Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 4 maggio 2012

La degenerazione industriale

Articolo da The Oil Crash. Traduzione di Massimiliano Rupalti

Immagine da http://sightsandlights.blogspot.com.es


Di Antonio Turiel


Cari lettori,

oggi mi sono bruciato un dito. Ho aperto il gas per far cuocere le lenticchie ed ho tardato un secondo o due in più del necessario. Troppo. La fiamma del fiammifero era già arrivata alla punta del mio indice e praticamente mentre lo avvicinavo al bruciatore ho dovuto iniziare ad agitarlo per spegnerlo. Un aneddoto banale, come vedete, un piccolo incidente quotidiano senza alcuna importanza. Tuttavia, a volte le situazioni banali nascondono cambiamenti più profondi e di maggior importanza di quanto possa sembrare. Di sicuro, l'ultima scatola di fiammiferi che ho comprato contiene dei fiammiferi più corti. Abbastanza più corti, tipo un terzo in meno di lunghezza, più o meno. Non solo questo, sembrano anche più sottili. No so se è a causa di un cambiamento di marca o di un cambiamento di modello di fabbricazione della stessa marca: i fiammiferi li prendo al supermercato, sempre nello stesso posto e non ho mai fatto caso di che marca siano. La verità è che in questo posto c'è un solo tipo di fiammiferi, quindi non potrei scegliere neanche volendo. E, alla fine, chi se ne frega dei fiammiferi? Semplicemente devo fare più attenzione quando accendo il fuoco. Non è un gran cambiamento.

Ultimamente sto rimanendo senza jeans. Voglio dire, che siano in uno stato decente. Prima un paio di jeans mi duravano in buone condizioni un paio di anni. Bene, quando dico prima intendo dire una decina di anni fa più o meno. Molto prima di così, quando ero un bambino, il tessuto dei jeans era talmente spesso che quando gli altri bambini giocavano a darti frustate sul culo con le corde della trottola, non dovevi preoccuparti se quel giorno portavi i jeans, perché quelli erano impenetrabili e duravano oltre il tempo in cui ti andavano bene come taglia. Alla fine, il problema è che adesso i jeans non mi durano niente.

Certamente non vado in negozi fighi dove ti possono vendere quelli più fashion e probabilmente di miglior qualità. Alla fine però continuo ad andare negli stessi posti in cui andavo ed ora praticamente mi ritrovo che dopo il primo lavaggio la trama del pantalone comincia a sfilacciarsi. Si da il caso che abbia in paio di jeans che non hanno nemmeno un anno e che potrebbero essere utilizzati come vestiti perfetti per “La notte dei morti viventi”. Bene, è anche vero che un paio di jeans non sono così cari (anche se ultimamente costano di più) e non succede nulla se li ricompri più di frequente. In più posso usare altri tipi di pantaloni... ma il fatto è che da poco ho comprato un paio di pantaloni di tela in un negozio di una marca famosa, molto gradevoli al tatto, molto ben rifiniti, quasi vaporosi. Tanto vaporosi che il primo giorno che ha tirato la tramontana (vento forte e freddo tipico di queste regioni), mentre me ne stavo col bambino al parco, i pantaloni si sono induriti e rotti. Bene, non succede niente, nemmeno questi erano cari...

Sono due esempi quotidiani presi a caso fra molti altri: biglietti della metro o del treno sempre più sottili e fragili, offerte sempre più restrittive al supermercato, attrezzi col manico di plastica che si rompono durante la prima ora d'uso, ombrelli che si piegano quando li richiudi, scarpe che si scollano prima che finisca la loro prima stagione, bottiglie e cartoni dalle pareti sempre più sottili... Tutti questi esempi illustrano un fenomeno sottostante che sempre di più sta acquistando la legittimità di naturale e che va molto oltre l'obsolescenza programmata alla quale siamo già abituati. Sono lampi, sintomi di un fenomeno nuovo, di un cambiamento più profondo: la degenerazione industriale.

Fino ad ora i prodotti erano progettati per durare un certo tempo ed obbligarci a sostituirli ogni tot di tempo e mantenere così la produzione e la crescita esponenziale dell'economia. Come abbiamo già discusso, questo è il motivo di così tanto spreco. In modo consapevole o inconsapevole, tutti sappiamo che queste sono già le regole del gioco, ma siccome una tale e frenetica attività di comprare, usare e gettare manteneva in moto l'economia e in fondo ci garantiva il mantenimento di un livello di reddito che ci permetteva di seguire questo gioco, non ci importava molto. Così, gli abitanti dei paesi che si autodefiniscono “civilizzati” sono arrivati a ritenere “normale” che si debbano cambiare i vestiti ogni anno, il computer ogni tre, l'automobile ogni cinque e la casa ogni dieci anni. Ed hanno ragione a ritenere questa pratica “normale” perché è quella che di fatto è arrivata ad essere la norma o l'abitudine, in realtà imposta.

Tuttavia, il processo che affrontiamo ora è di una natura molto diversa. Qui non si tratta di massimizzare il ciclo produttivo ed il suo rendimento, ma di qualcosa di più perverso e dannoso. Succede che con lo sprofondamento della classe operaia in queste prime fasi della Grande Esclusione il consumo sta crollando e l'idolatrato equilibrio fra domanda e offerta che permette di fissare il prezzo si sta spostando a sinistra nella misura in cui la domanda scende e i prezzi sono costretti a fare lo stesso. Tuttavia i grandi industriali, che hanno in funzione un sistema di produzione su grande scala, con grandi fabbriche ed enormi reti di distribuzione, hanno un'inerzia strutturale troppo alta per poter rispondere agevolmente ai cambiamenti. Nel caso di alcuni prodotti più cari (di maggior valore aggiunto) la domanda è stata distrutta per non tornare mai più. E' il caso, per esempio, delle auto: la maggior parte della gente che non può più permettersi l'automobile non se la potrà permettere più. In questo caso l'unica soluzione per l'industriale è ridurre la produzione, il che significa chiudere fabbriche e lasciare la gente sulla strada (retroalimentando la distruzione della domanda in generale, poiché un lavoratore in meno è un consumatore – o forse di più – in meno).

Tuttavia ci sono molti altri prodotti la cui domanda latente continua ad essere alta, ma non si esprime in domanda reale semplicemente perché la gente non si può permettere qualsiasi prezzo. E' il caso principalmente dei prodotti di prima necessità, come gli alimenti ed il vestiario. In questo caso, l'industriale tenta logicamente di ridurre il prezzo di vendita dei sui prodotti, che sia per mezzo della riduzione dei margini di guadagno (il che va contro i suoi interessi) o attraverso la riduzione dei costi. Per ridurre i costi può abbassare i salari dei suoi operai, ma questa strategia ha un percorso limitato e inoltre tanto meno guadagneranno i suoi lavoratori e tanto meno consumeranno (di nuovo il terribile dilemma del capitalismo). Cosicché a lungo termine la migliore ed unica strategia passa attraverso la riduzione dei costi essenzialmente produttivi. L'ideale sarebbe se questa riduzione arrivasse da un miglioramento senza limiti dell'efficienza, ma la termodinamica in questo è molto cocciuta (in un prossimo post affronteremo il tema dell'entropia come sovrana tirannica e suprema del nostro mondo) ed il margine di miglioramento finisce per essere scarso o nullo. Pertanto, ciò che alla fine rimane è la semplice diminuzione dell'apporto di materiali, del consumo di materie prime nella produzione, soprattutto ora con gli inizi del Peak Everything (il picco di tutto, o Grande Scarsità) sono sempre più cari.  L'industriale va così progressivamente degradando la qualità dei suoi prodotti, tentando di portarli al limite dell'immaterialità, ma per il sentiero sbagliato (niente a che vedere con tanto decantata e mai vista dematerializzazione dell'economia).

La cosa perversa di questo meccanismo di progressivo degrado della qualità dei nostri oggetti quotidiani è che vari decenni di convivenza con l'obsolescenza programmata ci hanno resi molto sottomessi a questo tipo di processo di degrado. Lo accettiamo quindi come “normale”, perché segue la vecchia norma dell'obsolescenza programmata per la quale tutto sia di qualità scadente e che debba essere sostituito periodicamente. Certo che possiamo percepire che il ciclo dell'obsolescenza ora è più breve, ma siccome in generale i cicli dell'obsolescenza sono andati riducendosi col tempo è normale interpretarli come parte del BAU, del normale modo di procedere. Tuttavia, in questa occasione si sta forzando il ciclo di obsolescenza fino a degli estremi ridicoli, come nel caso dei fiammiferi col quale ho aperto il post e come con tanti altri esempi che sicuramente il lettore potrà trovare, il che evidenzia che il motore di questi cambiamenti non è tanto l'accelerazione del ciclo produttivo ma la disperazione di ridurre i costi. La maggior parte della gente confida sommessamente nei benefici del “sistema”, del BAU, nel suo compito e assume implicitamente che con questa accelerazione dell'obsolescenza il capitale fluirà più rapidamente e ci saranno rendite sufficienti per rimanere in questo gioco. Niente di più lontano dalla realtà. Il progressivo degrado dei beni di consumo comuni è in realtà un ulteriore passo verso la Grande Esclusione.

La degenerazione industriale porta con sé molti altri effetti negativi, in particolare la perdita della capacità industriale e dell'economia di scala. La produzione di molti beni oggigiorno è possibile solo perché vengono prodotti su grande scala grazie all'uso intensivo di energia a buon mercato. Mentre si degradano le rendite disponibili ai consumatori, tutte queste imprese collasseranno e perderemo progressivamente le conoscenze e la capacità di produrre industrialmente molti prodotti finiti, ma non solo questo, anche la capacità di produrre diverse materie intermedie necessaria in diversi processi industriali e di cui di fatto avremmo bisogno per poter installare il nostro sistema energetico alternativo basato sull'energia rinnovabile che sogniamo e che sicuramente non saremo in grado di permetterci. Insomma, perderemo la base industriale, il muscolo produttivo necessario per intraprendere qualsiasi attività industriale.

Arriverà il momento in cui alcuni industriali ingegnosi cominceranno ad offrire prodotti che, semplicemente, saranno ben costruiti, probabilmente in modo artigianale. Ma questo ad un suo prezzo. Sarà in quel momento che conosceremo qual è il prezzo reale delle cose. E questi nuovi prodotti fatti in modo antico non saranno a buon mercato ed anche se emergeranno per rispondere ad una massiccia domanda di avere oggetti di qualità sufficiente, finiranno per essere prodotti praticamente di lusso. Come lo sono stati, di fatto, nel modo antico: la gente prima non rinnovava il mobilio di casa, ma a dir molto comprava qualche mobile durante la propria vita e gli armadi, i letti, i comodini e gran parte del mobilio, passava di generazione in generazione. E in questo momento la grande maggioranza della popolazione si renderà conto fino a che punto è sceso il proprio livello di vita, fino a che punto ci siamo resi poveri senza rendercene conto. Ancora una volta come nella metafora della rana nell'acqua che bolle.


Saluti.
Antonio Turiel


21 commenti:

  1. Perché all’alba
    Prima che ogni porta s’apra
    Tutto si comporta ancora
    Come se fosse scorta inesaurita
    Eppure
    V’è sempre meno posto
    Dove di ora in ora
    Non dilaghi il guasto che è in agguato
    Sì che la sera
    Compiuto ciò che importa
    Pure la quiete e la penombra
    Diventano presto scarto
    Che sia che non sappiamo
    Che tramandare scorze
    Che più non ricordiamo
    La ragione delle nostre impalcature
    Ma fulgente e breve nella notte
    Compare per noi in cielo
    Un timido suggerimento
    Anche noi come meteore
    Si transita e ci si spegne
    Che il nostro passaggio almeno
    Lasci in altri il ricordo della luce

    Fu la fòrmica in combutta
    con l’alluminio anodizzato
    ad indurci a rimirare
    il ligneo mobilio del tinello
    con pietosa commiserazione
    forse era l’afrore della vinilpelle
    unito allo sfrigolìo del Terital
    al tonfo di Moplen delle scodelle
    ad aprirci alle visioni futuristiche
    negate agli abitudinari amanti
    delle lane piume e cuoi
    perenni sostanze dei salotti
    complici i tubi fluorescenti
    ci siamo liberati a vagonate
    di arredamenti declassati ad anticaglie
    e da cianfrusaglie ma moderne
    ci siamo fatti accompagnare
    all’agognata fine d’un millennio
    ora che il domani ansima
    per non farsi ingoiare dallo ieri
    rimaniamo attoniti
    di fronte al policarbonato
    il tubo catodico non fiata
    sa che una lastra di plasma ionizzato
    presto lo caccerà di casa
    abbiamo perso e guadagnato
    da questa alluvione di ricambi
    ma il condizionatore
    non vuole farci da notaio
    sordido il computer
    fa orecchi da mercante
    al mercatino dell’usato
    la bici in fibra di carbonio
    addossata ad un triciclo della nonna
    Saggia ci ammonisce
    chi ha avuto ha avuto
    e chi ha dato dato
    anche la nostalgia è merce del passato

    Questi versi sono separati da un quarto di secolo di distanza.

    Nobiliteremo il truciolato
    l'alluminio anodizzato
    masoniti e steatiti
    l'anziana bakelite
    i neonati nanofatti
    neanche ancora battezzati
    non verranno lasciati fuori
    naturalmente i manufatti
    purchè trattattati al plasma
    o dal volgare ittriogranato laser

    verrà considerato in causa
    l'untuoso ma onesto teflon
    basta che non attacchi briga
    con i mastelli di moplen
    stiano tranquille le persiane
    le sdraio le cerate in pivicì
    che cinguettano preoccupate
    istigate dalle betonelle
    dai parquet in laminato

    le maniglie di latta pressofusa
    la lamiera zincata fosfatata
    il cemento precompresso
    le poltiglie e le fanghiglie
    che indurite diventano graniglie
    sedute e garitte idrosanitarie
    talvolta inglobanti foto e perle
    nonchè slogan e conchiglie
    a tutte daremo un feudo
    un titolo una livrea

    le cianfrusaglie varie
    indocinesi magrebinpolacche
    brianzole o di diverse scuole
    avranno casato e stemma
    e se ci sarà il dilemma
    tra marchesati contee e ducati
    indagheremo genealogia ed araldica
    sia delle lacche alchidiche
    che di quelle poliuretaniche
    pur di non diseredarle

    faremo un gran reame
    ricco di possedimenti
    dove i regali di natale
    delle nozze per le lauree
    sfoggeranno col massimo splendore
    in un maniero termoplastico
    dal ponte levatoio in perspex satinato
    i merletti inossidabili le grate in abiesse
    il fossato in profilo estruso
    e anche le madonne in miniatura
    rischiarate dal tremulo elettrico lumino

    saranno se non regine
    ivi almeno sovrane fatte
    o d'esse cognate zie o cugine
    no le similpergamene
    le ultime cene impresse
    sulle magliette in terital
    sui vassoi e spillette
    le veneri in botticelle
    sorridenti a gioconde facce
    si dovranno accontentare
    di ammuffire nelle segrete

    Questi ultimi mi sono invece stati dettati recentemente dalla necessità di sperare
    nel superamento di questa epoca fosca.

    Un saluto , Marco Sclarandis

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  2. Con una mia collega di lavoro ho parlato molte volte dell'esaurimento dei combustibili fossili e delle materie prime e della possibilità che ci attenderà un futuro fatto di povertà. Lei ha risposto dicendo che quando qwuesto momento verrà allora saremo tutti nelle stesse condizioni per cui non c'è motivo che lei nel frattempo non spenda e spanda senza limiti.
    Armando

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    1. Non te ne devi stupire: è la reazione tipica

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    2. ...Augurerei alla sua collega che almeno usi le dovute precauzioni per non prolificare oltre il limite del conveniente ( 1 figlio per coppia od anche zero figli se non cè coppia stabile)..Professore colgo l'occasione per comunicarle il mio aprrezzamento per aver usato il famoso esempio dei batteri in coltura riferendosi all'impronta ecologica della mera popolazione umana, ma anche alle sue capacità di progettualità e di non vedere un futuro distorto da una prospettiva "scontata", a basso costo,nel suo ultimo libro " La Terra Svuotata" ( Piccola captatio benevolentiae alla fine e non all'inizio del mio commento...)..Ultimamente vedo tra l ei familiari e conoscenti "la fretta dei dopo 30" . si fanno mettere in cinta dopo i trenta da qualcuno che conoscono da non più di un anno, che spesso risiede a centiani di kilometri di distanza, spesso mandando a quel paese il proprio abbozzo di carriera professionale, ed ovviamente affibbiando il pargolo ai nonni materni...( Aver fatto l'università a Roma, Bologna o Milano, per chi viene da fuori, se femmina e di aspetto gradevole e magari figlia unica, presenta anche questo inconveniente, oltre ad aver spesso dilapidato i soldi dei genitori e quelli del contribuente per l'università...)

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    3. se ho capito bene, un po' come nella tragedy of the commons di cui dentro qui si è da poco parlato, (o più semplicemente il normale rifiuto di un inconvenient truth...)

      L.

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  3. Armando, la vita in questo mondo è sempre piena di mistero.
    Come quello per cui alla tua collega di lavoro è stata data una coscienza di tipo umano dentro un corpo da vertebrato superiore.
    Una coscienza da gasteropode sarebbe stata sufficiente.
    Ma il mistero si fa più fitto allora.
    Perchè sprecare tante vertebre quando con un minuscolo guscio calcareo
    si poteva alloggiare comodamente quella coscienza?
    Una volta i preti rispondevano con la solennissima giaculatoria:
    "Mistero della Fede, rendiamo grazie a Dio"
    Oggi sono più cauti, sapendo che con il progredire delle scienze molti
    misteri si sono ridotti a semplici segreti e ingegnosi indovinelli.

    Ciao, Marco Sclarandis

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  4. @Armando @ Ugo
    è assolutamente così: del resto è difficile far comprendere la realtà quando, nel nostro orizzonte -soldi permettendo- , ogni giorno è uguale all'altro e tutto fila liscio come sempre.
    Si potrebbe fare un elenco delle risposte tipiche di chi non vuole porsi il problema :
    "La colpa è solo del governo che alza le imposte sul carburante"
    "leggi il libro di Maugeri: non c'è alcun problema"
    etc.

    Un caro saluto
    Climber15 Carlo

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  5. Questo è il motivo per cui in casa tesaurizziamo tutto quel (poco) che ci è rimasto di "prima della guerra". E il motivo per cui evito di sostituire oggetti con altri nuovi.

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  6. D'accordissimo.
    La situazione risulta ancor più grave perchè nel tempo abbiamo perso le abilità e le capacità manuali per pote autonomamente limitare le conseguenze.
    Non penso ad accendere il fuoco con l'archetto, ma riparare i jeans con la macchina da cucire e con pezzi di altri ieans era attività normale di mia madre. Mio figlio ne tenne un paio appesi sul muro nel suo studio di ingegnere per molto tempo: dell'originale era rimasto poco più che la cerniera. Più o meno tutti sapevano riparare il manico di una pentola da soli o se lo rifacevano del tutto.
    Io sono di questa gente. L'ultima delle mie innumerevoli esperienze di questo tipo è la ricostruzione di un manico di ombrello scoppiatomi tra le mani scendendo dal battello all'Isola di S. Giorgio. L'ombrello era di quelli pubblicitari (Casinò di Venezia) ricevuto in omaggio tempo fa ad una premiazione sportiva. Non mi era costato niente e vale poco ma ho tenuto i tre pezzi del manico in tasca per oltre mezza giornata, impugnando l'ombrello sul bastone. Un pò di colla, un morsetto, un foglietto di carta vetrata, qualche goccia di vernice: quell'ombrello non ha mai avuto un manico così bello e robutso.
    Sempre e solo resilienza!
    Mirco

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  7. per rispondere alla collega di Armando, direi che sostanzialmente siamo già molto poveri, visto che la nostra 'ricchezza' si basa o su beni superficiali o completamente inutili (mi viene in mente l'auto..almeno a Firenze) o sopravvalutati; a questo proposito ieri mi è stato offerto un trilocale nella puzzolente periferia a 260mila euro..uno sproposito secondo me, un affare per l'immobiliarista.
    Ho ribattuto scherzosamente che avrei potuto offrire ciò che valgono veramente quei 68 metri quadrati, in classe G, bui e in mezzo al traffico..cioè al massimo 120mila euro..ovviamente l'immobiliarista ha sorriso ma ha anche ammesso che la casa non la riesce a vendere..almeno a quel prezzo..o la vende a persone che non hanno possibilità di scelta..
    E pensare che con lo stesso prezzo (circa 160mila $) negli stati uniti si trovano case da 300 metri quadrati con piscina e giardino..
    un saluto.

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  8. spero che questo collasso si verifichi al più presto, almeno il prof bardi sarà soddisfatto delle sue previsioni apocalittiche

    p.s. proprio lei, prof bardi, sarà uno dei primi a perdere il lavoro

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    1. Mi sento chiamato in causa da questo commento. Innanzitutto per chiarire che la scelta di tradurre e pubblicare questo articolo di Turiel (e di tanti altri suoi) parte essenzialmente da me. Quindi il Prof. Bardi si è limitato ad acconsentire alla pubblicazione. Per cui dovresti augurare a me di perdere il lavoro.
      Se può interessare, io il lavoro l'ho già praticamente perso, ma non me la prendo con Turiel, con Bardi o con chiunque dica le cose che ci sono da dire. Dal mio punto di vista, se il calcolo fatto a suo tempo da Colin Campbell sul fatto che il petrolio che usiamo corrisponde a 22 miliardi di schiavi, non sono preoccupato per il lavoro. Il problema non è il lavoro, ma QUALE lavoro. E non ci saranno sufficienti braccia per riqualificare un mondo che sta andando in pezzi (ho appena tradotto anche l'articolo di Antonio "Entropia", te lo consiglio). Nessuno è soddisfatto o compiaciuto del disastro potenziale che questo passaggio epocale ci potrebbe riservare; stiamo semplicemente facendoci i conti. Prova a farceli anche tu, Antonio, forse sarebbe una cosa un po' più saggia.

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  9. Andatevi ad ascoltare le argomentazioni del fratello di Gianni Versace dette durante il talk show "Robinson" su rai3 proprio questa sera 4 Maggio.
    Sono stati invitati dalla Sardegna dei lavoratori metallurgici della raffinazione dell'alluminio e dello zinco.
    Ebbene, il grande "couturier-industriale" si scagliava contro gli incentivi dati all'energia eolica e fotovoltaica e predicava la riapertura delle miniere del Sulcis affinchè con quel carbone, chissà come diventato pulito con chissà quale tecnologia, visto che nemmeno l'ha nominata, si potesse proseguire la conduzione delle industrie metallurgiche in modo concorrenziale.E ricordando che la verdissima Germania costruisce ancora centrali a carbone.Senza dire però che questa scelta non è certamente approvata dalla maggioranza e con entusiasmo.
    L'importante per arruffapopolo di quella fatta è mantenere in piedi industrie a qualsiasi costo, anche se alla fine dei conti barattare qualche anno di stipendio in più non salverà quegli sventurati operai da una prossima inevitabile crisi e da una ulteriore devastazione ambientale.
    Come se una multinazionale priva di etica che non sia quella del profitto libero da ogni vincolo, appena trovata l'occasione di spendere meno non se ne andasse salutando tutti senza tante cerimonie e men che meno riordino e pulizie.
    Non c'era un invitato in studio capace di evidenziare l'incongruità di una simile affermazione, del sarto fattosi seduta stante grande industriale.
    Perchè l'importante non era cercare soluzioni sensate,
    e valide a lungo termine per quella gente.
    L'importante è che lo sponsor del talk show paghi.

    Sì, Guy Debord, hai ragione.
    Questa è veramente la società dello spettacolo.
    Terminale.

    Un saluto, Marco Sclarandis

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  10. Non credo che il prof Bardi perderà il proprio lavoro visto che di chimici, agronomi, medici, veterinari etc. ce ne sarà sempre bisogno. Il lavoro sicuramente lo perderanno tutta una serie di parassiti della società che vivono grazie a lavori (basta quanto si spende per il pattume che produce la televisione) che solo una società iperconsumistica che gozzoviglia grazie all'abbondanza di energia a basso costo può permettersi tenendo oltretutto il resto del mondo nella povertà.
    Detto questo, chiedo al Prof. Bardi se è possibile pubblicare in questo blog il post di Turiel intitolato "Importando energia, exportando miseria".

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    1. Accidenti, non gli sto più dietro ad Antonio.... Appena posso provvedo.
      Ad occhio e croce, senza averlo letto, mi fa pensare a un concetto espresso da Vandana Shiva nel film di Coline Serreau "Soluzioni Locali per un disordine Globale" (per il quale sto curando i sottotitoli), dove dice la stessa cosa al contrario: esportare acqua (attraverso prodotti agricoli e industriali frutto della delocalizzazione globale) e importare miseria. Non so se c'entra col post in questione, però ha un senso.

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  11. Scusate lo sfogo,
    è giusto fare i conti di questo sfascio al quale stiamo assistendo quasi impotenti, ma ho notato più volte che il tono è particolarmente compiaciuto.
    Spero di sbagliarmi,
    un saluto

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  12. Generalmente non aggiungo niente a post su cui sono fondamentalmente d'accordo, però ho notato un eccessivo "catastrofismo" in questo post.

    Partendo dal presupposto che io stesso sono ambientalista e seguo le analisi di Tod da molto tempo, credo che ci sia un errore di fondo in questo post, ovvero dare per scontato che la produzione industriale possa offrire solo prodotti malfatti e facili alla rottura.

    Non serve che dica che prodotti di ottima fattura che possono durare vent'anni sono sempre stati prodotti, costano di più, durano di più, e sono chiaramente più sostenibili.

    Il problema della razza umana non è "non avere energia" ne abbiamo fin troppa anche per i prossimi cinquant'anni, ne abbiamo poca solo se vogliamo continuare a vivere nella stessa maniera.

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  13. @ Antonio
    E' difficile dare le notizie di questa portata con un tono neutro. Il tono stupito e/o mesto sembrerebbe quello dei media ufficiali (MSM) quando parlano di "sorprendente" perdurare della crisi economica. Preferisco il tono soddisfatto di chi può dire "I told you so!" (te lo avevo detto!).
    ON TOPIC: sto usando da un annetto un vecchio trapano a mano , credo di inizio secolo, e fora i mattoni per mettere un tassello in meno tempo che il trapano elettrico (se consideri il tempo per sistemare la prolunga ecc.). L'ho comprato per 20 euro al mercatino dell'usato ed ha l'aspetto di poter durare almeno altri cento anni. Secondo me un esempio di tecnologia industriale non - ancora - degenerata.

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  14. Caro Turiel, poi se vuole la traduco. Ci sono un bel pò di persone che lavorano su qesto argomento. Persone sconosciute, tra cui lo scrivente. Le posso assicurare, con un post successivo, che la questione è ben più complicata d come l'ha mesa lei. Magari fosse come lei dice. Saremmo tutti più traquilli. Ma purtroppo non è così, e la faccenda è più complicata. A cominciare dal fatto che da sempre ci sono imprese che hanno l'obiettivo del dow grading, e imprese che hanno l'obiettivo dell'up grading. Si tratta dell'ecologia delle imprese. Se ne parla molto poco oggi. Spero di avere il tempo nper chiarire la mia posizione.
    Un cordiale saluto,

    John Galanti

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  15. se è vero che la produzione industriale è ai livelli del 1997, cioè -20%, e la bilancia dei pagamenti è in rosso di 65 miliardi $ c'è da sperare che continuino a mandarci cibo e petrolio a credito, altrimenti dovremo fare come diceva il più innominato da quando ha lasciato il posto a Monti, cioè cominciare a fare i comunisti mangiabambini.

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  16. Credo propio che se un giorno dovessi perdere il lavoro, dovrei cominciare a fare quello di riparatore.
    Purtroppo il futuro e' li.

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