Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 21 luglio 2012

Michael Mann: continua l'assassinio mediatico


 Michael Mann, scienziato del clima, è stato preso come obbiettivo di un'indegna campagna mediatica di discredito per il suo lavoro sulle ricostruzioni paleoclimatiche. La campagna continua ancora oggi e diventa sempre più violenta e diffamatoria.


Continua l'assassinio mediatico di Michael Mann, scienziato "scomodo" per il suo lavoro sul cambiamento climatico. Una volta ci raccontavano che queste cose le faceva la "Pravda", al tempo della vecchia Unione Sovietica. Ma ora vediamo che qui da noi in Occidente queste cose le fanno anche meglio e sicuramente in modo anche più pesante.

L'articolo che vedete qui sotto è preso dal "National Review" di pochi giorni fa. Non ve lo sto a tradurre, anche perché farlo mi causerebbe probabilmente una crisi di disgusto. Ma, anche se non masticate troppo l'inglese potete capire senza problemi che il tema dell'articolo è l'accostamento di Michael Mann a Jerry Sandusky, uno che violentava i bambini. L''unico elemento che lega i due il fatto che Sandusky faceva l'allenatore di football alla stessa università di Mann. Questo basta per definire Michael Mann come "Il Jerry Sandusky della scienza del clima". 

Mi posso solo immaginare come ci si deve sentire al posto di Michael Mann. Va bene che lui ha annunciato un'azione legale contro questi XXXX di YYYY. Magari riuscirà a farli ritrattare, però essere accostato pubblicamente a uno stupratore di bambini è veramente una cosa pesantissima.

Su una nota un tantino più positiva, va anche detto che questa gentaglia sembra essere veramente a corto di argomenti se non trovano di meglio che ridursi a queste cose. Sembra che ci sia ancora chi gli da retta, ma se continuano così, rimarranno in pochi - si spera.

A proposito di Mann, vi può anche interessare questa sua apparizione su TED, con sottotitoli in italiano preparati da Massimiliano Rupalti

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Football and Hockey
By Mark Steyn
July 15, 2012 6:22 P.M.

In the wake of Louis Freeh’s report on Penn State’s complicity in serial rape, Rand Simberg writes of Unhappy Valley’s other scandal:

I’m referring to another cover up and whitewash that occurred there two years ago, before we learned how rotten and corrupt the culture at the university was. But now that we know how bad it was, perhaps it’s time that we revisit the Michael Mann affair, particularly given how much we’ve also learned about his and others’ hockey-stick deceptions since. Mann could be said to be the Jerry Sandusky of climate science, except that instead of molesting children, he has molested and tortured data in the service of politicized science that could have dire economic consequences for the nation and planet. 

Not sure I’d have extended that metaphor all the way into the locker-room showers with quite the zeal Mr Simberg does, but he has a point. Michael Mann was the man behind the fraudulent climate-change “hockey-stick” graph, the very ringmaster of the tree-ring circus. And, when the East Anglia emails came out, Penn State felt obliged to “investigate” Professor Mann. Graham Spanier, the Penn State president forced to resign over Sandusky, was the same cove who investigated Mann. And, as with Sandusky and Paterno, the college declined to find one of its star names guilty of any wrongdoing. If an institution is prepared to cover up systemic statutory rape of minors, what won’t it cover up? Whether or not he’s “the Jerry Sandusky of climate change”, he remains the Michael Mann of climate change, in part because his “investigation” by a deeply corrupt administration was a joke.

4 commenti:

  1. Ugo, noi, non tu ed io, ma noi tutti preferiamo finire bolliti.
    Come un tossico dipendente preferisce terminare l'esistenza con una overdose.
    Noi non riusciamo a sopportare a lungo il senso del limite, qualunque esso sia.
    Anche se poi non riusciamo a sopportare troppa realtà, come poeticamente T.S.Eliot ha detto in uno dei suoi famosi versi.Il mito ci dice questo da sempre e in tutte le maniere.
    Per andare oltre il limite occorre la metamorfosi per antonomasia è cioè la morte.
    Se anche riuscissimo a condurci tutti quanti a vivere cent'anni in salute, l'angoscia del limite non svanirebbe.
    Questa impresa, oggi, sarebbe il capolavoro dell'umanità, ma dovremmo scegliere di vivere tutti come artisti.
    E per vivere come tali il denaro serve ma non è sufficiente.
    Anzi, può diventare un ostacolo come le vicende della furor-finanza mostrano.
    Evidentemente stiamo scegliendo l'olocausto, che significa appunto "bruciare per intero".
    Molti preparano l'estinzione di giorno e sognano
    la resurrezione di notte, solo qualcuno il contrario.
    Il mito ci racconta anche della Fenice, che risorge dalle proprie ceneri.
    Sarebbe possibile fare un rogo simbolico del comportamento collettivo che ci ha portati in queste condizioni e risorgere materialmente dalle simboliche ceneri di tale rogo.
    Ma ciò implicherebbe la comprensione di quanto sia sproporzionato il desiderio di cose materiali rispetto alla possibilità e al senso di appagarlo.
    Si potrebbe ancora incendiare sulla spiaggia il cavallo di Troia, ma è più confortante credere che sia colmo di regali come una cornucopia.

    La notte sta per finire.
    E purtroppo addà a passà 'na lunga jurnata.

    Marco Sclarandis

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  2. Eh, beh, Marco, l'hai detta proprio giusta. In fondo, dentro il SUV c'è l'aria condizionata!

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  3. Su "fisicamente.it" c'è una descrizione che ritengo veritiera sulla concatenazione di eventi che anno portato all'esplosione del reattore nucleare di Chernobil.
    E il resoconto dell'incidente aereo del volo Air France 447 dal Brasile a Parigi è un'altra storia, vera, che sarebbe opportuno leggersi tra una distrazione e l'altra.
    Sono entrambi molto interessanti perchè mostrano come il meccanismo della catastrofe può essere difficilissimo da disinnescare, una volta che sia arrivato allo stadio dove lo scorrere del tempo domina su tutto.
    L'assassinio mediatico di scienziati come Michel Mann appare proprio come
    l'estremo tentativo del criminale che ha piazzato l'ordigno, di impedire che l'artificiere lo disinneschi.
    E i gonzi con qualche potere, che non credono o non riescono a convincersi dell'estrema potenza distruttiva del cambiamento climatico rendono il lavoro dell'artificiere sempre più pericoloso.
    Sprechiamo tempo preziosissimo per accumulare ulteriori prove a favore o contro il riscaldamento climatico, che a catena provocherebbe cambiamenti nell'agricoltura per esempio, quando già quelle che abbiamo ci dicono che pessimi scenari sono già altamente probabili.
    Tra meno di un decennio avremo la certezza che l'aggeggio è veramente un ordigno esplosivo, che l'innesco è attivato, che la potenza dell'esplosione è proprio quella ipotizzata e che il dinamitardo è veramente diabolicamente ingegnoso?
    Se invece che un ordigno era un gingillo, sarebbe stato poi così catastrofico essere semplicemente prudenti?
    Al contrario, a cosa servirà poi essere ottimisti e dirsi che con un pò d'allenamento si potrebbe scappare come dei centometristi?
    Sto esercitandomi nell'assumere un'olimpico distacco dall'imminente futuro che si sta concretizzando.
    E' difficile perchè implica di praticare il bis-pensiero,profetica invenzione di George Orwell.
    Nella fattispecie, bisogna abituarsi a considerare gli indizi che dicono che vi sia in atto un cambiamento grave e irreversibile, siano invece il segno che gli eventi siano transitori e innocui.
    In altre parole che fuggire o lottare sia la stessa cosa.
    Replicare con un commento su un blog come questo fa parte dell'esercizio.
    Prima o poi il bis-pensiero diverrà inutile.
    Di questo sono sicuro.
    Spero che avvenga prima del 2084.
    Praticare il bis-pensiero è estenuante.
    Mi sembra già un incubo farlo fino al 2014.

    Marco Sclarandis.

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  4. Ad onor del vero, il legame starebbe nel fatto che entrambi furono sottoposti ad indagine da parte della Penn State University, ed in entrambi i casi l'Universita' non ritenne di prendere provvedimenti nei loro confronti. In entrambi i casi fu coinvolto nelle indagini il presidente del'Universita', che si e' poi dovuto dimettere quando lo scandalo dell'allenatore stupratore e' venuto alla luce. E' verissimo che l'accostamento e' di cattivo gusto, visto il crimine di cui e' colpevole l'allenatore; ma in realta' il ragionamento sarebbe che la vicenda dimostra che in almeno un caso, e di gran lunga il piu' grave, l'Universita' ha preferito coprire una cattiva condotta piuttosto che denunciarla pubblicamente.

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