Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 22 ottobre 2012

Decrescita e picco del petrolio

Da “Cassandra's Legacy”. Di Ugo Bardi. Traduzione di Massimiliano Rupalti






Questa è una versione sintetica dell'intervento che ho fatto alla Terza Conferenza Internazionale sulla Decrescita a Venezia il 21 settembre 2012


Salve a tutti.


Penso che siate venuti ad ascoltarmi oggi perché volete sapere qualcosa sulla situazione del petrolio greggio, cioè del “picco del petrolio”. Quindi, quello che posso dirvi è che il picco è arrivato ed ora ci troviamo in un mondo post picco. E' un evento che sta avendo luogo lentamente, nell'arco di diversi anni, ma penso che possiamo dire con una ragionevole certezza che il picco della produzione del petrolio è stato nel 2008.

Per provarvi quello che sto dicendo potrei mostrarvi dati e grafici, ma penso che il modo migliore per rendervi conto che abbiamo superato il picco sia quello di pensare a quanta gente sta discutendo dei sostituti del petrolio. Sapete, tutte quelle cose che producono liquidi infiammabili che possiamo usare per far andare le nostre macchine: biocombustibili, sabbie bituminose, petrolio da scisti, dei quali avrete sicuramente sentito parlare. E avrete sicuramente sentito parlare dell'idea di una “nuova era del petrolio”, che alcuni dicono stia arrivando e che viene ritenuta una cosa buona. Ma questa “nuova era” è basata su risorse sporche che sono conosciute da decenni (almeno) e sono sicuro che voi avrete capito che sono costose, se non altro guardando i prezzi della benzina. Oggi, siamo costretti ad usare queste risorse esattamente perché abbiamo superato il picco di produzione del petrolio convenzionale. In questo senso, siamo stati capaci di mascherare il picco, per il momento, evitando un declino ovvio della produzione di combustibili liquidi. In un certo senso, ci siamo comportati come quelle persone che cercano di mascherare la loro età tingendosi i capelli. Possono riuscire a sembrare più giovani, ma solo per un po'.

Il problema, tuttavia, non è tanto per quanto tempo saremo in grado di mantenere la produzione di liquidi stabile, ma che le risorse che stiamo usando a questo scopo hanno un rendimento energetico basso e fanno danni terribili a un sacco di cose. Stiamo distruggendo aree enormi, avvelenando le falde acquifere e costringendo l'agricoltura ad allontanarsi dalla produzione di cibo. Oltre a questo, stiamo aumentando la quantità di gas serra generati rispetto alla stessa quantità di energia prodotta. Le emissioni continuano ad aumentare e il cambiamento climatico accelera, come potete capire da quanto è accaduto al Polo Nord quest'anno.

Quindi, in un certo senso, il picco del petrolio è stata una delusione. Era probabilmente la prima manifestazione moderna del concetto di “decrescita”, quando si era iniziato a discuterne una decina di anni fa. Ci aspettavamo che l'era post picco avrebbe stimolato lo sviluppo di risorse pulite ed alcuni di noi (me incluso) pensavano che ci avrebbe salvati dal riscaldamento globale, o che ne avrebbe almeno ridotto fortemente l'importanza. Ma, sfortunatamente, non è andata così.

Oggi stiamo discutendo un altro tipo di decrescita, intesa prevalentemente come una scelta personale e gran parte di noi crede che sia una cosa buona. E' un atteggiamento che sembra simile a quello che avevamo nei confronti del picco del petrolio dieci anni fa. Ma è possibile che stiamo facendo lo stesso errore? Voglio dire, potremmo essere troppo ottimisti circa quanto possa portarci la decrescita?

Lasciate che vi ponga una domanda: quali problemi pensate che possa risolvere esattamente la decrescita? Forse pensate che decrescendo sarete più felici e questo può certamente essere. Ma la decrescita può risolvere il problema del clima? Può ridurre l'inquinamento e lo stress dell'ecosistema? Di sicuro se tutti decidessimo di ridurre i nostri consumi, l'impatto degli esseri umani sul pianeta verrebbe ridutto. Ma se solo alcuni di noi decidessero di decrescere, le risorse che non consumiamo noi non verrebbero consumate da qualcun altro? In quel caso, l'impatto umano non cambierebbe.

Inoltre, anche se la decrescita volontaria dovesse avere un effetto significativo, sarebbe abbastanza? Il cambiamento climatico potrebbe essere già da ora irreversibile, nel senso che potremmo aver scatenato un meccanismo che potrebbe fare in modo che la Terra continui a scaldarsi indipendentemente da ciò che faremo. Ridurre le emissioni o persino smettere di bruciare combustibili fossili non fermerebbe il riscaldamento globale. Se le cose stessero così, la decrescita da sola non sarebbe la soluzione, proprio come il picco del petrolio non lo era. Avremo bisogno della geoingegneria per salvarci? Forse, ma la bioingegneria è compatibile con la decrescita? Se la nostra economia si contrae molto, dove troveremmo le risorse necessarie per la geoingegneria?

Non vi sto facendo una domanda retorica: io stesso non so la risposta. Quello che so è che stiamo affrontando problemi incredibilmente complessi. Non sappiamo quali tipi di soluzioni possano esserci per il riscaldamento globale e per il collasso dell'ecosistema. Non sappiamo nemmeno se ci sono soluzioni in assoluto. Ma penso che possiamo dire, almeno, che è stata la crescita ad ogni costo che ci ha portati all'incertezza nella quale ci troviamo ora. Fermare la crescita di sicuro non può farci più di tanto male!








10 commenti:

  1. Personalmente credo che sia meglio cominciare subito ad adattarsi ad un mondo nel quale le risorse saranno scarse. Chi si prepara prima potrà camminare ben più agevolmente quando arriverà la tempesta. Sul clima possiamo fare già meno, subiremo comunque le scelte stupide fatte dalla folla.

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  2. ...Oggi leggevo Bioethics della Pierce per una sanità sostenibile e si citva tale Elliot che nel '97 avrebbe detto (a memoria ) : " morale significa anzitutto sostenibilità ecologica che pensi al presento e futuro delgi ecosistemi..." Per affrontare i problemi sopra citati senza procedere in ordine sparso serve anzitutto una nuova morale che tenga in considerazione quello che non abbiamo mai avuto, almeno da quando Dio morì a fine '800, e cioè una coscienza di specie...Individuo bye bye...

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    1. Senza Dio non ci possono essere umani con una morale degna di questo nome.

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    2. Dio ci ha donato l'intelligneza.
      Un vero peccato non averla usata.

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    3. A far una classifica degli orrori commessi nella Storia da credenti e non-credenti, nè esce malissimo...

      ...il genenere umano. Il problema non mi pare sia quel in cui si crede, ma quel che si è disposti a fare o non-fare in nome dei propri ideali per rendere il mondo un posto migliore.

      Chiunque sia disposto a "fare" per migliorare la situzione attuale è mio amico. E credo che Dio, qualunque sia la concezzione che si abbia di Lui, non avrebbe nulla da ridire su questo.

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  3. Dio non ha morale. Dio è al di là del bene e del male, è contemporaneamente bianco e nero, così come lo rappresenta la Genesi (Io formo la luce e creo le tenebre, dispenso la prosperità e provoco la sventura). La concezione cristiana di Dio è blasfema. In ogni caso Dio mostrerà presto quanto il suo potere sia del tutto amorale.

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    1. Dio è il Bene e la concezione cristiana di un Dio Amore che si dona nella morte di croce per la remissione degli errori degli uomini non è blasfemia, ma il dolce sentire di S.Francesco. Il tuo dio mi sembra più simile a satana.

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  4. ...Volevo semplicemente dire che Nietsche certifica la fine di ogni neoplatonismo/ dualismo più o meno nascosto come in Hegel, ed oggi più che mai ,cum grano salis, visto che ci arriva anche qualche scienziato, serve una morale ispirata alla sostenibilità più che all'individuo che nasconde sempre un dualismo col mondo naturale...Se possiamo giustificare quello che sarà necessario fare col peak eveything per salvare la maggior complessità possibile della società umana e degli ecosistemi, forse possiamo agire non solo a cuor più leggero ma anche con maggiore chiarezza di pianificazione...Meglio scendere tanti gradini, e lasciare indietro il diritto alla privacy, alla mononuclearità familiare di tanti nel mondo occidentale ,( per gli altri non "occidentali" meglio non dire, visto che il loro posto non è di questo mondo come per molti delle fascie subdesertiche), che ruzzolare giù per il burrone...Credevo esser stato inteso.

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    1. volevo anch'io dire che senza l'intervento di Dio le menti umane sanno concepire ben poco di buono, figuriamoci la salvezza del pianeta.

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  5. Vi segnalo che SERGE LATOUCHE terrà una conferenza dal titolo:

    Quale rapporto fra economia, ecologia e filosofia?
    L’occasione della crisi.
    Università Roma Tre
    Facoltà di Lettere e Filosofia - via Ostiense 234
    Data: mercoledì 7 novembre ore 9.30
    Informazioni sul sito dell'Università Roma Tre

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