è generata. Ma questo è un argomento che esula dall'ambito di questo blog.   

Ma per gli effetti che interessano a voi lettori di questo blog, il fatto di vivere in un mondo reale e non in uno ideale, fa sì che inevitabilmente i corpi siano a una certa temperatura, con un certo disordine, e lo sfruttamento dell'energia non possa essere mai ottimale, ma apprezzabilmente inferiore. Cosicché, quando verrà il nuovo venditore di chimere ad offrirvi un processo col rendimento del 100%, sapete già di non dovervi fidare. 

Saluti.
AMT



martedì 19 giugno 2012

Il mattone non tradisce mai (il picco degli immobili)



Il mattone non tradisce mai, ma è proprio vero? Andiamoci a vedere i dati sui prezzi delle case, al netto dell'inflazione, che sono disponibili sul sito "scenari-immobiliari". Qui sopra li vedete in una forma grafica.

Dei prezzi delle case, tutti notano i cicli periodici. E' vero; esistono cicli con un periodo di circa 5-10 anni. Quindi, tutti si aspettano che anche quando il mercato crolla sia solo il risultato di un'oscillazione temporanea. Il mattone non tradisce mai, appunto.

Però, mi sono anche divertito a fare un fit dei dati con una semplice funzione gaussiana. Anche questo risultato lo vedete nel grafico. La gaussiana potrebbe indicare un ciclo molto più lungo, sovrapposto ai cicli di mercato, un ciclo che potrebbe stare seguendo l'andamento del ciclo del petrolio che ha una periodicità simile. In fondo, c'è una somiglianza fra petrolio e spazio disponibile per gli immobili: entrambi sono risorse limitate.

Questo vuol dire che siamo arrivati al picco degli immobili? Ho un po' l'impressione che sia così, ma lascio a voi giudicare.



lunedì 18 giugno 2012

Rendere Internet sicuro per l'Anarchia

Da Club Orlov. Traduzione di Massimiliano Rupalti



Di Dmitri Orlov

Supponiamo di voler raggiungere qualche effetto politico significativo, diciamo prevenire o fermare una guerra ingiusta. Potremmo organizzare dimostrazioni enormi con centinaia di migliaia di persone che scendono in strada, urlano slogan ed agitano striscioni contro la guerra. Potremmo scrivere editoriali duri sui giornali e sui blog denunciando la falsità del casus belli. Potremmo scrivere, telefonare e mandare email ai nostri rappresentanti eletti e non eletti, chiedendo loro di mettere un freno a ciò e loro risponderebbero che naturalmente ci proveranno... a proposito, potreste dare un contributo alla campagna? Potremmo anche arrabbiarci, dare fuori di brutto, fare schiuma e perdere il sonno e l'appetito a causa della cose che il nostro paese sta per fare o sta già facendo. Ciò fermerebbe la guerra? Ahimè, no. Quanta gente ha protestato per la guerra in Iraq? E cosa abbiamo ottenuto? Esattamente niente. 

Vedete, lo slogan “dì la verità al potere” ha dei limiti. Il problema di questi slogan è che ignora il fatto che il potere non ascolterà e il fatto che la gente già sa la verità e ci scherza anche sopra. Coloro che hanno il potere potrebbero sembrare persuasi o dissuasi ma solo se questo va a loro vantaggio o cose simili. A volte potranno scegliere anche di co-optare, e quindi tranquillamente sovvertire, i movimenti popolari, in modo da legittimare sé stessi agli occhi di coloro che altrimenti vi si opporrebbero. Ma, in generale, essi non possono essere dissuasi dal perseguire un corso che vedono come vantaggioso secondo le mera retorica di quelli che stanno fuori dai ranghi. Qualche regime più debole può essere sensibile all'imbarazzo, se le critiche sono portate da individui di alto profilo e/o in posizioni di autorità riconosciuta a livello internazionale, ma queste stesse critiche si ritorcono contro chi le invia quando indirizzate ai regimi più forti, perché questi fanno in modo che chi li critica appaia ridicolo e impegnato in qualcosa di futile.

Usare la retorica per spostare chi ha il potere dalle proprie posizioni è come provare a vincere a scacchi convincendo il tuo avversario a sacrificare i suoi pezzi perché è una cosa ragionevole, giusta e onesta. Come a scacchi, la vittoria si ottiene muovendo in modo da ridurre le opzioni del tuo avversario. E, come a scacchi, la strategia vincente viene neutralizzata se il tuo avversario la conosce in anticipo. Così, cercare di aprire un dialogo con il proprio avversario è un modo sicuro di indebolire la propria posizione scoprendo i propri piani. 

Nel confrontarsi col potere, la necessità di segretezza è rafforzata dal fatto che, a differenza degli scacchi che sono un gioco aperto, il gioco di spostare chi ha il potere dalle proprie posizioni viene meglio a carte coperte; è vantaggioso fare in modo che gli eventi che cambiano il gioco appaiano come accidentali o coincidenze; spontanei piuttosto che organizzati e difficili da attribuire a qualcuno. Siccome un capro espiatorio si trova sempre e comunque, è un vantaggio se non c'è nessuna organizzazione identificabile con la quale possano essere associati. Dove è richiesta un'organizzazione, è meglio che sia di natura transitoria, fluida e anarchica e che appaia come inutilmente impegnata in qualche attività innocua. Nel gergo della CIA, dovrebbe sempre mantenere un negabilità plausibile.

Una tale strategia potrebbe essere concepibile soltanto se tutta la cosa stesse al di fuori di Internet. Nelle epoche precedenti con meno networking, il lavoro della polizia segreta era impegnativo e faticoso, ma Internet ha cambiato tutto. Ogni cosa che dici su Internet, che sia una e-mail privata, un documento non pubblicato o postato su un blog, ora può essere usato come prova contro di te, o contro chiunque altro.

Nella vecchia URRS, per spiare le nostre conversazioni, il KGB doveva venire e installare una cimice nel nostro appartamento. Era già un certo lavoro in sé. Un agente veniva assegnato a seguire ogni membro della tua famiglia per trovare un momento in cui nessuno fosse a casa. Un altro agente poi doveva fare il palo, mentre un'altra coppia di agenti avrebbe forzato un lucchetto, spostato un mobile, tagliato di netto una parte di carta da parati, fatto un buco, installato la cimice, incollato e ritoccato la carta da parati così da sembrare intonsa e rimesso a posto il mobile. Poi le conversazioni captate con questa cimice dovevano essere registrate e qualcuno doveva stare lì a cambiare la voluminosa bobina di nastro magnetico. Infine, qualcuno doveva ascoltare tutti i nastri, in attesa di frammenti di conversazione che sembrassero sediziosi. Spesso, l'intera missione di intercettazione falliva a causa di qualche banale svista, come una serratura con un giro di troppo o un mozzicone di sigaretta della marca sbagliata lasciato nel posacenere, perché avrebbe avuto come conseguenza il fatto che la vittima diventasse improvvisamente cauta, alzando la radio o la televisione quando discuteva qualcosa di importante. Anche se qualcosa di vagamente sedizioso poteva essere riconosciuto, a volte accadeva che alla persona incaricata di ascoltare, la vittima risultasse simpatica, in una specie di Sindrome di Stoccolma rovesciata, perché il dissidente che stava spiando si rivelava franco, onorevole piacevole – a differenza del suo detestabile superiore. Se veniva trovato, il contenuto sedizioso doveva essere laboriosamente trascritto.

Se diventava necessario tracciare tutte le connessioni sociali della vittima, il processo era nuovamente laborioso. Le trascrizioni delle conversazioni telefoniche e dei nastri di sorveglianza dovevano essere correlate a fotografie delle persone che andavano e venivano dall'appartamento o viste parlare con la vittima. A volte le lettere venivano aperte col vapore e lette per determinare la natura della relazione. Se venivano trovati documenti sediziosi, che normalmente venivano battuti a macchina, veniva fatto un tentativo per determinare la loro origine sulla base della proprietà della macchina, che poteva identificata paragonando minime imperfezioni nei caratteri e piccole deviazioni nel loro allineamento di fronte ad una biblioteca di campioni battuti a macchina e conservati in archivio. Facevano eccezione i documenti che spesso venivano battuti attraverso cinque fogli di carta carbone, il che rendeva i caratteri talmente sfocati da rendere tale identificazione impossibile. 

Paragonate questa con la situazione negli Stati Uniti oggi, dove la CIA / FBI / NSA / Homeland Security sono abbastanza lontane dal formare un apparato di sicurezza gigante che sovrasti il pittoresco KGB sia in intrusività sia in portata, ma probabilmente non in efficacia, anche se la moderna tecnologia rende il loro lavoro banale al punto che gran parte di esso può essere automatizzato. C'era la protezione della privacy scritta nelle leggi statunitensi, ma è in via di sparizione, risultato della nuova legislazione, come il disegno di legge CISPA, che sta facendo il suo iter al Congresso in questi giorni. Ma che ci sia o meno un'abolizione per legge che fa pulizia del diritto alla privacy, la tua privacy online è già andata. Da quando il governo ti può detenere indefinitamente senza mai accusarti, esibire prove o condannarti ed ha pieno accesso ai tuoi dati digitali, le sottigliezze legali fanno poca differenza. E nemmeno importa più se sei o no cittadino statunitense: il firewall fra CIA (che si presume spii solo stranieri) ed FBI è scomparso dopo l'11 settembre e anche se la sua pratica viola diversi atti del Congresso, sarebbe sciocco aspettarsi che qualcuno faccia qualcosa per questo. 

La gente ora tende a comunicare a voce via cellulare, con messaggini, email, post su Facebook e tweet, che sono tutti dati digitali e che vengono tutti salvati. Le relazioni fra le persone possono essere determinate guardando il loro profilo Facebook, i loro contatti email e quelli di telefonia cellulare. Se il tuo cellulare è abilitato al GPS, la tua posizione può essere tracciata in modo molto preciso. Se non è così, la tua posizione può essere ugualmente determinata in modo abbastanza accurato e tracciata una volta che il tuo cellulare si connette ai diversi ripetitori. Tutte queste informazioni possono essere continuamente monitorate e analizzate senza alcun intervento umano, alzando bandiere rosse ogni qual volta cominci ad emergere uno schema minaccioso. Non siamo proprio a questo ma, ad un certo punto, qualcuno potrebbe accidentalmente essere fatto a pezzi da un drone mentre, digitando un testo col T9 intuitivo ad autocompletamento, sbaglia, attivando una parola chiave particolarmente letale.   

Molti scambi commerciali oggi avvengono online, mentre la maggior parte dei punti al dettaglio dei sistemi di vendita sono computerizzati e gran parte della gente usa carte di credito/debito piuttosto che il contante e spesso usa “carte a premi” anche quando paga in contanti. Così, tutto ciò che compri può essere riportato a te ed i tuoi schemi di acquisto possono essere analizzati per determinare cose tipo se sei incinta o no. In un recente scandalo, la catena Target ha commesso il passo falso di offrire sconti sui prodotti per bambini a donne che non sapevano ancora di essere incinte, basandosi sui loro acquisti recenti di cose come crema per il viso inodore, reggiseni di grande misura e vari oggetti morbidi o di peluche. 

Grazie al potere di calcolo grandemente aumentato, l'enfasi si sta spostando dal rinforzare la legge al contrassegnare come aberrante ogni tipo di comportamento che il sistema non capisce. Cioè, non cerca violazioni di leggi specifiche, ma schemi inusuali. Un tale schema potrebbe essere un vostro tentativo e di altri di oscurarvi elettronicamente per un po'. Supponiamo che stiate camminando in un parco e, prima di arrivarci, spegniate il vostro cellulare. E supponiamo che diverse altre persone vadano allo stesso parco alla stessa ora e che anche loro spengano il proprio cellulare prima di arrivarci. E supponiamo che nessuno di voi abbia mandato messaggi o abbia chiamato in anticipo. Bene, questa è una ovvia indicazione di una cospirazione! I video delle telecamere di sorveglianza installate nel parco verranno scaricati, verranno passati su programmi di riconoscimento facciale e le facce fatte coincidere con i cellulari che sono stati spenti. Ora siete tutti connessi e contrassegnati per aver tentato di eludere la sorveglianza. Se questo comportamento aberrante venisse tenuto durante un qualche periodo futuro di emergenza nazionale (in opposizione alla normale guerra al terrorismo) aerei-drone potrebbero essere inviati per ammazzarvi. Tutto questo potrebbe avvenire senza alcuno intervento umano, sotto il controllo completamente automatizzato di un sistema di neutralizzazione delle minacce. E' po' Catch 22: stai fuori da Internet e sei sicuro di essere socialmente isolato nell'organizzare qualsiasi cosa; entra in Internet e sei immediatamente esposto; fai poco di entrambi e improvvisamente diventi molto sospetto ed attrai ulteriori analisi. 

Se sei un po' più esperto, potresti essere in grado di trovare modi per usare Internet in modo anonimo. Compri un laptop in contanti e non lo registri, cosicché gli indirizzi MAC non possano essere ricondotti a te. Ti connetti da Internet Café che hanno libero accesso ad Internet o pirati connessioni wi-fi libere da qualche parte. Ti connetti a siti Web al di fuori della giurisdizione americana via SSL (protocollo HTTPS) o usi servizi criptati come Skype. Inoltre cerchi di rendere anonimo il tuo accesso usando Tor. Pensi di essere al sicuro. Ma aspetta! Stai usando sistemi operativi commerciali, come Windows o MacOS? Se sì, c'è una porta di servizio aggiunta dal costruttore su richiesta del governo americano. La porta di servizio permette a qualcuno (non necessariamente il governo, ma chiunque ne sia a conoscenza) di installare un “registratore di battute sulla tastiera” che cattura tutte le cose che scrivi e periodicamente le invia a qualche server per l'analisi. Ora tutte le tue comunicazioni e le combinazioni username/password sono a conoscenza di una terza parte. 

Supponiamo che tu sappia delle porte di servizio dei sistemi operativi commerciali e tu metta insieme il tuo proprio sistema operativo (un po' di Linux un po' di BSD) dal codice di sorgente. Lo fai girare in modo ultra sicuro e monitorizzi nervosamente tutte le connessioni in entrata ed in uscita in cerca di qualsiasi cosa non debba essere lì. Cripti il tuo hard rive. Non salvi nessuna informazione sui contatti, password o, per quello che conta, nient'altro sul tuo laptop. Fai andare il browser in modalità “privata” in modo che non conservi una cronologia. Sembri molto sicuro sotto il tuo sottile cappello. Non sei solo un membro di Anonimo, tu sei Anonimo! Ma ti rendi conto di quanto ciò ti renda sospetto? Lo sguardo emaciato di chi deve memorizzare tutti quegli URL e password, gli occhi spiritati... Qualcuno ti trascinerà per metterti in discussione solo per il gusto di farlo. A quel punto tu rappresenti una sfida per il gruppo di sorveglianza: un obiettivo difficile, qualcuno che possono utilizzare per affinare le loro capacità. Non è una buona posizione in cui trovarsi. 

L'anonimato di Internet non ha un gran futuro. E' già del tutto inesistente in Cina. Atterri a Pechino ed hai bisogno di un cellulare. Per comprare una SIM card per il tuo cellulare hai bisogno di mostrare il passaporto. Ora la tua SIM card è collegata al tuo numero di passaporto. Vai in un Internet Cafè. Lì Internet ha l'accesso libero, ma per connetterti hai bisogno di una password che viene spedita al tuo cellulare via SMS. Ora il tuo numero di passaporto è collegato a qualsiasi cosa fai mentre sei su Internet. Puoi rimanere anonimo? Non troppo, mi vien da pensare. 

Ma anche se potessi rimanere anonimo, sei ancora abbastanza ribelle da sfidare lo status quo con azioni coperte rischiose ma efficaci? La mia supposizione è che tu sia da adesso molto docile grazie, ancora, ad Internet. Hai la tua musica ed i tuoi libri preferiti  in quel mondo virtuale, i tuoi giochi online, i tuoi amici di Facebook e non puoi immaginare la vita senza di loro. Per molta gente, Internet è anche il modo per fare sesso, sia in modo voyeristico, attraverso il porno, sia trovando persone con cui fare sesso. Ed ho notato che gli uomini, anche se normalmente ribelli, diventano molto docili se pensano di poter riuscire a fare sesso (le donne tendono ad essere più docili degli uomini in ogni caso). Complessivamente, sembra esserci un effetto di addomesticamento associato all'accesso a  Internet. La gente potrebbe provare ancora rabbia, ma la sfoga facendo commenti sgradevoli sui blog o impegnandosi in guerre infuocate sui newsgroup. 

Dovrebbe esistere anche una cosa come l'attivismo su Internet, ma un termine migliore per questo è “perditempismo” (Slacktivism), un termine usato da  Evgeny Morozov nel suo libro "L'illusione della rete", che vale la pena di sfogliare. E' un attivista bielorusso il cui lavoro è finanziato dalla Open Society Foundation di George Soros, che trovo raccapricciante, in più egli passa un sacco di tempo tentando di dare consulenze politiche al governo degli Stati Uniti in modo da promuovere la democrazia all'estero – una cosa che puzza di bruciato, per quanto mi riguarda, chi va con lo zoppo impara a zoppicare... e così via. Elenca molte situazioni tipo SNAFU (Situation Normal, All Fucked Up, Niente di Nuovo, Tutto a Puttane), tipo quella che il Dipartimento di Stato spende soldi per formare i blogger iraniani ad usare dei software che sono stati sottoposti a embargo dal Dipartimento del Tesoro. Ma il punto che solleva circa l'attivismo su Internet è importante: è troppo facile, a rischio troppo basso (anche se ti capita di essere in Iran, in Siria o in Bielorussia) e, in generale, futile. Se dovesse arrivare al punto di costituire una minaccia allo status quo, verrà facilmente neutralizzato da governi autoritari, multinazionali occidentali o una combinazione dei due. I più grandi censori del mondo non sono Cina e Russia, dice Morozov, sono la Apple Computer e Facebook. In tutto, l'attivismo su Internet è una forte perdita di tempo, un vantaggio per i regimi repressivi ed autoritari, un pozzo nero per i neofiti stranieri di Internet e un'illusione per gli attivisti e i politici occidentali. 

L'idea di raggiungere qualche effetto politico significativo è ancora interessante? Che ne direste se vi dicessi che potreste ottenere gli stessi effetti solo con un po' di pazienza, sedendo come un Buddha con le braccia incrociate e con un sorriso beato sulla faccia? L'idea non è troppo esagerata. 

Vedete, Internet è un sistema molto resiliente, progettato per lasciar fluire i pacchetti oltre ogni ostruzione. E', in un certo senso, auto regolante ed auto guarente. Ma dipende da un altro sistema che non è affatto resiliente: la rete elettrica. Negli Stati Uniti, la rete è un vecchio sistema cigolante che comincia a mostrare un tasso di guasti in aumento esponenziale. E' sensibile al fenomeno dei guasti a cascata, in cui piccoli guasti vengono amplificati attraverso il sistema. Siccome i soldi necessari per aggiornare il sistema non ci sono più, i blackout continueranno a proliferare. Se la rete crolla, si perderà l'accesso a Internet. L'accesso ai telefoni cellulari è più probabile che rimanga, ma senza la rete la maggior parte della gente non sarà più in grado di ricaricare il propri cellulari. La tecnologia dell'informazione può sembrare scintillante e nuova, ma rimane il fatto che Internet è alimentato per circa il 40% dal carbone e per circa il 20% dal nucleare.

Oltre ai problemi puramente tecnici con la rete elettrica, c'è anche un problema nel trovare abbastanza energia per alimentarla. Circa metà dell'elettricità viene dal carbone che è di qualità sempre minore. I volumi di carbone stanno rimanendo più o meno costanti, ma la densità energetica del carbone sta diminuendo nel tempo. L'antracite che ha reso possibile l'età del vapore è ormai andata. La lignite e il carbone marrone che l'hanno rimpiazzata sono più vicini alla sporcizia che al carbone. A un certo punto diventerà un spreco netto di energia estrarli e trasportarli ad un impianto. La qualità inferiore del carbone sta già causando grandi blocchi di clinker che si accumulano nelle fornaci degli impianti, causando lunghi tempi di inattività e milioni in danni. Come per le altre fonti di elettricità, i vecchi impianti nucleari - molti sono giunti a fine ciclo e già insicuri - sono una storia per un altro articolo. Stessa cosa per il miraggio dell'indipendenza energetica da raggiungere col “fracking” per il gas di scisti ed altri sporchi trucchi inefficaci. Andando avanti, la quantità di tempo in cui la rete elettrica è disponibile in ogni dato luogo diminuirà e con lei la quantità di accessi ad Internet.

Se la rete va giù, ci sarà un grande disordine economico, il che è a sua volta materiale per un altro articolo. Ma, nei termini del sistema di sorveglianza, due effetti sono virtualmente garantiti. Primo, la gente tornerà ad essere molta cara da tracciare e monitorare, come ai vecchi tempi del KGB. Secondo, la gente smetterà di essere docile. Ciò che mantiene la gente docile è l'accesso al magico e scintillante mondo della televisione e di Internet. Le loro stesse vite potrebbero essere opache, grigie, disperate e piene di fatica, ma finché possono prendersi un scorcio di paradiso abitato da celebrità dalla pelle liscia con muscoli tonici che giocano all'ultima moda, ascoltare i loro rumori preferiti, vedere una partita di calcio e distrarsi con videogiochi, blog o simpatici animali su Reddit's /r/aww, possono almeno sognare. Una volta risvegliati da quel sogno, si guarderanno intorno, poi si guarderanno ancora intorno ancora un po' e quindi diventeranno seriamente incazzati. Ecco perché i molti paesi e regioni che in un momento o nell'altro hanno si sono trovati a corto di energia, che sia nell'ex Georgia Sovietica, in Bulgaria o nell'estremo oriente Russo, hanno sempre cercato di fornire almeno poche ore di elettricità ogni giorno, normalmente la sera durante la “prima serata”, così che il popolino potesse avere la dose di fiction quotidiana, perché ciò era più economico di contenere seriamente il popolino incazzato imponendo il coprifuoco e mantenendo pattuglie e checkpoint 24 ore su 24. 

Dunque, se volete ottenere un effetto politico serio, il mio suggerimento è di sedervi come un Buddha, piegare le braccia e fare qualche esercizio di respirazione profonda. Poi dovreste lavorare sullo sviluppo di qualche capacità interpersonale che non abbia bisogno della mediazione dell'elettronica. Le opportunità sono, avrete un sacco di opportunità per praticarlo quando arriva il momento, quelle di dare alla gente incazzata qualcosa di utile da fare. Da quel momento nessuno vi sorveglierà, perché le sentinelle si saranno stancate di guardare il loro monitor sempre vuoto e se ne saranno andate a casa. Saranno anche loro seriamente incazzati, ma non con voi. 



venerdì 15 giugno 2012

Il culto dello sportello


Trattare con la burocrazia ti da l'impressione di un impresa superumana; un po' come avere a che fare con degli alieni o dei vampiri. In questo post, ci ragiono un po' sopra parlando del "culto dello sportello" che consiste nel passare mattinate intere ad aspettare di avere udienza da qualcuno che ti chiede cose che dovrebbe già sapere. E' difficile quantificare i danni che il tempo e le risorse perse in questo culto ci stanno facendo ma, di certo, non sono trascurabili. Il tutto è probabilmente un sintomo di quei "rendimenti decrescenti della complessità" che Joseph Tainter descrive come la ragione principale del collasso delle civiltà. (Immagine da "festeallamenta").


L'edificio della motorizzazione civile sorge a una certa distanza dalla città. E' isolato nella piana; una specie di castello di Dracula trapiantato direttamente dalla Transilvania. Ci arrivo con la lettera che mi hanno spedito in cui mi minacciano di varie orrende pene e sanzioni se non gli fornisco prova che sono in possesso del libretto di circolazione della mia vecchia 500, datata 1965.

Nello stanzone dopo l'ingresso c'è una fila di sportelli, ognuno con la sua coda. Ci sono vari cartelli che descrivono cosa si fa a ciascuno sportello, ma nessuno che preveda l'esibizione di un vecchio libretto di circolazione. Non esiste un ufficio informazioni - tanto vale che mi faccia la coda di uno degli sportelli a caso. Scelgo quello dove si rinnova la patente. Arrivato finalmente allo sportello, l'impiegato mi dice che quello non è il posto giusto (grazie, lo sapevo!). Per fortuna, me ne è capitato uno gentile che fa una piccola ricerca chiedendo ai colleghi e poi mi dice di presentarmi all'ufficio xx al primo piano.

L'ufficio xx è attrezzato in modo interessante. Entrando dalla porta, ti trovi di fronte a una scrivania sopraelevata su un gradino in legno, che serve anche da barriera per impedire che il malcapitato utente violi il sacro spazio riservato agli impiegati. Mi fanno aspettare un po', per ribadire ancora di più la mia posizione di misero questuante. Poi arriva una signora che si siede alla scrivania sopraelevata, torreggiando su di me un po' come succedeva davanti ai banchi delle vecchie macellerie.

Le allungo il libretto della mia 500. Lei lo guarda e mi dice "mi deve fare una fotocopia". Mi azzardo a dire, flebilmente, "se fosse così gentile da......" Scuote la testa senza lasciarmi scampo. "C'è la macchina fotocopiatrice a pagamento al piano terra."

Al piano terra, giro a lungo per cercare di localizzare la fotocopiatrice, per la quale non sembra esistere nessuna indicazione. Finalmente, noto un tizio con dei fogli in mano che esce moccolando da una stanza. Dentro quella stanza, c'è una fotocopiatrice che sembra un reperto archeologico risalente ai palafitticoli che abitavano la piana in epoche remote. Mi provo ad utilizzarla e scopro subito il perché dei moccoli dell'utente precedente. Se metti 20 centesimi nella fessura apposita, la macchina emette alcuni pietosi rantoli ma non fa nessuna fotocopia.

Mi dedico per qualche minuto alla mia dose di moccoli, poi domando a un tale che passa di li'. Lui mi indirizza al bar, un chilometro più avanti, dove hanno una fotocopiatrice. Riprendo la macchina e mi ci fiondo - tanto vale a questo punto farsi un caffè. Mentre sorseggio, mi domando se il gestore del bar non si dedichi per caso al sabotaggio della fotocopiatrice della motorizzazione per lucrare sulle fotocopie. Se è così, oggi ha esagerato con i sabotaggi. Non funziona nemmeno la fotocopiatrice del bar.

Dopo ulteriori moccoli - ritorno alla fotocopiatrice paleolitica della motorizzazione. Lì, ci trovo altra gente che ha messo i 20 centesimi e stanno tutti moccolando in coro. Apro la maledetta macchina, tiro fuori i rulli, li libero dei pezzi di carta semi-bruciacchiati che li bloccavano. Richiudo il tutto, invoco brevemente gli Dei dei palafitticoli, premo un po' di bottoni a caso e - miracolo - funziona. Ricevo anche le lodi dei presenti per la mia azione di riparazione!

Porto la fotocopia all'ufficio al primo piano dove la tizia mi fa aspettare un altro po', poi arriva a torreggiare ancora sopra di me. Mi guarda forse un po' sorpresa che io sia sopravvissuto all'ordalia. Timbra qualcosa sul foglio ed è tutto finito. Una mattinata intera persa per una cosa che si poteva fare in 30 secondi via fax o via mail.

---------------------------------

Questa storia di una mattinata di ordinaria follia all'Ufficio della Motorizzazione civile è avvenuta l'anno scorso. E' una storia che direi tipica del "culto dello sportello" che ci sta affliggendo. Vi potrei raccontare altre storie di mattinate e mattinate perse stando in coda per avere udienza da un tale (o una tala) dietro uno sportello che ti chiede poi cose che dovrebbe già sapere (tipo il tuo codice fiscale) e che ti fa riempire moduli che potresti riempire tranquillamente a casa tua e mandare per posta.  (*)

Il tempo e le risorse perse in questa impresa assurda sono cose che non so quantificare; ma sono sicuramente ben oltre il ragionevole. Sembrerebbe che questo "culto dello sportello" sia un risultato necessario di quello che Joseph Tainter chiamava "i rendimenti decrescenti della complessità" che alla fine genera il collasso delle società umane. Se è così, è un'ulteriore indicazione di come ci stiamo distruggendo con le nostre stesse mani.




* Nonostante qualche lodevole tentativo da parte dei vari governi di semplificare la burocrazia, non sembra che si siano ottenuti risultati visibili. L'avvento di internet ha, se possibile, peggiorato le cose. Provate, per esempio, a cercare di far qualcosa con il sito dell'INPS - la procedura di identificazione è di una complessità spaventosa: più che di un ufficio al servizio del cittadino sembra degna del NORAD (il comando di difesa strategica degli Stati Uniti). Provateci con il sito dell'Agenzia delle Entrate, e vedrete che anche quello richiede una procedura di identificazione pazzesca, per poi spesso dirvi dopo un gran numero di passaggi che quello di cui avete bisogno lo potete fare soltanto - indovinate! - allo sportello. 

Vi faccio un esempio di una cosa che mi è capitata negli ultimi giorni. Per richiedere un duplicato di una tessera sanitaria on line, dovete fare una procedura di identificazione con l'agenzia delle entrate che sembra inventata da un comitato messo su dalla CIA e dall'FBI insieme. Alla fine vi prende lo scoramento e rinunciate. Se invece andate allo sportello della ASL, l'impiegata annoiatissima non vi chiede nemmeno chi siete. Preme un bottone e vi dice: "ti arriva a casa entro qualche giorno". Facilissimo, ma ha richiesto un'oretta di coda prima di arrivare allo sportello.

Tutto questo è un'azione di sabotaggio diretta appositamente contro l'uso di internet da parte del cittadino? Sarò complottista, ma ho qualche sospetto.



lunedì 11 giugno 2012

Il Metano ed il Ciclo del Carbonio: l' "Ipotesi del bacino di Kilda"


Uno sguardo agli studi recenti in scienza climatica


Da Cassandra's Legacy. Traduzione di Massimiliano Rupalti

Guest Post di Philip Harris
(una versione più lunga, in inglese, è disponibile qui)

Philip Harris è uno scienziato in pensione che vive vicino al confine scozzese, nel Regno Unito. Ha lavorato perle agenzie governative in campi come la sicurezza alimentare, quarantena degli impianti, diagnostica delle malattie e sull'identificazione e la valutazione del rischio. Dal 1997 al 2006 ha lavorato per l'Unione Europea sui progetti scientifici di 'capacità costruttiva' nei paesi ex comunisti europei. 



Il Bacino di Kilda, fra la Scozia e la Norvegia. Questo bacino potrebbe aver rilasciato improvvisamente una tale quantità di metano nell'atmosfera da generare ha generato il “Massimo Termico del Paleocene/Eocene” (MTPE), un episodio di rapido riscaldamento globale che ha avuto luogo circa 55 milioni di anni fa. Questo episodio potrebbe essere un modello di quello che potrebbe accadere nel prossimo futuro col rapido rilascio di metano osservato oggi? Questo aspetto è discusso da Philip Harris in questo post. (immagine sopra da Nisbet et al. 2009 - rif. (7))



Prefazione di Ugo Bardi

Pochi mesi fa ho pubblicato un post su “Cassandra's Legacy” intitolato "Methane Hydrates: the next communication bomb" (anche su Effetto Cassandra) dove argomentavo che la possibilità di un rilascio catastrofico di idrati (la cosiddetta “ipotesi della pistola a clatrati”) avrà un imponente effetto sul dibattito sul cambiamento climatico. In questo e in altri post, ho sostenuto che stiamo affrontando un compito che non possiamo lasciare ai soli scienziati climatici. Tutti noi dobbiamo affrontare il problema; capirlo e dare il nostro contributo per avvertire tutti di questo rischio che abbiamo di fronte. E' solo in questo modo che il problema può guadagnare l'attenzione del pubblico e dei politici insieme. Questi miei post hanno avuto una risposta di Philip Harris che era d'accordo sul fatto che abbiamo bisogno di lavorare su questo tema e che ha si è offerto di produrre un saggio dove riassume le sue ricerche personali sul tema. In particolare, Phil ha esaminato il “l'ipotesi del Bacino di Kilda”. Questo termine si riferisce a una regione nell'Oceano Atlantico, approssimativamente fra la Scozia e la Norvegia. L'idea è che il bacino potrebbe aver improvvisamente rilasciato grandi quantità di gas serra e forzato il disastroso episodio di riscaldamento globale conosciuto come  “Massimo Termico del Paleocene/Eocene” (MTPE). La storia è descritta da Nisbet et al. in un saggio del 2009 su “Nature Geoscience” (7). Ciò sta sta accadendo ora con il rilascio di gas serra di origine antropica potrebbe essere simile alle condizioni che hanno condotto all'evento del MTPE . Ciò che segue è una versione breve del lavoro di Phil Harris, una versione completa si può trovare sul sito di ASPO-Italia.


Introduzione: una ricerca personale

“Ugo …
Almeno dovrei provarci. Se capiamo sufficientemente la storia della scienza, dovremmo insegnare e incoraggiare gli altri a informarsi. L'importanza dei gas non-condensabili diventa chiara. Attraverso il nostro sforzo intellettuale di tanto in tanto troviamo una realtà nascente. L'atto mentale di aggiungere i numeri moderni di CO2 e CH4 su una figura di Hansen e Sato è stato uno di quei momenti per me. Mi ha anche preparato per il Bacino di Kilda – l'idea che il disastroso evento di riscaldamento chiamato “MTPE” fosse stato generato da un improvviso rilascio di gas serra dal Bacino di Kilda, nel Nord Atlantico”. Stiamo diventando di nuovo un Bacino di Kilda che emette? Questo ha provocato in me una 'reazione umana' che potrebbe essere trasmissibile”. 


Phil


Il Problema del Metano

Recentemente, Ugo Bardi ha sollevato la questione del metano e il fatto che, confrontato con la storia geologica, l'attuale livello nell'atmosfera di questo potente 'gas serra' è eccezionalmente alto. Vediamo il metano gorgogliare ai margini dell'artico. Sappiamo che il livello attuale è intorno alle 1.800 parti per miliardo (1,8 ppm). Più di 2,5 volte il livello preindustriale. Sappiamo che questo aumento è stato improvviso e che è avvenuto in gran parte nel ventesimo secolo fino a circa il 1990 e che curiosamente, a causa di molecole rapidamente ossidate, questo alto livello è stato sostenuto e ultimamente ha ripreso ad aumentare ancora. Dopo una breve discussione con Ugo, ho deciso di tentare un aggiornamento della mia conoscenza. Avevo bisogno anche di integrare la conoscenza del metano con la comprensione del ruolo della regina dei 'gas serra' non condensanti, l'anidride carbonica.

Ciò che ho sperimentato nelle ultime settimane non è stato proprio un fulmine sulla via di Damasco ma, come tutti sappiamo, se ci sforziamo abbastanza duramente a livello intellettuale, può sorgere una nuova consapevolezza della realtà. Oltre venti anni fa, avevo raccolto saggi scientifici che affrontavano l'importanza del metano atmosferico. Questo gas era già noto essere parte della più generale inflazione di forzatura radiativa del clima indotta dall'attività umana. Abbiamo drammaticamente aumentato i 'gas serra' non condensabili nell'atmosfera terrestre. E' un dato di fatto che stiamo sperimentando forzanti radiative extra (luce solare netta intrappolata) a causa di queste 'tracce' di gas rilasciati dall'industrializzazione e ne caso del metano proveniente anche dalla recente grande estensione dell'agricoltura. Siamo stati capaci per secoli di guardare l'aumento in corso di anidride carbonica (CO2) continuamente misurate dall'osservatorio del NOAA alle Hawaii. Il metano (CH4), il secondo più importante gas non condensabile era noto per essere aumentato drammaticamente dai livelli preindustriali. Tutto questo lo sapevamo già decenni fa. E, già venti anni fa le registrazioni di sedimenti e di ghiaccio cominciavano a raccontare le loro storie di climi passati.

Dove è arrivata la scienza durante i successivi 20 anni? Possono essere di tuo interesse, lettore, il mio recente viaggio di scoperta e particolarmente  quelli che per me sono stati i momenti più illuminanti e, spero, perspicaci?

Ho scritto un articolo più lungo per convincere me stesso di aver afferrato sufficientemente le ultime prove scientifiche e gli argomenti scientifici ed ho usato molte citazioni e riferimenti da saggi scientifici: questo articolo più lungo è disponibile sul sito di ASPO-Italia se volete impegnarvi di più nei dettagli. Gradirei aggiunte, commenti e correzioni.

Prima di tutto mi sono di nuovo familiarizzato con il ciclo del carbonio ('sorgenti e pozzi') e poi col modo in cui le cose sono cambiate durante i tempi geologici, in modo da poter porre meglio in questo contesto le vaste riserve meta-stabili di idrati di gas metano solido, altrimenti conosciuti come 'clatrati'. Questi, sono depositi di carbonio sequestrati ma potenzialmente gassosi che sono stati parte del ciclo del carbonio della Terra per centinaia di milioni di anni; conservatisi probabilmente in modo continuativo, anche se dinamicamente, durante questo lungo ed inimmaginabile tempo. Più di recente, i clatrati sono stati parte di un ciclo del carbonio e di un clima relativamente stabile, anche se oscillante (1). Questi cicli oscillanti sono stati 'normali' per milioni di anni o più. Quando il clima oscilla, il ciclo del carbonio fa la stessa cosa insieme al conseguente ciclo idrologico. La Terra, durante questo periodo, ha oscillato da un'era glaciale ad una parzialmente glaciale e in modo corrispondente il livello del mare è salito o sceso di circa 120-130 metri. Il genere umano si è abituato all'ultimo esteso periodo caldo da quando il livello del mare è salito di circa 120 metri, circa 10.000 anni fa.

Possiamo chiederci, tuttavia, come hanno interagito col cambiamento climatico i grandi depositi di metano, non solo negli ultimi milioni di anni, ma anche molto prima. Cosa sappiamo dalle registrazioni di tempi geologici più lunghi? I calcoli hanno rivelato che anche una piccola frazione delle probabili riserve, se fossero improvvisamente rilasciate nell'atmosfera, potrebbero distruggere la capacità di foto-ossidazione (OH') dell'atmosfera e quindi persistere abbastanza a lungo da causare un grande impulso di calore dalla luce solare intrappolata. Infatti, è stato molto tempo fa, circa 55 milioni di anni fa, ma qualcosa di simile sembra essere accaduto. Il risultato allora è stato l'inizio di un ciclo del carbonio disordinato che è durato 100.000 anni ed un clima da 'massimo termico' che non potremmo riconoscere: il MTPE (2).


Prima intuizione personale: comparabilità delle 'tracce' di gas di oggi con il lontano passato geologico

Durante il MTPE, CO2 e CH4 sono stati mantenuti per millenni a concentrazioni molto alte; il metano probabilmente a 5-10 volte quelle delle recenti concentrazioni pre industriali. I numeri contano. Per ricapitolare: i livelli di CH4 negli ultimi decenni sono 2,5 volte più alti delle concentrazioni preindustriali. Tornerò sul MTPE, ma lasciate che vi presenti un altro 'momento' che è stato per me di aumentata chiarezza.

Seconda intuizione personale: l'importanza delle 'tracce' di gas serra non condensanti diventa più chiara.

La Terra 'Palla di Neve' e i gas non condensabili

C'è stato molto tempo fa, un episodio di glaciazione planetaria detto "Terra palla di neve", un periodo che è finito circa 635 milioni di anni fa. Gli idrati di gas sono menzionati come un presunto meccanismo di retroazione positiva che ha portato a una conclusione questo fenomeno.

(3) Le ipotesi di conteggio per la repentinità della de-glaciazione includono la retroazione dell'albedo del ghiaccio, emissioni di metano dalle profondità oceaniche durante il capovolgimento oceanico post glaciale o destabilizzazione dell'idrato di metano.

La discussione scientifica su questo interessante periodo continua, ma per i nostri scopi vale la pena notare le ragioni per le quali non abbiamo una Terra palla di neve.

(4) Ampie prove fisiche mostrano che l'anidride carbonica (CO2) è il più importante e climaticamente rilevante gas serra nell'atmosfera terrestre. Questo perché la CO2, come ozono, N2O, CH4 e clorofluorocarburi, non condensa e precipita dall'atmosfera alle attuali temperature climatiche, mentre il vapore acqueo può e lo fa. I gas serra non condensabili, che contano per il 25% dell'effetto serra totale terrestre, servono così a fornire la struttura stabile della temperatura che sostiene i livelli attuali di vapoere acque atmosferico e di nuvole atraverso processi di retroazione che contano per il restante 75% dell'effetto serra. Senza la forzante radiativa fornita dalla CO2 ed altri gas serra non condensabili, la serra terrestre collasserebbe, facendo precipitare il clima e la Terra si troverebbe imprigionata nel ghiaccio [enfasi aggiunta].

Il metano è solo un gas 'traccia' transitorio, ma noi sappiamo che nei decenni recenti ha fornito circa il 20% della forzante radiativa extra che risulta dal 'nostro' gas serra extra in atmosfera. Un'aggiunta significativa all'effetto serra totale.

Terza intuizione personale: l'enormità degli ultimi decenni 


I periodi glaciali ed interglaciali durante gli ultimi 800.000 anni

Prima del nostro Olocene interglaciale ci sono stati i precedenti e più caldi Eemiano (+1°C, 125.000 anni fa) e prima di di quello l'ancora più caldo Holsteiniano (400.000 anni fa). I gas serra in atmosfera sono cresciuti allora fino a livelli simili alla recente era pre industriale.


Figura: 800.000 anni di concentrazioni di CO2 e CH4 corrispondo coi tempi delle fluttuazioni delle temperature glaciali/interglaciali (da Hansen & Sato, 2011)


Personalmente, afferro l'enormità di quello che è accaduto negli ultimi decenni solo se sovrappongo le concentrazioni attuali di CO2 e CH4 (rispettivamente 392 ppm e circa 1,8 ppm (5) ) sulla parte finale della figura sopra (Hansen & Sato,2011 (6)). Il metano, subito dopo la fine dell'evento Younger Dryas, era a ~ 0,7 ppm; e sceso a ~ 0,6 ppm 5000 fa; è risalito a >0,7 ancora dal 1750. 

Vi esorto a riattivare il mio processo mentale e a sovrapporre la vostra visualizzazione. 

Quarta intuizione personale: i confronti su 5 milioni di anni sono sufficientemente validi

Solo 5 milioni di anni fa, nel Pliocene, l'oceano era 25 metri più alto di oggi ma le temperature non erano molto più alte di quelle dell'Eemiano interglaciale di 125.000 anni fa o quelle di adesso. Tuttavia, i livelli di CO2 nel Pliocene erano più alti che nel più recente milione di anni di periodo glaciale; per esempio più alti dei livelli dell'era per-industriale non nostro Holocene (280 ppm) ma, probabilmente, paragonabili a quelli degli ultimi 10 anni a 380 ppm. 

(Vedi discussione in Hansen & Sato, 2011 rif. 6). Citazione dall'articolo:

E a prescindere dalle temperature precise del Pliocene, l'estremo calore polare e la diminuzione delle calotte sono coerenti con il quadro che abbiamo dipinto sopra. La Terra oggi, con la temperatura che è tornata almeno al massimo dell'Olocene, sta per sperimentare forti retroazioni di amplificazione polare in risposta a un riscaldamento globale aggiuntivo medio anche modesto. 

Questo è il nostro mondo per come emerge. La 'nostra' CO2, tuttavia, ha il potenziale per arrivare molto più in alto dei livelli del Pliocene ed è accoppiata allo stesso tempo con un eccezionale e sostenuto livello di metano.

Ho raccolto un po' di studi aggiornati che si riferiscono ad eventi di caldo e freddo repentini (scala millennio) avvenuti entrambi durante ed alla fine dell'ultimo massimo glaciale. Questi studi considerano gli aumentati livelli di metano (vedi ancora la figura sopra) che hanno accompagnato sia le prime escursioni più calde, sia, alla fine, la fine della glaciazione. Gli studi includono una valutazione della stabilità dei clatrati marini e considerano se un rilascio improvviso di metano potrebbe aver dato inizio ai periodi di caldo. I dettagli si trovano nella versione più lunga del mio articolo qui.

Nonostante le congetture sulla “Pistola a Clatrati” (un'improvvisa instabilità di depositi di clatrati molti grandi) sul fatto che abbiano iniziato cambiamenti di retroazione positiva agendo così come causa immediata di eventi di rapido riscaldamento del clima, gli idrati marini sembrano essere stati generalmente stabili durante i periodi glaciale ed interglaciale del Pleistocene. Tuttavia, i clatrati durante questo periodo si sono comportati in modo dinamico, specialmente nell'Artico. Si sono sia formati che rilasciati in risposta al cambiamento di combinazione di pressione/temperatura mentre le temperature di oceano e terreno si adattavano alla tendenza prevalente di raffreddamento o riscaldamento e a seconda che i livelli del mare scendessero o salissero; 

… Cito dal mio articolo più lungo:

C'è molto interesse a discutere, ma il punto da portarsi a casa proprio adesso potrebbe essere che sebbene gli shock termici passati devono avere gradualmente de-stabilizzato alcuni idrati di gas metano, così incrementando sia il cronico rilascio di metano sia la sua aggiunta a eventi di riscaldamento durante le de-glaciazioni, questi shcok non hanno causato temperature in fuga sostenuta durante i successivi periodi interglaciali. Un ulteriore retroazione positiva indotta dal metano non è avvenuta. Vaste riserve di CH4 ed altro carbonio vicino alla superficie rimanevano ancora. Per esempio, il precedente periodo interglaciale Eemiano, 125.000 anni fa, raggiunse un calore globale più alto (circa +1° con riferimento all'anno 2000, secondo i nuclei oceanici, vedi Hansen & Sato sopra), sufficientemente alto da comportare un livello del mare più alto dell'attuale di 5 metri, ma non ha provocato un rilascio auto alimentato di metano/CO2 sufficiente a prevenire la più tarda ri-glaciazione. Negli ultimissimi decenni, tuttavia, l'umanità sta gestendo un potente shock termico a un livello interglaciale ancora caldo inducendo concentrazioni di gas serra non condensabili che sono più alte di un magine non osservato nei passati 2-5 milioni di anni o più.

Per quei lettori che sono interessati al metano dell'Artico e alle basi di studi futuri, nel mio articolo lungo c'è anche una discussione introduttiva di una pubblicazione molto recente: “Formazione di Gas Idrati e Storie di Dissipazione nel Margine Nord del Canada”, del 2012. Ho letto ancora più di recente questo saggio “Sul trasporto e il destino del carbonio nel sistema terra-banchisa-atmosfera della Siberia Artica dell'Est”, del 2012, che pone un caso molto forte per il monitoraggio futuro di questi processi. Da 'profano', approvo vivamente il caso sollevato dagli autori. Saggi precedenti di Nisbet, 2012, e Archer, 2007, valgono ugualmente la lettura e i link si trovano nel mio articolo più lungo.

Quinta intuizione personale: i livelli atmosferici di metano e i loro impatti dipendono dal tasso di rilascio, non dalle riserve

Nel mio articolo più lungo commento più nel dettaglio sui calcoli e le tesi che accompagnano la 'congettura di Kilda' pubblicata dall rivista Nature Geoscience; Nisbet, 2009 (7). Calcoli recenti hanno valutato le quantità ed i tassi di rilascio che sarebbero necessari per uno shock termico al clima sostenuto indotto dal metano, grande abbastanza da condurre ad un effetto furoi controllo. L'attuale dissipazione dei clatrati (o altre fonti organiche di metano vicine alla superficie) nell'aria è più probabile che rimanga cronica e contribuisca a sostenere gli alti livelli di metano atmosferico provocati dall'uomo, piuttosto che, in sé stessa, dar vita a 'retroazioni positive' (può essere preso come assunto che in assenza di sostenuti livelli 'naturali' molto alti i futuri livelli di CH4 atmosferici si ridurrebbero se il rilascio di metano da combustibili fossili venisse fermato). 

(7) Il periodo fra gli eventi di rilascio di gas (tempo ripetuto) ha bisogno di essere paragonabile al, o essere più corto del, tempo di residenza atmosferica del gas riscaldante, altrimenti l'effetto di riscaldamento di un evento di rilascio svanirà prima che avvenga quello successivo [Enfasi aggiunta]

L'intoppo, tuttavia, sembra siano i continui rilasci fatti dall'uomo di CO2 e CH4, in particolare dai combustibili fossili rimanenti, e le aumentate concentrazioni che continueranno a lungo dopo che gran parte dei combustibili fossili saranno stati bruciati.

Sesta intuizione personale: le condizione per un ciclo del carbonio interrotto ed un sostenuto disordine climatico possono essere descritti; per esempio, con l'ipotesi del Bacino di Kilda

Un grande impatto climatico, come l'inizio del disordine del ciclo del carbonio nell'ordine di grandezza del Massimo Termico del Paleocene/Eocene, MTPE, richiederebbe un rilascio di gas serra molto grande e sostenuto.

(7) un rilascio periodico di gas serra è quindi richiesto per spiegare il più lungo riscaldamento durante il MTPE.

Anche un grande rilascio da un singolo deposito di clatrati dell'oceano profondo, se fosse avvenuto a causa di un'azione vulcanica non in relazione al cambiamento climatico, non sarebbe sufficiente per prima interrompere e poi promuovere un disordine auto sostenuto del ciclo del carbonio. Cito dal mio articolo più lungo:

“In particolare, eventi singoli di rilascio di metano sono stati esaminati da [Nisbet et al. (7)] come eventi di innesco immediato per una cascata che porta ad alti livelli di gas non condensabili atmosferici. Singoli rilasci da fonti come gli idrati sul fondo degli oceani non  erano/sono, individualmente, sufficientemente grandi e nemmeno avvengono abbastanza frequentemente da agire come eventi di innesco per successive  auto sostenute alte concentrazioni atmosferiche, e queste fonti sono rifiutate come spiegazioni per 'l'innesco del PEMT'. Gli autori, tuttavia, identificano una possibile singola fonte di metano, il geologicamente breve Bacino di Kilda di 55 milioni di anni fa. Questo bacino non ha apparentemente nessun parallelo moderno sebbene alcune condizioni di “Rift Valley” forniscano paralleli qualitativi. L'antico Bacino di Kilda potrebbe aver fornito una singola sorgente sufficientemente grande per sopraffare improvvisamente il pozzo di ossidazione dell'OH' e prolungare così per molti decenni il tempo di residenza atmosferica di un massiccio rilascio di metano. Quindi, il rilascio potrebbe essere stato sufficientemente grande da provocare un successivo periodo molto prolungato di concentrazioni alte di CO2 e CH4 (E' possibile che il Bacino di Kilda possa aver prodotto esalazioni ricorrenti). Plausibilmente, la traiettoria verso l'inevitabile MTPE era iniziata in questo modo. Gli autori ipotizzano:

(7) Diversamente da altri inneschi suggeriti, l'esplosione del metano e dell'anidride carbonica dal Bacino di Kilda potrebbe essere stata abbastanza grande, e può essersi ripetuto sufficientemente di frequente, da dar inizio al persistente riscaldamento globale attraverso il MTPE. L'analoga iniezione moderna di emissioni antropogeniche, potrebbe provocare la stessa risposta da parte del pianeta? [Enfasi aggiunta]


Domande ulteriori:

Per adesso, così, la mia domanda ulteriore sarà: siamo 'noi' il moderno Bacino di Kilda? Siamo 'noi' un innesco iniziale analogo al Bacino di Kilda? Ci sono già segni di un ciclo del carbonio interrotto in quanto abbiamo abbassato il PH dell'oceano. I livelli moderni di CO2 stanno crescendo più rapidamente e stanno cambiando l'oceano più velocemente che non i lenti cambiamenti registrati per il Pliocene solo 5 milioni di anni fa, quando la CO2 è stata per l'ultima volta a 390 ppm in atmosfera [vedi riferimenti 8 e 9].

La configurazione di continenti, catene montuose e connessioni oceaniche sono diverse da quelle di 55 milioni di anni fa. Il MTPE ha impiegato diverse migliaia di anni per raggiungere il suo massimo. Possiamo sperare che i nostri discendenti ne siano risparmiati.

Personalmente non voglio nemmeno pensare ad un equivalente futuro del PEMT, anche se non fosse imminente per mille anni. L'attuale estinzione di massa di flora e fauna causata dell'uomo e l'emergere di un “Nuovo Clima” sono abbastanza brutti da contemplare, anche in presenza di ammonimenti scientifici sull'incertezza. C'è stato un simposio a Londra alla Royal Society of Chemistry, nella Burlington House, il 2-3 novembre 2010, i riassunti sono disponibili online (10). Le presentazioni passavano in rassegna le Escursioni dell'Isotopo di Carbonio del passato, le CIE, particolarmente quelli del Massimo Termico del Paleocene/Eocene (MTPE, 55 milioni di anni fa), quando la discussione si è centrata su questi 'mondi-serra' del passato e sugli eventi di estinzione di massa come analoghi per futuri eventi ed ecologie. Vi sottopongo il gruppo di riassunti del simposi (4) e vi lascio con le istruzioni di sicurezza della Burlington House riportati in modo ben visibile alla fine del volantino del programma


Se sentite suonare l'allarme

  • I Campanelli d'Allarme sono posti lungo tutto l'edificio e suoneranno continuamente per ogni evacuazione.
  • Non fermatevi a raccogliere i vostri effetti personali. 



____________________________________________
Note e riferimenti

1. In tempi geologici remoti, il carbonio è stato sequestrato in pozzi molto grandi e persistenti di roccia carbonica ed in depisiti di petrolio e gas. Agenti atmosferici, movimenti tettonici e attività vulcanica rilasciano carbonio dalla roccia e avvengono infiltrazioni dai “combustibili fossili” intrappolati e da materiale organico intrappolato, ma dagli ultimi 10 milioni di anni, i sequestri più vecchi hanno avuto l'effetto netto in corso di un ridotto livello di gas di carbonio conservato in atmosfera. Così, le era geologiche più recenti hanno avuto livelli di CO2 e CH4 liberi molto più bassi di quelle epoche remote quando le più grandi riserve di carbonio si sono formate.
2. MTPE Massimo Termico del Paleocene/Eocene. La configurazione di continenti, catene montuose ed oceani sono cambiati da allora e il mondo ora potrebbe avere reazioni diverse agli 'eventi di innesco'. 
3. La fine della Terra 'palla di neve' a causa della destabilizzazione dei clatrati del permafrost equatoriale; Kennedy M, Mrofka D, von der Borch C.Nature, 29 maggio 2008; 453(7195):642-5.
4. CO2 atmosferica: manopola di controllo principale che governa la temperatura della Terra; Lacis A.A. et al. Science. 15 ottobre 2010;330 (6002):356-9.
5. Metano atmosferico globale: budget, cambiamenti e pericoli; Dlugokencky EJ,et al. Philos Transact A Math Phys Eng Sci. 28 maggio 2011; 369(1943):2058-72.
6. Implicazioni Paleoclimatiche per il Cambiamento Climatico Antropogenico, Hansen & Sato, 2011, inviato per la pubblicazione. Saggio completo
7. Il calcio d'inizio dell'antico riscaldamento; E. G. Nisbet et al.; 2009, Nature Geoscience 2, 156 - 159 (2009)
8. Vi rimando alle recenti FAQs e programmi di ricerca sull'acidificazione degli oceani; qui.
9. Registrazione Geologica dell'Acidificazione Oceanica, Bärbel Hönisch et al, Science 2 marzo 2012: 335 no. 6072 pp. 1058-1063: Riassunto
10. CIEs passate ed ecologie future; Burlington House, Londra, 2-3 novembre 2010: Riassunti qui