Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 29 gennaio 2012

Centenario della teoria della deriva dei continenti di Alfred Wegener: l'inizio della scienza dei sistemi della Terra

Traduzione di Massimiliano Rupalti dall'originale su "Cassandra's Legacy"


Alfred Wegener (1880-1930) durante una spedizione scientifica in Groenlandia nel 1912. La sua teoria della “deriva dei continenti”, presentata la prima volta nel gennaio di quell'anno, ha dato inizio ad una rivoluzione scientifica in geologia che ha profondamente influenzato il modo in cui comprendiamo il funzionamento dei sistemi terrestri oggi.


Un secolo fa, nel gennaio 1921, Alfred Wegener ha presentato per la prima volta la sua teoria della “deriva dei continenti” ad un convegno tenuto a Francoforte, in Germania (*). Wegener aveva raccolto dati geologici e paleontologici che davano peso ad una vecchia osservazione, quella cioè, che i margini dei continenti ai lati opposti dell'Oceano Atlantico sembravano corrispondere, come in un gigantesco puzzle. Di conseguenza, Wegener ha proposto che gli attuali continenti fossero attaccati insieme un tempo, ma che siano andati alla deriva e lentamente allontanati l'uno dall'altro per cento milioni di anni. (fonte dell'immagine: J. Floor Anthony)


La storia della teoria della deriva dei continenti abbraccia diversi decenni. Inizialmente rifiutata dalla maggior parte dei geologi, ha gradualmente acquisito consenso fino a diventare la norma negli anni 1950. In seguito è diventata parte di quella che chiamiamo “tettonica a placche”, che è un pilastro di tutto quanto sappiamo della scienza dei sistemi terrestri.

Occasionalmente, la storia travagliata della teoria di Alfred Wegener è stata appropriata in modo perverso dai negazionisti climatici, per sostenere di essere discriminati dalle istituzioni scientifiche. Ma ciò mostra soltanto che i negazionisti climatici non capiscono come funziona la scienza. Tutte le nuove teorie scientifiche sono soggette ad esame attento e quella di Wegener non ha fatto eccezione. La sua accettazione ha avuto bisogno di tempo per diverse ragioni, compreso l'inizio della Prima Guerra Mondiale, subito dopo la sua presentazione. Tuttavia è stato principalmente perché al tempo di Wegener non c'era evidenza che i continenti potessero realmente muoversi e nessuna prova che lo facessero. Quando prove sperimentali soddisfacenti su questo punto sono diventate disponibili, la teoria è stata universalmente accettata. E' vero che il dibattito sulla deriva dei continenti è stato più aspro del consueto, ma non è stato diverso da qualsiasi dibattito scientifico, come potete leggere in dettaglio a
questo link. Wegener stesso inorridirebbe se vedesse il suo nome associato alla “scienza spazzatura” sul clima, come a volte accade (guardate qui, per esempio).

La rilevanza dell'idea della deriva dei continenti di Wegener (e del meccanismo sottostante: la tettonica a placche) non è solo questione di un vecchio dibatto scientifico. E' la base della moderna scienza dei sistemi terrestri che comprendono anche la scienza del clima. La deriva dei continenti è una manifestazione delle forze dinamiche esistenti sulla Terra, nella regione che chiamiamo “mantello”. E' a causa del flusso di materia dalla crosta al mantello e viceversa che il sistema mantiene una concentrazione di biossido di carbonio nell'atmosfera sufficiente per consentire la fotosintesi delle piante. Senza la tettonica a placche non potrebbe esserci vita sulla Terra. Infatti Venere e Marte non hanno alcuna tettonica a placche attiva e – a quanto ne sappiamo – nessuna vita organica.
 

Ma la tettonica a placche non conserva solo il biossido di carbonio nell'atmosfera. Ne regola anche la concentrazione e, di conseguenza, la temperatura della superficie della Terra. L'anidride carbonica è un gas serra che agisce come la “manopola del termostato” della Terra. Il meccanismo della tettonica a placche ha lentamente ridotto la sua concentrazione in modo da mantenere una temperatura media costante, nonostante il graduale aumento della radiazione solare attraverso tempi geologici (circa il 10% ogni miliardo di anni). Questa regolazione è lontana dall'essere perfetta: duranti gli Eoni passati la Terra ha visto ere glaciali e periodi molto caldi ma, in media, le temperature sono rimaste entro i confini necessari alla vita per esistere. Sfortunatamente questo meccanismo di regolazione è troppo lento per rimediare alle perturbazioni che stiamo causando oggi al clima con le nostre emissioni di biossido di carbonio. Tuttavia, quello che sappiamo sul meccanismo della tettonica a placche e le sue conseguenze sulla storia passata del nostro pianeta, ci rende più prudenti su quello che stiamo facendo agli ecosistemi. Questa conoscenza risale, in ultima analisi, al lavoro di Alfred Wegener: scienziato e pioniere della scienza dei sistemi della Terra.

Potete leggere quanto fosse moderna la visione della scienza dei sistemi della Terra di Alfred Wegener da
questo estratto dell'UCMP (University of California Museum of Technology):


"Gli scienziati sembrano non capire sufficientemente che la scienza della Terra deve contribuire con prove nella direzione di svelare lo stato del nostro pianeta alle sue origini e quella verità della materia può essere raggiunta solo mettendo insieme tutte queste prove...solo mettendo insieme le informazioni fornite da tutte le scienze della Terra possiamo sperare di determinare la “verità”, vale a dire, trovare il quadro che mostra tutti i fatti conosciuti nella migliore disposizione e che perciò ha il più alto grado di probabilità. Inoltre dobbiamo essere sempre pronti alla possibilità che ogni nuova scoperta, non importa quale scienza la fornisca, modifichi le conclusioni che abbiamo disegnato.”

* Wegener, Alfred (1912). "Die Herausbildung der Grossformen der Erdrinde (Kontinente und Ozeane), auf geophysikalischer Grundlage" (in tedesco). Petermanns Geographische Mitteilungen 63: 185–195, 253–256, 305–309. Presentato all'incontro annuale della German Geological Society, Francoforte sul Meno, 6 gennaio 1912.

venerdì 27 gennaio 2012

Il meteorologo inesistente, ovvero: gli avatar del nulla

L'internet è tutto un acceso dibattito: ma con chi stiamo esattamente dibattendo? Con persone reali o con avatar del nulla?


C'è un interessantissimo articolo di George Monbiot sul Guardian, dove racconta di come ha scuccato un imbroglione sul web. C'era il sito di una ditta specializzata in previsioni meteorologiche, "Positive Weather Solutions" (PWS) che lavorava per svariati quotidiani britannici. Il sito aveva un elenco di svariate persone, con tanto di faccia  nome, che lavoravano per la ditta. Alcuni avevano anche il loro blog personale.

Bene, Monbiot ha fatto una piccola ricerca e ha scoperto che sono tutti meteorologi inesistenti. Foto prese dal web, nomi inventati; insomma degli avatar del nulla.

Gianni Comoretto ha commentato su questa storia:

"Potenza di TinEye. Gli metti dentro la foto di un tuo contatto di Facebook con 'prominenti credenziali' che ti invita a cena e scopri che è contemporaneamente una meteorologa alternativa, una ragazza da appuntamenti ucraina, una modella svedese e una cantante dilettante islandese. Il mondo virtuale deve avere 15 miliardi di abitanti, in multitasking"

Questa storia è interessante perché dimostra cosa sta succedendo nel web: il mondo virtuale si sta espandendo e sta sommergendo il mondo reale.  Nel caso particolare di questa ditta PWS, era solo un imbroglio di bassa lega per far sembrare che una dittarella di una singola persona avesse molti dipendenti. Tuttavia, ci sono dei casi molto peggiori di false identità sul web. Io stesso ne ho scuccato uno in pieno che faceva propaganda anti-rinnovabili (e il perpetratore ha anche confessato!). Però è stato altrettanto ingenuo di questi PWS a farsi scuccare facilmente. Ce ne sono di molto peggiori e più furbi, specialmente fra i negazionisti climatici. Questi non sono per niente facili a identificare con certezza. Monbiot ne ha parlato più volte e io stesso ho pubblicato una serie di post sull'argomento, con il titolo "robot negazionisti" (uno, due e tre). Insomma, bisogna starci attenti, perché su internet non sai mai se quello con cui parli è una persona vera o un avatar del nulla. E la cosa peggiora sempre di più!

(a proposito di meteorologi inesistenti, mi è venuta in mente una cosa: ma i nostri meteorologi, non so, tipo Luca Mercalli o Luca Lombroso, non saranno mica virtuali anche loro? Sarebbe strano, perché mi ricordo di averli incontrati in carne ed ossa più di una volta. Ma, chissà, magari sono degli avatar in 3D!)


L'articolo di Monbiot sul Guardian


Imaginary Friends
January 26, 2012

The weather forecasters used by the Daily Mail and other papers don’t appear to exist.

By George Monbiot, published on the Guardian’s website, 26th January 2012

Earlier this month, I questioned the credentials of the alternative weather forecasters being used by the Daily Mail, the Express, the Telegraph and the Sun. I suggested that their qualifications were inadequate, their methods inscrutable and their results unreliable. I highlighted the work of two of these companies: Exacta Weather and Positive Weather Solutions (PWS).

Now the story has become more interesting: do the people from Positive Weather Solutions, making its forecasts and quoted in news articles, exist?

A sharp-eyed reader has sent me a screenshot he took from the PWS website at the end of last year. As you can see, it shows eight people whom the company lists as its forecasters and experts. (Well, seven and a cup of tea, currently standing in for its chief assistant forecaster). Some of these pictures are of striking young women with, er, prominent credentials. They have, the website claims, been producing PWS’s forecasts and writing its blog posts. They have also been quoted in the Daily Mail.

So who are they? A picture search suggests an impressive range of talents. Take “Serena Skye”, for example, listed by PWS as a “contributing weather forecaster”. She also turns out to be a mail order bride, a hot Russian date and a hot Ukrainean date. How she finds time for it all we can only guess.

“Emma Pearson”, as well as working as PWS’s assistant weather forecaster, also features on 49,800 hairdressing sites, modelling the emo hairstyle. (Emo, m’lud, is said to be a form of music, popular with certain members of the younger generation).

“Kelly Smart” has a remarkably busy life: as an egg donor, a hot date, a sublet property broker in Sweden, a lawyer, an expert on snoring, eyebrow threading, safe sex, green cleaning products, spanking and air purification. Perhaps more pertinently, she’s also a model whose picture is available via a company called istockphoto.

“Charlotte Haines”, another assistant weather forecaster, has achieved rather less in life. She is listed only as a “pretty blonde woman”. But she does have a qualification that might have appealed to Positive Weather Solutions: her photo is labelled “royalty free”.

As well as their pictures, I have looked up the names of these people, alongside search terms such as “weather” and “forecasting”. Beyond the material generated by Positive Weather Solutions, I have so far found no further evidence of their existence. Yet PWS uses them to make its forecasts and write its blog posts. Charlotte Haines PBW, RF* writes a blog for the company called Charlotte’s Web. In it she predicts the weather, talks about her children and discusses her golfing skills. At the bottom of these posts is this disclaimer: “the opinions expressed by Charlotte Haines are not necessarily those of Positive Weather Solutions.” So whose are they?

(*Pretty Blonde Woman, Royalty Free)

Emma Pearson EMO also writes forecasts, using a similar style. Intriguingly, in August last year she claimed that she would be appearing at the Eisteddfod in Wrexham. “Come and say hello! Look for the young lady, that’s me, with a Positive Weather Solutions white t-shirt on!” But look for whom, exactly? The girl with the emo haircut?

Both Charlotte and Emma have been quoted in the Daily Mail and their forecasts have formed the basis of some prominent stories. In April last year, for example, their claims were all that justified an article titled “It’s sunshine all the way as forecasters predict 21c by Grand National weekend”. Citing both women as sources at different points in the report appeared to lend it weight. But are either of them real?

The Mail also used Emma Pearson to predict “a 20 per cent chance of rain for Prince William and Kate Middleton’s wedding at the end of the month.”

I phoned Jonathan Powell, who runs PWS, and asked him who these people are. He told me that a lot of contributors had been assisting his service. The photos

“were put up there just for holding or were avatars of people who were contributing. Or people who wanted to contribute. They came and went.”

He said he removed them from the site in mid-December.

“There was no intention of being misleading. We’re sorry if that was the case. But we’re trying to clean our act up.”

“But using other people’s pictures is a deception isn’t it?”, I asked.

“OK, you’ve got me on that.”

“Does Charlotte Haines exist?”

“Charlotte did.”

“Can I have her contact number?”

“I can fish that out for you no trouble at all. I’ll have to go back to the office to get it.”

“Could I have the other people’s numbers too?”

“OK I’ll get you all the details. No problem.”

Two hours later he sent me an email.

“Quite frankly, the filing system I have is a mess and I cannot put my hands of the information you require. … Your column which was understandably critical of us at Christmas made me face a few things about the company and where it was going, and now as I can’t find anything to back anyone up then quite frankly PWS is now more trouble than its worth and in debt. Therefore, I have taken the decision after 6 years to close the business forthwith.”

I wrote back:

“Thanks for letting me know. You never did use people with those names though, did you? And I’m guessing you wrote Charlotte’s blog and Emma’s forecasts yourself?”

I have not yet heard back from him.

Twenty minutes after Jonathan Powell sent me his email, the following statement appeared on its website:

“It is with regret that because of illness and the current economic climate, PWS has ceased trading.”

Will this make the Daily Mail, the Daily Express and other papers less inclined to use poorly qualified forecasters in the future? If I were Charlotte Haines or Emma Pearson, I might be able to make a firm prediction. But the most I can say is that I doubt it.

www.monbiot.com

martedì 24 gennaio 2012

A che punto siamo con la crisi

Guest post di Antonio Turiel da "The Oil Crash". 
Traduzione di Massimiliano Rupalti






Immagine da scitizen.com




20 Dicembre 2011
di Antonio Turiel


Cari lettori,

Ancora una volta facciamo l'inventario dei fatti rilevanti associati alla crisi energetica, ed al processo di degenerazione economica e sociale ad esso associato, accaduti durante l'anno che sta per finire. Mettendo insieme tutti i fatti si ottiene una prospettiva più chiara di come stanno rapidamente accelerando i problemi e meno rapidamente la presa di coscienza rispetto alle cause ultime dei problemi stessi. Dato che la lista è lunga, passo a riassumerla senza ulteriori indugi:

  • La primavera araba. Le tensioni nel prezzo degli alimenti, già sufficientemente evidenti durante la seconda metà del 2010, si sono acutizzate enormemente all'inizio dell'anno. Una politica malintesa di liberalizzazione dei prezzi ha portato al fatto che in molti paesi del nord Africa e del Medio Oriente il prezzo di molti alimenti di base (olio, farina, zucchero) crescesse di prezzo anche fino al 50%, praticamente dalla sera alla mattina. Ciò, in paesi in cui l'alimentazione rappresenta il 70% del reddito, era semplicemente insostenibile. Il primo paese dove si è verificata un'esplosione sociale è stata la Tunisia, seguita dall'Egitto, dalla Libia, Yemen, Barhein, Siria... In ogni paese la rivolta ha assunto caratteristiche diverse: così, in Tunisia la rivolta è stata principalmente popolare, mentre in Egitto l'esercito ha avuto un ruolo importante nel processo di transizione. In Libia si è scatenata la guerra civile e in Yemen la repressione è durata mesi, ma alla fine il presidente è caduto. Il Barhein è stato occupato dell'Arabia Saudita (e continua ad esserlo, anche se nessuno ne parla) e in Siria la repressione, sempre più violenta, non accenna a fermarsi. La sincronia delle rivolte e la caduta dei regimi autoritari che perduravano da vari decenni, tutti allo stesso tempo, indicano che le cause probabilmente comuni sono più esterne che interne, cosa che rafforza l'idea che il costo della vita insostenibile ha portato molti alla disperazione e alla rivoluzione: sono le rivolte della fame, delle quali abbiamo già parlato. Alcuni paesi hanno riconosciuto il potenziale pericolo ed hanno messo in atto programmi per l'assistenza alla propria popolazione più svantaggiata, come nel caso del Marocco e dell'Arabia Saudita. Nel caso di quest'ultimo paese, i piani di assistenza sociale posti in atto per neutralizzare il malcontento comportano costi finanziari tali che l'Arabia Saudita, principale esportatore mondiale, non può più permettersi che il prezzo di un barile di petrolio scenda al di sotto dei 95$. Questo secondo un' analisi di Paul Horsnell, capo ricercatore sulle materie prime della Barclays Capital. Ma, per contro, sappiamo che il prezzo di un barile di petrolio non dovrebbe superare gli85-90$ per evitare di cadere in una nuova recessione. Quindi non avremo una situazione agevole da ora in avanti e giustamente, ora che l'Europa si ritira dall'Iraq, suonano tamburi di guerra intorno all'Iran. Intanto, i prezzi dei generi alimentari rimangono alti ed i problemi di fornitura non sono stati affatto risolti.

  • La diminuzione di 1Mb/d (milione di barili/g)delle riserve.
    Come mette in evidenza l'ultimo Oil Market Report della Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) da più di un anno e mezzo il mondo sta consumando approssimativamente un milione di barili giornalieri (1 Mb/d) di petrolio in più di quelli che produce (vedere a pag. 55). Ciò è possibile perché si stanno riducendo le riserve industriali (quelle che le imprese conservano per garantirsi le normali operazioni) e quest'estate si è utilizzata anche una piccola parte delle riserve strategiche (quelle che sono conservate dalle nazioni per far fronte a possibili interruzioni nelle forniture). Il problema è precedente alle rivolte in Nord Africa e nel Medio Oriente ed è stato aggravato dalle stesse, specialmente la guerra civile in Libia, che ha comportato la perdita temporanea di 1,5 Mb/d che la Libia esportava (e dei quali per il momento se ne sono recuperati solo 0,6 Mb/d). A parte le violente interruzioni conseguenza delle rivolte, è ovvio che c'è un problema strutturale con la produzione e la fornitura di petrolio, nonostante la presunta capacità di riserva dell'OPEC (i barili che potrebbe produrre in un breve lasso di tempo ma che tengono di riserva per controllare i prezzi): esattamente quando è cominciata la guerra in Libia, era evidente l'incapacità dell'OPEC, in particolare dell'Arabia Saudita, di compensare questo deficit. L'Arabia Saudita ha tentato di camuffare la sua impotenza con dichiarazioni pompose, ma la cosa certa è che i movimenti in quel paese (ne abbiamo discusso nel post "La minaccia saudita") mostrano che stiamo già entrando nel cambio di era.

  • Il disastro di Fukushima.
    Come sapete già, l'11 di Marzo del 2011 un forte terremoto e un successivo tsunami hanno distrutto una buona parte della costa orientale del Giappone. Le vittime dirette di entrambi i disastri sono quasi 16.000, e la distruzione di numerose fabbriche sicuramente sta causando una certa scarsità di elementi di alta tecnologia su scala mondiale. Tuttavia, la maggior parte della gente ricorda principalmente il disastro della centrale nucleare di Fukushima-2 che, come conseguenza del terremoto, lo tsunami e la perdita di raffreddamento hanno portato alla fusione dei nuclei dei tre reattori che erano attivi al momento del sisma. Questo incidente nucleare giunge mentre si cominciavano a spegnere gli echi dell'ultimo incidente di gravità analoga, quello di Cernobyl in Ucrania di 25 anni prima, ed ha riaperto il dibattito sull'opportunità di continuare con l'energia nucleare. La Germania ha deciso di decommissionare immediatamente una parte delle proprie centrali nucleari più vecchie, mentre in altri paesi si annunciano moratorie. Tutto questo porta la IEA a dire, nel suo World Energy Outlook del 2011(di cui abbiamo dato un'eco qui), che non ci sono grandi piani di espansione per l'energia nucleare nel mondo, più che altro c'è una certa tendenza alla contrazione in Europa Occidentale (senza tener conto del picco di produzione dell'uranio, del quale la IEA sembra essere ancora meno consapevole che di quello del petrolio). Tutto questo aumenterà la pressione sulle altre materie prime energetiche, specialmente in Giappone.

  • Rapporto HSBC.
    Il 22 Marzo del 2011 la banca di investimenti HSBC (la decima al mondo per dimensione) fece uscire il suo rapporto "Energía nel 2050: le restrizioni di accesso al combustibile pregiudicheranno le notre proiezioni di crescita?" (in inglese). Il rapporto è abbastanza Business As Usual (BAU), ma conclude che c'è una tendenza reale all'aumento dei prezzi del petrolio e che ciò presuppone un rischio per la stabilità economica mondiale.
 




 


  • Joan Puigcercós. 
    Poco prima di lasciare la presidenza della Sinistra Repubblicana di Catalogna, Joan Piugcercòs è stato intervistato, nel marzo di quest'anno, in un programma di grande audience (in Catalogna) della rete catalana TV3. In questo programma (quí il link al vídeo) parla col presentatore di Peak Oil e delle sue gravi conseguenze per l'economia (fino al minuto 33). Un piccolo passo in più verso il riconoscimento del problema per la Spagna.

  • François Fillon. 
    Il primo ministro francese ha riconosciuto, il 5 aprile scorso davanti all'Assemblea Nazionale francese, che “la produzione di petrolio può solo diminuire”, come riferisce Crisis Energética (blog di Aspo-Spain). Niente pare essere dato per scontato a queste latitudini, nonostante nel paese d'oltralpe ci sia un certo dibattito (peraltro abbastanza ben smorzato).
    .

  • Jeremy Grantham.
    Il cofondatore di GMO, uno dei fondi d'investimento più grandi del mondo, ed autentico “squalo” di Wall Street, si è fatto un bel bagno di realtà quest'anno. Nella sua lettera trimestrale agli investitori del mese di Aprile li ha introdotti al concetto di “Peak Everything” o la Grande Scarsità, come ha commentato Juan Carlos Barba da questo stesso blog. Nella lettera di Luglio ha abbondato ancora di più riguardo ai concetti di limiti della crescita e sulla necessità di cambiare filosofia di investimento (anche questo è stato commentato, più brevemente, su questo blog). La lettera trimestrale che avrebbe dovuto uscire ad Ottobre è stata posticipata ed è appena uscita: la newsletter più breve mai scritta (da lui, è sottinteso). Nota: il link sarà in funzione fino alla pubblicazione seguente, dopo di che dovrete registrarvi al sito del GMO (è gratuito) per poter continuare ad accedervi.

  • Congresso di Barbastro.
    Nel Maggio di quest'anno si è celebrato il Primo Congresso Internazionale "Picco del petrolio: realtà o finzione?" a Barbastro. Non è la prima conferenza tematica di livello internazionale sul tema in Spagna (c'è stato anche il convegno ASPO del 2008 a Barcellona), ma era un buon momento per tastare il polso della consapevolezza nazionale sul problema...che è poca. Il congresso ha tenuto un livello molto buono, con presentazioni molto interessanti. Potete trovare una descrizione dettagliata dello stesso nel post "Barbastro nello specchietto retrovisore" ed anche in un artícolo di Crisis Energética.

  • Los indignados (gli indignati). 

    Con sorpresa di tutti, una manifestazione di protesta convocata da un incombente movimento cittadino, il 15M (che prende il nome dalla data di convocazione della prima manifestazione il 15 Maggio 2011) riesce ad aggregare qualcosa di diffuso ed esteso, la sensazione di rabbia nella società contro il progressivo processo di esclusione sociale al quale ci vediamo sottomessi (primi segni della temuta Grande Esclusione, probabilmente). La convocazione è un successo e nelle principali capitali spagnole scendono varie migliaia di persone che protestano contro i tagli e la regressione nel benessere sociale, contro l'usura delle ipoteche e le magre prospettive di lavoro. Alla Porta del Sole di Madrid, alcuni dei manifestanti, probabilmente ubriachi dell'emozione di verificare la buona risposta della città alla convocazione e con la voglia di andare oltre, di fare qualcosa di più, decidono di non muoversi dal posto e campeggiare lì, nel luogo più emblematico della Spagna, il punto da cui partono tutte le strade spagnole, il Chilometro Zero. Le autorità li tollerano un paio di giorni, ma il lunedì notte la polizia municipale di Madrid sgombera in malo modo le poche decine di persone accampate. Tempismo sbagliato: la stessa notte una moltitudine di 10.000 persone si ammassa nella piazza ed in altre città si verificano reazioni simili. Il movimento diventa conosciuto come quello degli indignati (prendendo probabilmente spunto dal piccolo libro di Stéphane Hessel). L'occupazione delle piazze ha avuto una recrudescenza quando a Barcellona la polizía tentò di sgomberare la Piazza di Catalogna con grande forza, e, a partire da quel momento, il movimento ha languito per poi isolarsi nelle assemblee di quartiere (nelle quali temo partecipi meno gente, quella più impegnata). Ma sono ancora lì come una catasta di legna in attesa di una nuova scintilla. E' quello che temono i politici tradizionali e che potrebbe essere la nostra ultima speranza.
 


  • Rivolte a Londra. 
    All'inizio di Agosto alcune proteste inizialmente pacifiche per la morte, a causa di colpi d'arma da fuoco (provenienti dalla polizia), di un piccolo criminale sono degenerati, dopo alcuni scontri iniziali con la polizia, nelle agitazioni più importanti, a Londra e nelle altre grandi città inglesi, degli ultimi decenni. Le agitazioni hanno potuto essere soffocate solo grazie ad un gran dispiego di forze di polizia per le strade, dopo una grande distruzione di proprietà e saccheggi generalizzati e si sono concluse con più di 3.000 arresti. Sulle cause di tale esplosione su scala tanto grande, gli esperti indicano la disillusione per le scarse prospettive di futuro in un paese dove le grandi regalie del petrolio stanno cessando ma hanno permesso di dare sussidi a tre generazioni di disoccupati sotto lo stesso tetto. Il maggior timore è che di fronte ad una nuova onda recessiva queste rivolte si ripropongano, aggravate.
  

  • Peter Voser. 
     L'amministratore delegato della Shell, Peter Voser, in un'intervista al Financial Times il 21 di settembre, ha ammesso che i pozzi di petrolio attualmente in produzione declinano ad un ritmo medio del 5% annuo e che nei prossimi dieci anni servirebbe mettere in produzione (non semplicemente trovare le riserve) l'equivalente di 4 Arabie Saudite, circa 36 Mb/d, semplicemente per mantenerci al livello di produzione attuale (che, come sappiamo, ci porta ad una crisi senza fine). Un'impresa tale è semplicemente impossibile. Ovviamente si metteranno in produzione nuovi pozzi ma non potranno compensare completamente questo declino, quindi è chiaro che, se è vero quello che dice il Sig. Voser, durante i prossimi anni vedremo cambiamenti radicali nelle nostre vite.

  • Occupy Wall Street. 
    Da certi movimenti iniziali di malcontento in Febbraio a Madison contro le politiche radicali del governatore del Wisconsin, il movimento di protesta di strada negli Stati Uniti è andato via via prendendo impulso e in settembre il movimento assume una dimensione completamente diversa con il marchio “Occupa Wall Street”. La classe media si sente sempre più indifesa, spossessata ed in pericolo e comincia a mostrare una certa reazione. Come in Spagna, il movimento è minoritario ma si percepisce che l'appoggio popolare è abbastanza ampio. Con maggiore o minore eco, le proteste si riproducono in tutto il mondo occidentale, dal Giappone alla Russia, recentemente Francia, Italia, Grecia ovviamente, ecc, e forse di minore entità, al momento, in Germania.

  • Colpi di Stato in Grecia ed Italia. 
    Durante tutto l'anno i problemi finanziari dei paesi periferici dell'Europa non hanno fatto che aggravarsi: l'anno scorso è stato necessario “salvare” la Grecia e l'Irlanda; quest'anno Portogallo e Italia e la Spagna è sull'orlo di esserlo (quello del “salvataggio”, lo abbiamo già spiegato, è mero sarcasmo). Con una grande contestazione di piazza, manifestazioni e disordini continui quasi ogni giorno per protestare contro le misure di austerità e tagli che sono aumentati, il primo ministro greco Yorgos Papandreu, il 30 ottobre, ha annunciato che avrebbe convocato un referendum per dare al popolo greco l'opportunità di esprimere se è d'accordo con il pacchetto di misure di austerità che il loro Governo vorrebbe applicare. I mercati reagiscono molto male a tale annuncio e in meno di una settimana Papandreu ha lasciato la guida del Governo greco e dall'Europa – è tutto dire – veniva imposto un governo di coalizione fra i due grandi partiti (di segno opposto) e condotto da Lucas Papademos, ex-Goldman Sachs e col profilo del tecnocrate. Non passa nemmeno una settimana che il gran prestigiatore, il maestro dell'elusione, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi viene spinto a dimettersi, dal momento che l'Italia ha avuto bisogno dell'aiuto deciso dell'Unione Europea. Il nuovo primo ministro, Mario Monti, dal profilo accademico e tecnocratico, è un altro ex-Goldman Sachs. Il messaggio non può essere più chiaro: la democrazia è alla portata solo (almeno nominalmente) di coloro che se la possono pagare. Come se ci fosse qualche dubbio.

  • WEO (World Energy Outlook) 2011. 
    Abbiamo già commentato qui il difficile puzzle rappresentato dall'ultimo rapporto annuale della IEA. In mezzo ad avvertimenti minacciosi sul fatto che non ci basti il tempo per far fronte al pericolo dei cambiamenti climatici, il WEO del 2011 ci mostra uno scenario di stagnazione della produzione di petrolio convenzionale con tendenza al ribasso e combinato con cinque casi di studio, cinque “sottoscenari nello scenario”, quattro dei quali con possibilità inquietanti per il futuro. E soprattutto gli investimenti necessari da effettuare nei prossimi anni nel settore energetico sono, a dire della stessa IEA, grandiosi: 38 miliardi di dollari in 25 anni.
  • Scarsità mondiale di diesel. 
    Mentre sto scrivendo, il mondo si trova sotto l'effetto di una intensa crisi di scarsità, già reale, di diesel. C'è probabilmente scarsità di prodotti da raffinazione dovuta al fatto che una parte dei petroli non convenzionali, coi quali si supplisce alla caduta della produzione del petrolio convenzionale, non sono adatti per produrre il diesel in modo competitivo. E' solo questione di tempo e questa crisi, che condiziona tutti i paesi fuorché l'Europa ed il Nord America, finirà per arrivare anche lì. Dato che una parte considerevole del parco dei veicoli privati e tutto il trasporto ed i macchinari sono diesel, la sua mancanza potrebbe provocare problemi a cascata di una certa importanza.

  • Rapida degenerazione della condizione finanziaria europea.
    Tutti questi eventi avvengono sotto il segno di un degrado accelerato delle condizioni di finanziamento del debito pubblico nell'Unione Europea, di fronte alle quali i leader politici sono incapaci di trovare una soluzione e prendono solo misure destinate a ridurre il debito. La domanda che aleggia ora è quando cadrà la Spagna ed avrà bisogno di essere salvata.


Saluti,
AMT

mercoledì 18 gennaio 2012

Scienza e resilienza







Tutte le mattine do un'occhiata sul web a quello che c'è di nuovo, e quasi tutte le mattine mi arriva addosso una nuova rivoluzione scientifica da capire e da valutare. Troppo per una testa sola, ma anche affascinante. Tutto quello che leggevo di fantascienza negli anni '60 e '70 si sta avverando, e anche cose che la fantascienza non si immaginava nemmeno.

L'ultima fiammata di innovazione che mi ha steso stamattina, la trovate qui:

http://www.sciencedaily.com/releases/2012/01/120108143559.htm

Leggetelo se avete cinque minuti. Questi sono capaci di usare una "macchina del tempo molecolare" per ricostruire i meccanismi molecolari delle proteine ancestrali e valutare come funzionano. E' veramente una cosa da fantascienza che è rilevante non solo per la biologia molecolare, ma per tantissime altre cose. Conclude il "senior author" Joe Thornton con un'osservazione che mi sembra fondamentale per quelli di noi che si dilettano a studiare i sistemi complessi:

"Non è quello che uno si aspetterebbe, ma è semplice: la complessità è aumentata perché si sono perse - e non guadagnate - delle funzionalità delle proteine. Proprio come nella società la complessità aumenta quando i singoli individui e le istituzioni si dimenticano di come essere dei generalisti e finiscono per dipendere da degli specialisti che hanno delle competenze sempre più ristrette"

Bene, questo non vi fa ricordare una cosa che ha detto Luca Mercalli a "Che tempo che fa"? "Resilienza!" Questa è la cosa che stiamo perdendo con l'aumento della complessità della nostra società. Resilienza è la cosa più importante che dobbiamo ritrovare.




(ringrazio Jules Burn di "The Oil Drum" per la segnalazione)

venerdì 13 gennaio 2012

Il ritorno de "I limiti dello sviluppo"

Di Ugo Bardi


I principali risultati dello scenario "caso base" dello studio "I limiti dello sviluppo", da un recente articolo del New Scientist di Debora McKenzie (disponibile dopo la registrazione)

Il ritorno di interesse per "I limiti dello sviluppo" continua. Dopo decenni di scherno ed insulti, il valore dello studio del 1972 e delle sue rivisitazioni successive viene sempre più riconosciuto. L'ultimo pezzo nella sequenza è l'articolo pubblicato da Debora McKenzie sul New Scientist del 10 gennaio 2012 ed intitolato "Boom and Doom, revisiting prophecies of collapse", ovvero "su e giù: rivendendo le profezie di collasso" (si può leggere sul sito New Scientist dopo la registrazione).

Nel complesso, l'articolo di McKenzie è molto ben fatto e riassume tutti i punti principali della storia: come i Limiti non abbia mai compiuto gli errori di cui è stato accusato di aver commesso, in che modo lo studio sia stato demonizzato, e come i suoi scenari siano ancora pertinenti alla nostra situazione attuale. L'articolo è assai ben documentato e cita il parere della maggior parte dei ricercatori che hanno lavorato alla rivalutazione dello studio e dei suoi metodi, tra cui il mio libro, "The Limits to Growth Revisited".

Un punto che è meno soddisfacente nell’articolo del New Scientist riguarda il rapporto degli scenari dei Limiti con le attuali scoperte della scienza del clima. Si dice che Limiti "sia stato troppo ottimista circa il futuro impatto dell'inquinamento", ma penso che non sia così. Lo studio infatti conteneva almeno uno scenario in cui il collasso economico avveniva a causa del rapido aumento dell'inquinamento. Ma il punto principale è che i Limiti  sia stato forse il primo studio in grado di identificare l’interazione tra l’inquinamento ed il sistema industriale che lo produce. Ciò che, nel 1972, gli autori dei Limiti hanno chiamato "inquinamento persistente" potrebbe oggi essere identificato con l'effetto forzante dei gas serra. Non è possibile, oggi, dire se l'economia crollerà a causa dell’esaurimento delle risorse o a causa del riscaldamento globale, ma che i termini del dilemma siano già stati chiariti nel 1972 va considerata un’intuizione notevole!

L'altro punto che connette "I limiti dello sviluppo" alla climatologia è il trattamento di demonizzazione che lo studio ha ricevuto dopo la sua pubblicazione. Questo punto è ben trattato nell'articolo di McKenzie. La campagna diffamatoria eretta contro Limiti ed i suoi autori è sorprendentemente simile a quella scatenata attualmente contro la scienza del clima e contro gli scienziati del clima. L'unica differenza è che i metodi usati contro la scienza al giorno d'oggi sono molto più aggressivi. Gli autori de "I limiti dello sviluppo” sono stati spesso messi in ridicolo ed insultati; a volte hanno anche ricevuto minacce di morte, ma il livello di abusi che gli scienziati del clima hanno ricevuto negli ultimi tempi è assai più elevato. Ciò avviene, forse, perché le conseguenze del riscaldamento globale sulla nostra società potrebbero essere molto più radicali e temibili di qualsiasi altra cosa che Limiti avesse previsto decenni fa.

Detto questo, è chiaro che possiamo imparare molto dalla storia de I Limiti dello Sviluppo e dalla sua demonizzazione. Purtroppo, una delle cose che impariamo dalla storia è che non impariamo quasi mai dalla storia.


Traduzione dall'originale in inglese di Pandemi-camente.

sabato 7 gennaio 2012

Regolare i conti con la Natura

Guest post di Antonio Turiel (in spagnolo Saldando Cuentas con la Naturaleza).
Traduzione di Massimiliano Rupalti




Immagine dal The Daily Mail: dailymail.co.uk


*A proposito della diffusa leggenda che dice che "il ghiaccio antartico sta aumentando" vedi la nota in fondo a questo articolo.


"Regolando i Conti con la Natura" Di Antonio Turiel



Cari lettori,


un mio collega di laboratorio di tanto in tanto realizza campagne oceanografiche in Antartide. Un paio di anni fa, ebbe l'occasione di trovarsi coi sui vecchi amici in un ambiente che aveva visitato più di venti anni prima. Al ritorno mi ha raccontato molte storie sul suo viaggio, del fatto che avesse rivisto il suo vecchio vascello di ricerca oceanografica, i colleghi che ancora sono imbarcati lì...Poi è diventato pensieroso e mi ha detto: “Sai, la cosa peggiore non è che ogni volta ci sia più mare libero. Vent'anni fa gli iceberg erano bianchi, ora sono azzurri”. Risposi: “Già”, e siamo entrambi rimasti in silenzio. 


Il colore del ghiaccio indica la quantità di aria che si trova intrappolata al suo interno; nella misura in cui il ghiaccio resta intrappolato a maggior profondità ed è sottoposto a maggior pressione, l'aria tende a fuoriuscire ed il ghiaccio diventa sempre più azzurro. Quegli iceberg che aveva visto il mio collega erano di ghiaccio vecchio, probabilmente molto vecchio, ghiaccio che non aveva visto la luce del Sole da molto tempo, probabilmente da secoli. Lavorando in ciò in cui lavoro trovo molto scioccante sentire le urla ostinate del negazionismo climatico, poiché giorno dopo giorno i miei colleghi mi raccontano delle loro campagne di lavoro, o quelle dei loro colleghi, con una copertura pressoché globale. 


Raccontano che i clatrati dei fondali marini in alcune zone stanno evaporando, che le specie di pesci ed insetti tropicali si stanno spostando a latitudini più alte, che nelle specie di pesci presso le quali il sesso viene determinato dalla temperatura si osserva una sproporzione di femmine, che le temperature del Polo Nord e della Groenlandia superano di 8° la media del xx secolo in modo costante, che la maggior parte dei ghiacciai della Groenlandia stanno accelerando la perdita di ghiaccio e il fronte degli stessi retrocede, che la calotta di ghiaccio dell'Artico è sempre più sottile, che si cominciano a vedere terre libere da ghiaccio in Antartide durante l'estate australe... E questo senza tener conto di effetti più sottili come l'aumento dell'evaporazione e del suo possibile collegamento con l'aumento di eventi estremi (precipitazioni più intense in certi luoghi e, paradossalmente, siccità più pronunciate in altri, a seconda dei capricci della circolazione atmosferica generale). Se c'è qualcosa di evidente, questo è che si sta verificando un cambiamento del clima veloce e su larga scala, di una ampiezza maggiore di quello che ci mostrano i registri dell'ultimo milione di anni (escludendo le glaciazioni che sono di segno contrario) e, per quanto insensatamente possano insistere i negazionisti, scollegato dai cicli dell'attività solare.

mercoledì 4 gennaio 2012

Stiamo perdendo la guerra contro il pianeta


Sapevamo che ci eravamo messi in una guerra che non potevamo vincere quando abbiamo affrontato un intero pianeta, ma forse non ci saremmo aspettati che il pianeta avrebbe reagito così violentemente ed in modo tanto efficace. Il 2011 è stato un anno di disastri ambientali in numero ed intensità mai viste prima. E non abbiamo ancora visto niente!

Date uno sguardo alle foto della disfatta del genere umano su thinkprogress ed anche su Desdemona Despair.

(per il link di Desdemona – ringraziamenti a Cristiano Bottone. Traduzione dall'originale in inglese di Alessandro Corradini)

domenica 1 gennaio 2012

Chimica di un Impero: l'ultima Imperatrice Romana

Traduzione a cura di Massimiliano Rupalti dal post su “Cassandra's Legacy” del 22 Dicembre 2011



Galla Placidia  (388-450) è stata l'ultima (e la sola) imperatrice romana d'Occidente. Contemporanea di figure come Sant'Agostino, San Patrizio, Attila l'Unno e, forse, Re Artù, ha avuto la rara opportunità di poter fare qualcosa che i precedenti imperatori romani non hanno mai saputo fare: portarel'Impero alla sua fase finale, che doveva essere, inevitabilmente, la sua scomparsa. Questo medaglione è l'unica immagine ragionevolmente realistica che ci è rimasta di lei. L'iscrizione dice: Domina Nostra, Galla Placidia, Pia, Felix, Augusta.


Mentre stavo preparando questo saggio sull'Imperatrice Galla Placidia, mi sono ritrovato a fare una lezione improvvisata sul tema ai miei studenti di chimica durante l'ultima lezione prima di Natale. In seguito, ho pensato che avrei potuto scrivere il mio saggio nella forma di quella lezione. Quindi, eccolo qua. Questo testo è più esteso in confronto a quello che ho fatto ai miei studenti in quella occasione, ma mantiene ancora la sua essenza. Ho aggiunto solo dei sottotitoli e qualche figura.



Introduzione: chimica di un impero

Non penso che ci sarà una lezione di chimica, oggi. Siamo vicini a Natale, siete troppo pochi e quindi credo sia meglio saltare una lunga e noiosa lezione, la faremo dopo la pausa delle vacanze. Così, potremmo uscire a prendere un caffè ma, forse, potremmo anche usare questo tempo che abbiamo in un altro modo. Sapete, c'è un tema sul quale sto lavorando quando ho del tempo libero: la storia romana. Così, pensavo che, al posto di farvi una lezione di chimica, avrei potuto parlarvi di questo argomento. Vi piacerebbe sentire la storia di una principessa Romana che sposò un re barbaro e divenne l'Imperatrice di Roma?

Ora, vedo dalle vostre facce che – sì, vi piacerebbe proprio sentire questa storia. Ma notate che, probabilmente, questo è un tema che non è tanto lontano dalla chimica come potreste pensare. Sapete, le civiltà possono essere viste come enormi reazioni chimiche e voi sapete che le reazioni chimiche tendono a divampare e poi a scomparire; è ciò che chiamiamo “cinetica chimica”, l'avete già studiata. La stessa cosa avviene per gli imperi; tendono a divampare per poi sparire. Questo è ciò che è accaduto all'Impero Romano, come sapete bene. Quindi, le civiltà e le reazioni chimiche possono essere studiate con metodi simili; è un campo della scienza che va sotto il nome di “dinamica dei sistemi”. In un certo senso, ci sono forze che spingono la gente a fare le cose proprio come ci sono forze che spingono le molecole a reagire. In chimica chiamiamo queste forze “potenziali chimici”, per le persone potremmo usare il termine “destino,” oppure "karma," o qualcosa di simile. Ma probabilmente la differenza non è così grande.

Ma non vi preoccupate delle equazioni. Ho detto che oggi vi avrei raccontato una storia ed è quello che sto per fare. E' la storia di Galla Placidia, nata principessa romana, poi regina dei Goti e infine  imperatrice. E' una grande storia d'amore, sesso e guerra. Quindi, cominciamo!

La caduta di Roma.

Ora, vi chiedo di chiudere gli occhi e di dimenticare per un momento dove vi trovate. Dimenticate che siete in un'aula, dimenticate che siete studenti di chimica, dimenticate di vivere nel ventunesimo secolo. Provate ad immaginare qualcosa che è esistito nel lontano passato: l'antica Roma nei primi anni del quinto secolo della nostra era, 1500 anni fa.