Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 2 settembre 2012

Smentito il Picco del Petrolio? Il Meccanismo della Negazione al Lavoro

Da Cassandra's Legacy. Traduzione di Massimiliano Rupalti.
La pubblicazione del rapporto dal titolo “Petrolio: la prossima rivoluzione”  di Leonardo Maugeri è diventata virale ed ha generato un'ondata di risposte tutte incentrate sul tema che “il picco del petrolio è stato smentito”. Potremmo assistere ad una ripetizione della campagna di negazione che, negli anni 90, ha gettato “I Limiti dello Sviluppo” nella pattumiera delle teorie scientifiche sbagliate.


Nel 1989, Ronald Bailey ha pubblicato un articolo su “Forbes” nel quale attaccava lo studio del 1972 “I Limiti dello Sviluppo” dicendo che: “I Limiti dello Sviluppo” hanno previsto che ai tassi di crescita del 1972 il mondo avrebbe terminato l'oro nel 1981, il mercurio nel 1985, lo zinco nel 1990, il petrolio nel 1992 e rame, piombo e gas naturale nel 1993”.

Nessuna simile affermazione era contenuta nel libro dei “Limiti”, tuttavia l'attacco di Bailey ha avuto un incredibile successo. E' diventato virale ed è stato ripetuto in continuazione da gente che non si è mai preoccupata di verificarne il contenuto. Alla fine ha generato la leggenda degli “errori del Club di Roma”, ancora viva e vegeta oggi, che sta alla base della diffusa opinione negativa sullo studio dei “Limiti” (questa storia è descritta qui, così come nel mio libro “I Limiti dello Sviluppo Rivisitati”).

La demolizione dei “Limiti” rimane oggi un esempio classico del meccanismo della negazione nella comunicazione scientifica, come descritto, per esempio, da Naomi Oreskes ed Eric Conway in “Mercanti di Dubbio”. Meccanismi analoghi hanno lavorato contro la scienza del clima, contro gli studi sugli effetti sulla salute del fumo, contro studi sull'inquinamento ed altro. Tuttavia, l'idea che siamo vicini al picco di produzione mondiale del petrolio (Picco del Petrolio) era rimasta finora immune da questo tipo di negazione. 

Questo potrebbe cambiare con la pubblicazione del recente studio di Leonardo Maugeri dal titolo “Petrolio: la prossima rivoluzione” che ha generato un vero e proprio tsunami di post ed articoli tutti basati sul concetto che “il Picco del Petrolio è stato smentito”. Potremmo assistere ad un effetto “palla di neve” simile a quello causato dall'articolo del 1989 di Bailey che ha distrutto la credibilità de “I Limiti dello Sviluppo”. 

Per chiarire il mio punto di vista, lasciatemi dire che lo studio di Maugeri è serio. Di sicuro, può essere criticato (per esempio qui, qui e qui), ma è molto meglio del pezzo di pura calunnia di Bailey o di altri pezzi di propaganda indirizzatei, per esempio, alla scienza del clima. Ma questo ha poco a he vedere col meccanismo della negazione. Il problema è che gran parte della gente – compresi coloro che prendono le decisioni – non hanno tempo, inclinazione e competenza per andare in profondità in problemi come l'esaurimento delle risorse. Così, quando affrontano un problema complesso e ricco di sfumature, tendono a scegliere l'interpretazione che piace loro di più – è chiamato il “pregiudizio di conferma”. Ora, sicuramente le buone notizie sono meglio delle cattive e per molta gente uno studio apparentemente autorevole che dice che non stiamo finendo il petrolio è preferibile ad uno di oscurità e rovina tipico di gran parte degli studi sull'esaurimento. 

Il problema è che le tesi di Maugeri sono basate su ben poco: principalmente su una nuova valutazione delle riserve di petrolio che tengono conto delle cosiddette risorse “non convenzionali”. Di recente, la crescita in questo settore è stata rimarchevole, vero, ma tutto ciò che che questa “rivoluzione petrolifera” è riuscita a fare finora è evitare il declino che sarebbe avvenuto se ci fossimo affidati al solo petrolio convenzionale. Tuttavia, il fatto che non abbiamo visto un picco ben definito nella produzione del petrolio mondiale è sufficiente a dare peso all'idea di Maugeri. Paradossalmente, i numerosi tentativi di criticare lo studio potrebbero essere stati controproducenti, dandogli la visibilità che non merita. 

Un paio di decenni fa la gente ha cominciato a riferirsi allo studio dei “Limiti dello Sviluppo” come “all'errore del Club di Roma”. Assisteremo al Picco del Petrolio come “all'errore di ASPO”?. E' troppo presto per dirlo, ma possiamo escludere questa possibilità. Specialmente se i prezzi del petrolio dovessero collassare nel prossimo futuro – come hanno fatto nel 2008 – molta gente potrebbe prenderla come una vendetta della tesi di Maugeri. Non importa se il collasso dei prezzi causerà anche un declino della produzione – come lo stesso Maugeri dichiara chiaramente nel suo studio. Molta gente percepisce i problemi col petrolio solo in termini di prezzo, non di produzione. Se vedremo lo sviluppo di questo tipo di eventi, ci vorrà molto tempo e sforzo per porre rimedio alla percezione generale sul Picco del Petrolio, proprio come c'è voluto molto tempo e sforzo per combattere la percezione che lo studio dei “Limiti” fosse “sbagliato”. 

D'altra parte, il lavoro di Maugeri potrebbe venire semplicemente dimenticato quando sarà chiaro che la “rivoluzione petrolifera” che ha previsto non sta avvenendo. La comunicazione è un campo in cui la previsione è sempre molto difficile, anche di più che con la produzione di petrolio. La sola cosa che possiamo dire con certezza è che siamo sensibili alla diffusione virale di leggende. E' il modo in cui funziona la nostra mente, non si è evoluta per la pianificazione a lungo termine.  








2 commenti:

  1. Cresceremo benissimo anche senza petrolio, gas, carbone, rame, pesci nel mare, senza cibo nei campi, né acqua e persino senza ossigeno e a 3000 gradi centigradi. Credetemi il PIL salirà! Cresceremo all'infinito! L'ingegno umano non ha limiti!

    Opss!! Ingegno?! Volevo dire FANTASIA, scusate.

    Il negazionismo tenta di confutare quel che il più elementare buonsenso sancisce: se hai una torta e la divori senza sosta quella, prima o poi, finirà. Nessuno sostiene che prima di finire la torta rimarranno un sacco di briciole. Il negazionismo però crede (o fa finta di credere) che le briciole siano come le fette che ci siamo già mangiati, ma più numerose ed persino migliori: basta usare le pinze invece del coltello e del cucchiaio, dicono con cieca fede i negazionisti; basta avere le pinze adatte! E' solo un fatto di tecnologia!

    C'è veramente bisogno di discuterne? Dico io.

    E' innegabile che la tecnologia, a volte, possa fare miracoli, ma non riuscirà mai a mettere buonsenso in chi vedrebbe il suo reddito calare o azzerarsi con quella virtù. Per certi "miracoli" serve ancora Quello del piano di sopra, a quanto pare, ma ho l'impressione è che stiamo incominciando a chiedere un po' troppo persino a Lui e spero tanto che non abbia già perso la Sua proverbiale pazienza nei nostri confronti.

    Un saluto a tutti dal Panda

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  2. la mente del neandhertal non pianificava a lungo termine, ma oggi ci sono anche persone intelligenti che si chiedono cosa sarà tra 10, 20 o più anni. Certo che la maggior parte dell'homo sapiens (sapiens?) si chiede cosa mangerà a cena, ma il merito di quest'involuzione va ricercato nei condizionamenti diabolici di quella scatola, che viene da quella maggior parte guardata avidamente. Curiosamente durante una vacanza, sono entrato in una chiesetta e accanto alla porta d'ingresso era evidenziato uno stralcio della lettera a Timoteo di S.Paolo di quasi 2000 anni fa, che pressappoco recitava: alla fine dei tempi gli uomini non sopporteranno più la sana dottrina, ma preferiranno il continuo parlare di cose vuote ed inutili. A me questo continuo parlare di cose vuote ed inutili ricorda un cosa che c'è in tutte le case.

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