Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 30 marzo 2011

I burattini del clima esistono veramente!!




Il mio post di ieri intitolato "I burattini del clima" nasceva dalla notizia di una tizia che ha confessato di essere stata pagata per far finta di essere una cittadina aquilana e dire bene del governo in tv. Da li', sostenevo che non pochi di quelli che commentano sul clima denigrando la scienza e gli scienziati sono anche loro attori pagati da qualcuno.

Il post ha generato molti commenti critici. Da una parte, ci sono persone che trovano inverosimile che ci siano persone che fanno finta di essere ordinari cittadini che girano per il web esprimendo la loro opinione - e invece sono attori pagati per fare propaganda. Altri hanno reagito in modo piuttosto aggressivo - probabilmente perché sono loro stessi pagati e si sono visti smascherati.

Su questo punto, vorrei fare due ulteriori considerazioni:

1. La prima è che il fatto che esista un complottismo ingenuo su dischi volanti, scie chimiche e cose del genere, non ci deve fare abbassare la guardia. Io stesso ho criticato il complottismo esagerato di certa gente in un post dedicato a Gianluca Freda.  Ma ci sono due atteggiamenti altrettanto sbagliati "tutto è complotto" e "niente è complotto", come ho detto in un altro post - questo dedicato a Tertulliano. I complotti esistono - si tratta di non vederli dappertutto. Ci vuole, come sempre, un po' di spirito critico.

2. La seconda è che la ricerca di attori che fanno finta di essere comuni cittadini non è cosa che si possa fare pubblicamente su internet. Ma, cercando bene, si trovano questo tipo di richieste. Per esempio, proprio oggi "DeSmog Blog" riferisce di una di queste. E' in Canada, ma ti pare che da noi sono più fessi che in Canada?

Insomma, piano piano ci stiamo rendendo conto di come ci stanno imbrogliando (e ci stanno anche riuscendo). Leggetevi questo e vi convincerete - l'avevano tolto dal web, ma Desmog blog lo ha salvato. Siccome descrive esattamente il comportamento dei troll anti-scienza che infestano il web, ve ne traduco la prima parte. E ditemi se non fa rabbrividire.... (evidenziazione in grassetto mia)


Scrittori richiesti per Commenti di Destra nei social media e nei notiziari.
Siamo una ditta di social media che lavora per un'organizzazione politica, assunti per aiutare a bilanciare il tono di sinistra dei media principali fornendo un team di scrittori che posteranno sui commenti dei giornali, i forum, pagine di facebook, ecc. NON siamo affiliati ufficialmente con la campagna per Harper.

Il vostro testo deve essere forte, di destra, e utilizzare dei punti di vista forniti da noi senza cadere troppo nei dettagli. Voi creerete un personaggio on line che avrà un tono consistente. Idealmente, potreste trovare o inventarvi fatti e statistiche che creino controversie. Dove è il caso, sono bene accetti umorismo, sarcasmo e insulti alle persone

Voi siete appassionati di notizie capaci di fare dei log-in nei forum e nelle pagine di Facebook parecchie volte al giorno. Siete in grado di scrivere commenti su soggetti diversi, sempre facendo riferimento ai punti di discussione forniti. 

Compensi: Da discutere in termini di pagamento a ore oppure per volume di attività. Ci sono dei bonus per post molto controversi che generano una discussione accesa nei forum o nei commenti.

(l'offerta continua con ulteriori dettagli qui)

lunedì 28 marzo 2011

I burattini del clima



E dopo che viene fuori che hanno pagato 300 euro a una tizia per far finta di essere una terremotata dell'Aquila, qualcuno pensa ancora che certe persone che scrivono sui commenti dei blog non siano pagati per dir male della scienza del clima e degli scienziati?

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Da "La Repubblica" del 28 Marzo 2011

"Terremoto, ricostruzione perfetta"
finta aquilana in tv, bufera su Forum

Figurante reclutata per raccontare il miracolo del governo. Subito smascherata in rete. "Pagata trecento euro per leggere un copione". Protesta il Comune

di GIUSEPPE CAPORALE
 
L'AQUILA - Mediaset manda in onda una finta terremotata pagata 300 euro. Pagata per leggere un copione scritto dagli autori del programma Forum, condotto da Rita Dalla Chiesa su Canale 5. "L'Aquila è ricostruita"; "Ci sono case con giardini e garage"; "La vita è ricominciata"; chi si lamenta "lo fa per mangiare e dormire gratis". Per questo "ringraziamo il presidente..." . "Il governo... ", precisa la conduttrice.

Marina Villa, 50 anni, nella trasmissione di venerdì si dichiara "terremotata aquilana e commerciante di abiti da sposa" in separazione dal marito Gualtiero. Ed è lì in tv con il coniuge a discutere della separazione davanti al giudice del tribunale televisivo. Ma è tutto finto: lei non è dell'Aquila, non è commerciante, il vero marito è a casa a Popoli, il paesino abruzzese nel quale la coppia vive: si chiama Antonio Di Prata e con lei gestisce un'agenzia funebre.

L'assessore alla Cultura dell'Aquila, Stefania Pezzopane, ha scritto una lettera a Rita Dalla Chiesa: "Nella sua trasmissione, persone che, mi risulta, non hanno nulla a che vedere con L'Aquila, hanno fatto un quadro distorto e assolutamente non veritiero". Quando scoppia la polemica anche su Facebook, non è difficile rintracciare Marina. "Ma che vogliono questi aquilani? Ma lo sanno tutti che è una trasmissione finta". Si dice, la signora Villa, molto sorpresa dalla rabbia dei terremotati: "Ma che pretendono. Io non c'entro nulla. Ho chiesto di partecipare alla trasmissione e quando gli autori hanno saputo che ero abruzzese, mi hanno chiesto di interpretare quel ruolo. Mi hanno spiegato loro quello che avrei dovuto dire". Marina racconta di essere stata pagata: "Mi hanno dato 300 euro. Come agli altri attori. Anche Gualtiero, che nella puntata interpretava mio marito, recitava. Lui è un infermiere di Ortona. Hanno scelto un altro abruzzese per via del dialetto".

Ecco il copione di Marina in tv: "Hanno riaperto tutti l'attività. I giovani stanno tornando". Durante il terremoto "sembrava la fine del mondo, non riuscivo a capire se era la guerra, la casa girava. Si sono staccati i termosifoni dal muro". Ora invece è tutto a posto: "Vorrei ringraziare il presidente e il governo perché non ci hanno fatto mancare niente... Tutti hanno le case con i giardini e con i garage, tutti lavorano, le attività stanno riaprendo". Le fa eco la Dalla Chiesa: "Dovete ringraziare anche Bertolaso che ha fatto un grandissimo lavoro". E giù applausi. Mentre Marina aggiunge: "Quello volevo pure dire". "Inizialmente - continua il copione - hanno messo le tendopoli ma subito dopo hanno riconsegnato le case con giardino e garage. Sono rimasti 300-400 che sono ancora negli hotel e gli fa comodo". "Stanno lì a spese dello Stato: mangiano, bevono e non pagano, pure io ci vorrei andare". Ma lei non è dell'Aquila, la notte del 6 aprile 2009 era a casa a Popoli. È stata solo finta terremotata a pagamento per un giorno su Mediaset.

(28 marzo 2011)

domenica 27 marzo 2011

Il clima non è una bicicletta.


La bicicletta è un classico esempio di sistema di quelli che si chiamano "lineari": più pigi sui pedali, più forte vai. Ma non tutti i sistemi che si studiano nella scienza sono lineari: anzi, quelli lineari sono una piccola minoranza. Il clima terrestre, per esempio, è un sistema completamente diverso e considerarlo come lineare può portare a fare degli enormi errori. 



Probabilmente conoscete la vecchia storiella "Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe una bicicletta" (e forse anche il suo corollario, "se Chuck Norris avesse le ruote, sarebbe la batmobile"). Certo, confondere la nonna con una bicicletta è piuttosto raro, ma sembrerebbe non troppo infrequente applicare ragionamenti validi per le biciclette a cose che biciclette non sono, il clima terrestre, per esempio.

Vi faccio un esempio: Si sa che il CO2 è uno dei principali responsabili del riscaldamento globale. Questo si vede, fra le altre cose, dalla correlazione fra concentrazione e temperature globali.


A una prima occhiata, l'impressione è che l'accordo sia qualitativamente buono. Ma bisogna stare molto attenti a queste cose. Il fatto che si veda un accordo di un parametro con un altro non vuol dire necessariamente che ci sia un rapporto di causa e effetto fra le due cose. Se non avessimo buoni modelli fisici che ci dicono che il CO2 causa un riscaldamento dell'atmosfera, questo diagramma non significherebbe gran che. Dato però che questi modelli li abbiamo, allora lo possiamo prendere come una conferma qualitativa di quello che i modelli ci dicono.

Da tenere conto anche che la relazione fra riscaldamento e concentrazione di CO2 non è lineare, ma comunque ci aspettiamo una proporzionalità fra le due cose. La figura che segue è presa dal quarto rapporto dell'IPCC (Capitolo 10.8). La linea nera è il valore più probabile, sono mostrate anche le incertezze entro il 95% di confidenza.


Vedete però che, entro i limiti dell'incremento di concentrazione dell'ultimo secolo, da circa 300 ppm a circa 400, l'incremento si può prendere come lineare con buona approssimazione. Perciò ci aspettiamo una proporzionalità diretta fra concentrazione di CO2 e incremento di temperatura, ed è in effetti quello che vediamo.

Però, se esaminiamo bene la figura che mostra gli incrementi di temperatura e la concentrazione, vediamo che l'accordo non è perfetto. Notate come, dal 1940 al 1975, circa, non c'è stato nessun riscaldamento - anzi, un leggero raffreddamento. Ma la curva del CO2 ha continuato ad aumentare. C'è chi da quesa osservazione (per esempio, qui) arriva a sostenere che è sufficiente evidenza per negare la correlazione fra concentrazione di CO2 e temperatura. In molti casi, si continua a sostenere che "le temperature non aumentano più da 10 anni"; interpretando male una frase infelice di Phil Jones, il direttore del Climate Research Unit dell'Università di East Anglia. Non è vero ma non è questo il punto. Il punto è che ci fa questa critica ritiene - evidentemente - che debba esistere una correlazione precisa e immediata fra la concentrazione di CO2 e la temperatura; così come ce n'è una in una bicicletta fra il movimento dei pedali e quello delle ruote.

Questo atteggiamento lo possiamo chiamare "riduzionista"; un termine usato spesso in senso dispregiativo nei confronti della scienza da parte di gente che di scienza sa poco o nulla. Il riduzionismo è pensare che tutto possa essere ridotto a una concatenazione di cause ed effetti. Dai pedali alla corona, dalla corona alla catena, dalla catena al cambio, dal cambio alla ruota. E' così che funziona una bicicletta dei riduzionisti.

Ma questa è una visione parziale - addirittura brutale - della scienza. Gli scienziati non sono meccanici di biciclette; sono persone che si rendono perfettamente conto che la maggior parte dei sistemi fisici sono molto più complicati di così e non possono essere trattati come se fossero delle biciclette da riparare.

Allora, non si può pretendere di capire come funziona il clima terrestre se si pretende che ci sia un rapporto semplice e diretto di causa ed effetto fra concentrazione di CO2 e temperature. Il CO2 è uno degli elementi che influenzano il clima - certamente uno dei più importanti, ma non il solo. Il clima terrestre è determinato da una serie di effetti, positivi e negativi: polveri atmosferiche, variazioni della nuvolosità, oscillazioni delle correnti tropicali ("El Nino"), cambiamenti di albedo dovuti allo scioglimento dei ghiacci e tante altre cose.

Quindi, non c'è da stupirsi se i cambiamenti climatici sono più una tendenza che una progressione lineare di causa ed effetto. Col tempo, la media delle temperature tende ad aumentare, ma ci sono stati e ci saranno probabilmente sempre dei periodi che i propagandisti dell'anti-scienza potranno citare come "ma in questo periodo la temperatura non è aumentata". Alla fine dei conti, tutto il loro ragionamento si riduce al discorso becero e scontato "ma oggi fa freddo e allora dov'è il riscaldamento globale?"

mercoledì 23 marzo 2011

Napoleone e la scienza del clima


Se ti compare davanti qualcuno che tiene una mano sul cuore, porta un cappello a feluca e dice di comandare la Grande Armée, la cosa migliore da fare è probabilmente dargli una bella pacca sulle spalle e dirgli "Ma certo e salutami il maresciallo Ney." Lo stesso si dovrebbe fare quando ti trovi davanti qualche diversamente esperto che ragiona di climatologia credendosi un climatologo ma è altrettanto fuori di testa di uno che si crede Napoleone. Tuttavia, certe volte questi qui veramente esagerano (come per esempio, nel caso del "Frigerio-gate"). In questo post, mi provo a commentare un esempio particolarmente disgraziato di pseudo-climatologia.


Certe cose scritte da incompetenti sulla scienza del clima sono talmente ridicole che sembra veramente che raccontino delle barzellette, tipo quelle a proposito del pazzo che si crede Napoleone. Se è vero, però, che sulle barzellette ci si fanno due risate e via, la scienza del clima è una cosa terribilmente seria e i suoi risultati hanno a che vedere con il futuro di tutti noi.

Perciò credo che sia il caso di perdere un attimo di tempo per demolire almeno alcune di queste "confutazioni" dei concetti di base della scienza del clima che, altrimenti, sembrano sparpargliarsi per il web e poi magari qualcuno ci crede. Ultimamente qualcuno ha veramente esagerato - credendosi un Napoleone del clima.

Così, ho trovato un testo particolarmente disastroso a firma di "Gerrard8" apparso su "New Ice Age". Ha il vantaggio rispetto ad altri simili di essere abbastanza breve e, allo stesso tempo, estremamente denso di castronerie.

In sostanza, in questo strampalato testo senza capo nè coda, Gerrard8 si propone di dimostrare che 1) la teoria dell'assorbimento della radiazione è sbagliata (senza averla capita) 2) che il riscaldamento globale è causato dalla riduzione della capacità termica dell'atmosfera con l'aumento della CO2 (senza nemmeno aver capito la definizione di capacità termica) e 3) che un esperimento fatto con 2 bottiglie di plastica dimostra che tutta la fisica dell'atmosfera che conosciamo è sbagliata.

Niente male. Se avesse sostenuto di essere Napoleone Bonaparte, probabilmente sarebbe stato più credibile. Adesso, andiamo ai dettagli. In caratteri normali c'è il testo di Gerrard8; le mie considerazioni sono in corsivo blu.


Da premesse false si arriva a risultati ancora più falsi

Cominciamo subito con il titolo; leggermente "forte" per non dir di peggio. Si parlava di uno che si crede di essere Napoleone......?

Di Gerrard8

COSA DICE LA TEORIA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE ANTROPICO:

La Terra riceve energia dal sole che la irradia sotto varie lunghezze d’onda nel visibile e non, cioè radio microonde infrarossi(45% del totale circa) luce visibile, uv (11% circa) gamma. La Terra accetta questa radiazione e la riemette ovviamente nello spazio solamente nelle bande delle onde radio, microonde e infrarossi soprattutto, perché la luce visibile si inizia a emettere solo a temperature di circa 500°C e superiori. La teoria dice che l’atmosfera è trasparente alla radiazione in ingresso ma non a quella in uscita dalla Terra. Tutti i gas biatomici come azoto N2 (78% atmosfera) e ossigeno O2( 21%) non riescono ad assorbire l’infrarosso, mentre tutti i gas triatomici o più come H20 CO2 CH4 O3 ecc assorbono questa radiazione IR e la riemettono, in parte anche verso la Terra diminuendo l’IR uscente e incrementando la temperatura totale, quindi se la loro concentrazione in atmosfera aumenta, diminuisce l’infrarosso uscente e la temperatura aumenta sempre di più.

E qui già comincia la confusione. A parte altre inesattezze, non è vero che "tutti i gas biatomici non possono assorbire nell'infrarosso". Vale solo per quelli detti "omopolari" ma, anche qui, esistono degli effetti al second'ordine che possono generare un assorbimento. Evidentemente, Gerrard8 non ha nessuna familiarità con l'argomento; tanto è vero che non riesce nemmeno a riferire in modo corretto la teoria corrente. Figuriamoci poi a criticarla; come vedremo nel seguito.

 
COSA DOBBIAMO SAPERE:

Questa è una teoria di 150 anni, la fisica come il resto del mondo ha fatto progressi.

Qui si comincia a scendere nell'abisso. La fisica ha sicuramente "fatto progressi" in 150 anni, ma questo non vuol dire niente. Pensate alla teoria della gravitazione, per esempio, ha più di 150 anni ma non è certamente roba da abbandonare per questo. 

Oggi sappiamo che non esistono corpi che si comportano cosi e sappiamo molto bene come funziona l’assorbimento dell’infrarosso.

Così come? Quali corpi? Chi siamo "noi" che "sappiamo molto bene come funziona l'assorbimento dell'infrarosso"? Se Gerrard8 si riferisce a se stesso, vedremo nei prossimi paragrafi che non ci siamo proprio.


1) l’infrarosso viene emesso da qualunque corpo sopra i 0 K in fotoni che hanno una determinata energia, il fotone emesso che raggiunge un altro corpo eccita un suo elettrone e lo fa passare ad un orbitale più alto aumentando la sua temperatura, questo processo avviene finchè il corpo che riceve non ha più elettroni da eccitare e riemette tanti fotoni quanti ne ha ricevuti in direzioni casuali rimettendo elettroni al loro posto e riportando la temperatura com’era prima.

Un bel disastro - tutto sbagliato. Gerrard8 non si è degnato di darsi neanche un'infarinatura di fisica e confonde l'infrarosso con l'ultravioletto. Non si è accorto che l'emissione/assorbimento nell'infrarosso NON coinvolge salti elettronici da un orbitale a un altro, ma piuttosto salti fra diversi stati vibrazionali o rotazionali.  Ed è solo il primo dei vari disastri di questo testo.

2) Poiché non esistono corpi con T = 0 K non esistono corpi che non emettono e assorbono in uguale quantità infrarosso ( 1° principio della termodinamica) altrimenti se esistessero corpi che assorbono o emettono soltanto oltre a creare energia dal nulla dovrebbero avere T infinita o nulla. Poiché ossigeno e azoto hanno una temperatura visto che si trovano allo stato gassoso, assorbono e riemettono IR.

Questo sproloquio assurdo sulla termodinamica sembra voler criticare la teoria corrente (che Gerrard8 non ha capito). Ma è tutto sbagliato: non ha capito che una molecola può essere benissimo in uno stato vibrazionale o rotazionale eccitato senza bisogno di esserci arrivata assorbendo nell'infrarosso - può scambiare quanti di energia attraverso collisioni molecolari. 

http://www.coe.ou.edu/sserg/web/Results/Spectrum/n2.pdf
http://www.coe.ou.edu/sserg/web/Results/Spectrum/o2.pdf

E qui arrivano questi due link, che Gerrard8 non si degna di commentare, che portano a degli spettri di assorbimento dell'ossigeno e dell'azoto. Ma questi spettri non dimostrano affatto che la teoria corrente sia sbagliata, come per esempio, si può leggere in K. M. Smith, D. A. Newnham, Near-infrared absorption spectroscopy of oxygen and nitrogen gas mixtures, Chemical Physics Letters, Volume 308, Issues 1-2, 16 July 1999, Pages 1-6

Gerrard8 sembra rendersi conto anche lui che sta camminando sugli specchi, perché dal paragrafo successivo abbandona completamente l'argomento.

3) Quando si parla di gas,liquidi o solidi, esiste un valore chiamato capacità termica specifica http://www.engineeringtoolbox.com/spesific-heat-capacity-gases-d_159.html cioè la quantità di energia richiesta da un corpo per aumentare la sua T di 1K. Ovviamente maggiore sarà la quantità di un gas in atmosfera e maggiore la sua capacità termica, più difficile sarà aumentare la sua temperatura, immaginando un attività solare costante.

Questo paragrafo dimostra subito che Gerrard8 non ha capito la differenza fra calore specifico e capacità termica, come si vedrà meglio in seguito.

Inoltre chi ha capacità termica inferiore ha la facoltà di raffreddarsi prima poiché emette radiazioni con una frequenza maggiore (basta immaginare l’escursione termica che c’è tra città che vivono vicino la costa e città che vivono nell’entroterra, infatti il suolo ha capacità termica inferiore del mare)

"Emette radiazioni con una frequenza maggiore" (?) Se lo prendiamo letteralmente, è proprio una fesseria. Corpi alla stessa temperatura emettono radiazione alla stessa frequenza.


CONCLUSIONI:


Quali conclusioni? Non ha dimostrato niente finora - ha detto solo cose ovvie o sbagliate. Ma andiamo avanti.


Gli oceani hanno una capacità termica molto alta

CpJ/(g•K) = 4,1813

E ancora non ci siamo proprio. Questo numero che Gerrard8 scrive NON è la capacità termica degli oceani, come dice lui: è il calore specifico dell'acqua. Due grandezze correlate ma ben diverse. Il calore specifico è la capacità termica per unità di massa. Sbagliare la capacità termica con il calore specifico è come sbagliare il peso per la densità. Gerrard8 non passerebbe l'esame di fisica neanche con la raccomandazione di Umberto Bossi.

E una temperatura media di 4°C (vicino ai 5,3°C teorizzati per un corpo nero alla stessa distanza dal sole),

Eh, no, non si può fare la fisica usando l'ascia bipenne come strumento principale. La terra riflette circa il 30% della luce solare che arriva; bisogna tenerne conto. Ne consegue che la temperatura di corpo nero della terra dovrebbe essere intorno a -18 °C e NON 5,3°C come dice Gerrard8.

questo vuol dire che ci vuole una quantità di energia immensa per aumentare la loro T di 1 K. La capacità termica dell’atmosfera invece è 1.01 KJ/(KgK) frutto di una media tra le capacità dei vari gas che la compongono, mentre quella della CO2 è di appena 0,84 KJ/(KgK) cioè l’anidride carbonica si scalda con meno energia rispetto a azoto ossigeno vapore e acqua, ma si raffredda anche prima.

Stesso errore di prima: confonde il calore specifico con la capacità termica. In più, ulteriore errore di scrivere "KJ" invece di "kJ" e "Kg" invece di "kg". E' un errore da dilettanti - come del resto Gerrard8 ci ha ampiamente convinto di essere. 

Lo 0,039% dell’atmosfera assorbe ed emette meno dei suoi cugini metano, vapore, azoto, solo l’argon è ancora più scrauso come assorbitore emettitore.

"Scrauso" deve essere inteso come "scarso,"  presumo, ma cosa vuol dire, esattamente? Vuol dire "meno buono" riguardo al CO2? Ma che significa "assorbe ed emette meno"? Si riferisce alle radiazioni o al calore? L'unica cosa certa è che la confusione regna sovrana.

Tuttavia aumentare la sua concentrazione (ad esempio a 700ppm) fa si che si che la capacità termica totale dell’atmosfera diminuisca perché per formarsi la CO2 deve sottrarre all’atmosfera dell’ossigeno nel ben noto processori combustione ( C + O2 + calore = CO2).

Ossignore..... quando si dice capire le cose al contrario. Ma Gerrard8 non ha il riscaldamento centrale a casa sua? O perlomeno un caminetto? Si accorgerebbe subito da che parte va il calore nella reazione fra carbonio e ossigeno. E uno che sbaglia a scrivere una reazione chimica elementare vorrebbe insegnarci la fisica dell'atmosfera?

Questa diminuzione della capacità termica f! a si che l’atmosfera richieda meno energia per riscaldarsi di più e che quindi ci sia un riscaldamento (infinitesimale perché è infinitesimale l’aumento della concentrazione)ma allo stesso tempo si raffredda prima.

Solo il buon Dio, che tutto capisce e tutto perdona, può seguire gli involuti processi mentali di Gerrard8. Comunque, proviamo a sdipanare la matassa. Sostanzialmente, lui vuol dire che se aumenta la concentrazione di CO2 nell'atmosfera, la capacità termica della stessa diminuisce. Per cui, sembrerebbe voler dire che è per questa ragione che c'è il riscaldamento globale e non per via dell'assorbimento dell'infrarosso. 

Ma questa è proprio una fesseria per tante ragioni. Fra queste, siccome il CO2 si genera per reazione con l'ossigeno, in prima approssimazione l'effetto è che a ogni nuova molecola di CO2 sostituisce una molecola di ossigeno. Ora, il calore specifico per molecola del CO2 è maggiore di quello dell'O2 (Gerrard8 ha preso i dati per unità di peso - altro errore clamoroso). Quindi, semmai la capacità termica dell'atmosfera dovrebbe aumentare leggermente e non diminuire. Non ne azzecca una, sembra che faccia apposta!


Il bilancio totale sarebbe comunque nullo, cioè ne riscaldamento ne raffreddamento.

E allora? Alla fine di tutto questo gran discorso (sbagliato), Gerrard8 arriva a concludere che non succede nulla. Viene voglia di commentare ringraziando l'organo sessuale maschile dei mammiferi.... 

In più la CO2 ha una conduttività termica leggermente inferiore a quella degli altri gas che compongono l’atmosfera, quindi un suo aumento causerebbe un aumento del gradiente termico verticale cioè più caldo nello strato atmosferico a contatto col suolo e più freddo ad alta quota dove la concentrazione diminuisce,

Con questo lungo paragrafo di un solo periodo, Gerrard8 sembra veramente Napoleone che incita all'attacco una vecchia guardia inesistente. Ma cerchiamo di sdipanare la matassa che Gerrard8 è riuscito ad aggrovigliare così bene. Allora, è probabile che lui intendesse parlare di trasferimento di calore mediante convezione, che è tutta un'altra cosa che la "conduttività" che è un effetto debolissimo in questo caso. Ora, essendo il CO2 leggermente più pesante della media dei gas atmosferici, trasferisce il calore per convezione leggermente meno bene. Si potrebbe ipotizzare (forse) che Gerrard8 intendesse dire qualcosa del genere, ma siccome non ha capito nulla della fisica del trasferimento del calore il risultato è uno sproloquio senza senso. 

ma questo non influisce sulla temperatura media del globo perché come sappiamo l’energia è sempre la stessa.

E qui Gerrard8 si da clamorosamente la zappa sui piedi.  E' vero che la convezione non può trasferire calore dalla terra allo spazio esterno, perciò un suo cambiamento non spiega il riscaldamento atmosferico. Ne consegue che questo non può essere che di origine radiativa; come sappiamo bene che è. Queste cose sono spiegate con molta chiarezza, per esempio, qui.


Per aumentare la temperatura rimane un solo modo, aumentare l’attività solare.

Ottimo esempio del fatto che non basta urlare per aver ragione; per scritto non basta mettere una frase in grassetto. Per esempio: "E' perfettamente inutile mettere coperte di lana sul letto in inverno. Per aumentare la temperatura del vostro letto rimane un solo modo: aumentare la temperatura del termosifone."

L’unico modo per capirci qualcosa insomma non è attraverso i calcoli dell’IPCC che non tengono conto di tutto questo, perché partendo da concetti sbagliati si arriva inevitabilmente a risultati sbagliati, ma è attraverso l’esperimento, perciò ne linko qualcuno:
http://www.spinonthat.com/CO2_files/The_Diurnal_Bulge_and_the_Fallacies_of_the_Greenhouse_Effect.html  (a fine pagina)
http://www.globalwarmingskeptics.info/forums/printthread.php?tid=528

Dopo aver accumulato un'incredibile serie di fesserie, Gerrard8 si accorge anche lui che non ha dimostrato nulla. Così, ti rimanda a dei link dove si descrive un esperimento che dimostrerebbe che il CO2 non causa riscaldamento radiativo. Ma non si può dimostrare niente con due bottiglie di acqua minerale e due termometri, come ho spiegato in questo post - figuriamoci che tutta la fisica dell'atmosfera che conosciamo è sbagliata! E' un esperimento progettato male che dimostra soltanto una cosa: che certa gente crede solo agli esperimenti che danno ragione alle loro pseudo-teorie.



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Arrivati a questo punto, mi accuserete di aver infierito su una creatura indifesa e magari a qualcuno verrà voglia di chiamare la protezione degli animali. Capisco, ma non si può sempre stare zitti e scuotere la testa. Allora forse è meglio lasciar perdere le pacche sulle spalle e mettere in chiaro come stanno le cose. Come dicevo all'inizio, il riscaldamento globale è una cosa terribilmente seria e non è da scherzarci sopra e nemmeno da mettere nelle mani di incompetenti che si credono di essere Napoleone del clima.

domenica 20 marzo 2011

Giappone, gli Hopi, e la terra fuori equilibrio



Non lo so se questo video viene dagli Hopi, ma è bellissimo. Se avete cinque minuti, guardatelo. Il testo è in inglese, ma si capisce abbastanza bene.

sabato 19 marzo 2011

Martingala nucleare



Il metodo del "raddoppio" o "martingala"(*) è un vecchissimo schema per giocare alla roulette. E' semplice, seducente, promettente ed è anche una ricetta sicura per il disastro. La catastrofe nucleare di Fukushima potrebbe essere il risultato dello stesso modo di pensare. Una martingala nucleare.


E' incredibile quanta gente ancora oggi continua a credere che si possano fare soldi alla roulette usando il vecchio metodo del "raddoppio" chiamato anche "martingala". Funziona così: si punta su qualcosa che abbia il 50% di probabilità di uscire; rosso/nero o pari/dispari, e si raddoppia ad ogni perdita. In questo modo, quando si vince, si recuperano le perdite e si fa un profitto. O, perlomeno, questa è la teoria.

Nella pratica, la martingala è un metodo sicuro per il disastro. Nella migliore delle ipotesi, non da risultati migliori che giocare puramente a caso. Ma è peggio: la martigala da una buona probabilità di rovinarsi cercando di raddoppiare "un'ultima volta". Per fortuna, per i giocatori, la maggioranza dei Casinò, hanno dei limiti sulle puntate. I gestori vogliono che i giocatori perdano dei soldi ma non così tanti da ammazzarsi e poi buttarsi dalla finestra. 

La strategia della martingala è correlata a quello che Nassim Taleb ha chiamato il "Cigno Nero", un evento improbabile ma catastrofico. Un cigno nero non è soltanto un momento di jella, è qualcosa che uno crea con una serie di scelte sbagliate fatte con le migliori intenzioni. E' l'idea della martingala, una specie di gioco dell'autoscontro dei film americani nel quale due giocatori si lanciano in auto uno contro l'altro. In un certo senso, chi sceglie questa strategia cerca di intimidire la realtà alzando la posta; come quando si raddoppia la scommessa alla roulette. Ma anche se in questo modo si possono ottenere dei modesti successi, la realtà non si fa facilmente intimidire e si ripresenta nella forma del cigno nero; più grande e più catastrofico più uno aveva cercato di evitarlo.

Schemi di tipo martingala sono tipici, per esempio, del mondo finanziario. Il collasso dei mutui subprime, che era cominciato nel 2007, è un buon'esempio di questa strategia, come ha notato Nassim Taleb. Molti schemi finanziari sembrano essere basati su idee simili. In questi casi, purtroppo, non ci sono gestori del Casinò che impediscono alla gente di cadere nella trappola della martingala e rovinarsi.

Il disastro nucleare di Fukushima sembra dirci che c'è un meccanismo simile in azione con la tecnologia in generale. Quando progettiamo apparecchiature pericolose e delicate, tentiamo di ridurre i rischi per mezzo di regole, specifiche, e controllo centralizzato. Ovviamente, queste sono strategie costose e di conseguenza sono convenienti da realizzare su larga scala. Così, alziamo la posta costruendo sistemi sempre più grandi e costosi per diminuire il rischio di disastri. Nel caso dell'energia nucleare, il risultato è la concentrazione dei sistemi di produzione in un piccolo numero di grandi impianti. E' una strategia che sembra funzionare; entro certi limiti. Nella media, il record della sicurezza della maggior parte delle centrali nucleari è abbastanza buono. Ma quando qualcosa va storto con un impianto nucleare, tende ad andare storto in modo massiccio, come è successo con Chernobyl e Fukushima.

Quindi, ci stiamo proteggendo da piccoli problemi al costo di rischiare grandi problemi? In questo caso, staremmo giocando la martingala su una scala veramente massiccia. Il problema non è specifico della tecnologia nucleare; tendiamo a proteggerci dai rischi con tutte le tecnologie al costo di rischiare vere e proprie catastrofi.

Prendiamo il carbone come un esempio. Sappiamo che bruciare il carbone in impianti elettrici ha dei rischi. In aggiunta all'inquinamento locale, il carbone è un fattore importante nel riscaldamento planetario a causa dell'effetto serra associato con il biossido di carbonio (CO2) generato nella combustione. Contro questo rischio, stiamo programmando uno sforzo importante in termini di "cattura e sequestro del carbone" (CCS), una tecnologia chiamata di solito "Carbone Pulito". L'idea è che il CO2 si può immagazzinare sottoterra in depositi geologici che ne impediscono il rilascio nell'atmosfera.

E' probabile che questa idea sia una forma di strategia della martingala. Immaginiamo che la tecnologia venga usata su larga scala e che si arrivi ad usare il "carbone pulito" per una frazione importante della produzione di energia elettrica mondiale. In questo caso, avremmo agito "alzando la posta" verso il rischio del riscaldamento globale avendo investito soldi e risorse su una specifica tecnologia. Probabilmente, questa tecnologia sarebbe in grado di ridurre l'inquinamento locale e la quantità di CO2 emessa nell'atmosfera. Ma ne sappiamo abbastanza della fisica del processo di sequestro geologico da poter garantire che il CO2 immagazzinato starà tranquillo dove lo abbiamo messo? Come si può garantire che questo CO2 non ritornerà nell'atmosfera tutto insieme e molto prima di quando ce lo aspettavamo?

Come cigno nero, questo è un evento quasi inimmaginabile. Forse si può dire che è un evento improbabile, certo, ma sarebbe molto più improbabile se, semplicemente, smettessimo di bruciare carbone.

Ma non sembra che siamo in grado di ragionare in questo modo. Tendiamo sempre a cercare la soluzione tecnologica più grande e più sofisticata e questo porta dei rischi enormi. Forse sono rischi improbabili, ma non impossibili. Soffriamo di assuefazione alla tecnologia (come ha notato George Mobus) e non sembra che riusciamo a capire che oltre un certo limite la tecnologia comincia a mostrare ritorni decrescenti (come ha notato Joseph Tainter ).

Forse quello che stiamo facendo con la civiltà è un giocare la martingala. Ci stiamo proteggendo da piccoli rischi sviluppando tecnologie, regolazioni, leggi e controlli; tutto per tenere insieme la società. Ma il rischio è l'improbabile, ma in fin dei conti inevitabile, collasso totale. Il cigno nero più grande di tutti.


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(*)  Nella teoria della probailità, il termine "Martingala" si riferisce a processi di tipo "random walk". La sua origine è oscura, ma una discussione sul suo significato si può trovare qui

lunedì 14 marzo 2011

Siamo tutti giapponesi



 
Il bombardamento di Kobe nel film animato del 1988 "Hotaru no Haka" (La tomba delle Lucciole ) di Isao Takahata. Il film ricorda stranamente la situazione attuale in Giappone, con i problemi con lo tsunami e i reattori di Fukushima. E' un film splendido, ma non vi suggerisco di guardarlo a meno che non siate completamente sicuri di non soffrire di depressione.


Una cosa che mi ricordo del mio primo viaggion in Giappone, nei primi anni '80
è una conversazione con un anziano giapponese a Tokio. Eravamo da qualche parte su una collina e mi stava raccontando del tempo della guerra in una mistura di Inglese e Giapponese. A un certo momento, ha fatto un gesto come a indicare tutta la città e ha detto "era tutto distrutto, tutto uguale, minna onagi..

Avevo almeno una vaga idea di quello che aveva in mente. Avevo letto "Ore Giapponesi" di Fosco Maraini, avevo visto le foto di Tokio dopo il bombardamento incendiario del 1945. Più tardi, andai a vedere Hiroshima e Nagasaki. Molto più tardi, arrivò il film "La Tomba delle Lucciole" che raccontava la storia del bombardamento incendiario di Kobe. Non che, senza esserci stati, uno si possa rendere conto di cosa vuol dire subire un bombardamento a tappeto o un bombardamento atomico. Ma le storie e i film ti dicono comunque qualcosa e basta una visita al museo della pace di Hiroshima per darti incubi per parecchi mesi.

Quando vivevo a Tokio, negli anni '80, c'era sempre questa sensazione di essere in un'altra dimensione. Era una sensazione di impermanenza, come di vivere in un poema di Basho. Era difficile camminare per la città senza notare che quelle grandi strade che tagliavano i quartieri erano state progettate con lo scopo specifico di fare da barriera anti-fuoco e evitare il disastro del 1945. Ma sarebbero state sufficienti? Ogni volta che un piccolo terremoto scuoteva l'edificio dell'Università di Tokio, era un po come se il buon vecchio Godzilla stesse camminando battendo i piedi non lontano.

Tokio mi ha sempre ricordato un'astronave o un transatlantico. Un immensa, sofisticata, complessa macchina dove quello che succede a qualcuno succede a tutti. Nel ventre della macchina, non si può sopravvivere da soli. Se la nave affonda, tutti affondiamo. A Tokio, la gente vive una specie di contrappunto dove tutti devono muoversi a tempo con gli altri. E' il modo di vivere in una metropoli immensa dove milioni di persone si muovono, lavorano, vanno a scuola, parlano, mangiano, vanno in bicicletta, bevono birra, caffé e tutte quelle cose che la gente fa ovunque.

Il terremoto e lo tsunami del 2011 sono stati una rivelazione di tutto quello che mi ero immaginato nei miei incubi peggiori. Le case e i campi invasi dalle onde mostrano quello che succede quando si perdono quelle cose che permettono la vita in una città, incluso un terreno solido su cui appoggiarsi. Le esplosioni delle centrali nucleari di Fukushima ci ricordano di come sia fragile la fornitura di quell'energia che è essenziale per la vita.

Con il mondo che diventa sempre più complesso abbiamo bisogno di sempre più tecnologia per assicurarci che tutto funzioni a dovere. Ma, alla fine, è il principio del cigno nero che conta: qualcosa deve andare storto, prima o poi. E, nel nostro mondo complesso, quando qualcosa va storto, spesso lo fa in modo spettacolare e i risultati sono il disastro per tutti. Lo sappiamo che nessun uomo è un isola. Oggi, siamo tutti Giapponesi.

domenica 13 marzo 2011

Ponyo e lo tsunami



Non so se avete visto il film di Miyazaki "Ponyo" del 2008. Film bellissimo, sognante e delicato. C'è dentro un po' tutto quello che è successo questa settimana in Giappone. lo tsunami, il mare che invade la terra, la gente che si rifugia dove e come può. E' anche un'illustrazione del rapporto che i Giapponesi hanno con il mare: un po' di paura, un po' di rispetto e anche un po' di amore. Il tutto personificato dalla dea del mare del film, Granmamare; figura che riecheggia le  antiche divinità Mediterranee - Iside o Amphitrite - che a noi sono più familiari.

Il mare non ce l'ha con noi, ovviamente. Ma, come per tante cose su questo pianeta, non possiamo pretendere di ignorarlo e - meno che mai - dominarlo. Eppure, è un errore che facciamo continuamente: costruire centrali atomiche in riva al mare è soltanto uno dei tanti.

mercoledì 9 marzo 2011

E continua a salire....


Dal NOAA, gli ultimi dati sulla concentrazione di CO2 nell'atmosfera, aggiornati a Gennaio 2011. Vediamo che quando è inverno nell'emisfero Nord, la concentrazione sale. Questo è perché le terre emerse dell'emisfero nord occupano un area maggiore, e quindi la scarsa attività delle piante genera una crescita del CO2. E' un'asimmetria planetaria che ha un effetto importante sul clima; è anche la ragione per la quale i cicli orbitali di Milankovih causano l'alternanza di ere glaciali e interglaciali.

Le piante riprenderanno con la fotosintesi a primavera, e vedremo calare di nuovo la concentrazione di CO2. Ma solo fino all'inverno successivo. A questo ritmo, ci vorrà ancora qualche anno prima di toccare le 400 parti per milione; ma speriamo che il ritmo di crescita non aumenti. E comunque è già troppo quello che abbiamo ora.

domenica 6 marzo 2011

Segare un ramo inesistente

 

In un post precedente avevo fatto l'analogia della situazione attuale con la storia quello che segava il ramo sul quale stava seduto.


Ora, ho l'impressione che la situazione sia ancora peggiore. Che il ramo sia stato già segato; che stiamo già cadendo. 

Ma continuiamo a muovere la sega su e giù a segare un ramo inesistente mentre discutiamo  se stiamo cadendo oppure no. 


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L'articolo che segue è interessante (e inquietante) per vari motivi.  Non è un articolo di climatologia; è un articolo scritto - mi sembra di capire - da due economisti che esamina la tendenze alla crescita della concentrazione di CO2 che viene fuori essere non semplicemente esponenziale, ma "super-esponenziale", ovvero ancora più rapida che esponenziale. Il tipo di trattamento matematico che considera questa crescita genera una "singolarità", ovvero un punto in cui la curva va all'infinito. Questo non deve, ovviamente, essere inteso come un fatto fisico, ma come una tendenza del sistema a una transizione verso un nuovo e diverso stato. Il "tipping point", in sostanza.  Come vedete, non c'è bisogno di essere climatologi per capire che qualcosa sta andando fuori controllo su questo pianeta.


Via "Climate Change: the next generation"


Evidence for super-exponentially accelerating atmospheric carbon dioxide growth


A. D. Husler and D. Sornette 


Department of Management, Technology and Economics, ETH Zurich, Kreuzplatz 5, CH-8032 Zurich, Switzerland




Abstract


We analyze the growth rates of atmospheric carbon dioxide and human population, by comparing the relative merits of two benchmark models, the exponential law and the fi nite-time-singular (FTS) power law. The later results from positive feedbacks, either direct or mediated by other dynamical variables, as shown in our presentation of a simple endogenous macroeconomic dynamical growth model. Our empirical calibrations confi rm that human population has decelerated from its previous super-exponential growth until 1960 to "just" an exponential growth, but with no sign of more deceleration. As for atmospheric CO2 content, we find that it is at least exponentially increasing and most likely characterized by an accelerating growth rate as of 2009, consistent with an unsustainable FTS power law regime announcing a drastic change of regime. The coexistence of a quasi-exponential growth of human population with a super-exponential growth of carbon dioxide content in the atmosphere is a diagnostic that, until now, improvements in carbon efficiency per unit of production worldwide has been dramatically insufficient.




http://arxiv.org/PS_cache/arxiv/pdf/1101/1101.2832v2.pdf

venerdì 4 marzo 2011

Tertulliano non credeva agli allunaggi: la rottura dell'auctoritas nel dibattito sul clima



Quinto Settimio Tertulliano è vissuto fra il secondo e il terzo secolo AD. Nella sua prolifica opera, è noto soprattutto per la frase a lui attribuita "Credo quia absurdum." In realtà, aveva detto una cosa un po' diversa, ma il concetto è simile. Quella di Tertulliano è la rottura totale con tutto il pensiero che esisteva prima di lui. Era la perdita dell' "auctoritas" classica che sarebbe stata recuperata soltanto molto dopo e in una forma diversa con la filosofia scolastica nel Medio Evo. Qui cito Tertulliano come parte di un'analisi della frattura culturale fra scienza e politica che si sta creando nella nostra società in un modo forse non dissimile da quella che si era creata al tempo di Tertulliano fra il mondo pagano e quello cristiano.



Verso l'inizio del terzo secolo A.D., Tertulliano, campione del cristianesimo contro i pagani, ci da una visione lampante della la rottura fra vecchia e nuova auctoritas. Di lui ci ricordiamo la celebre frase "Credo quia absurdum" (anche se non esattamente). Tertulliano cercava l'assurdità, lo scandalo, come arma contro i vecchi paradigmi; era un rivoluzionario, un sovversivo.

Ripensando a questi antichi tempi, fa impressione notare quanto somigliante è lo sconvolgimento di paradigma in cui ci troviamo oggi e che si esprime spesso con quelle forme di rifiuto totale di tutto quello che è condiviso in termini di auctoritas. Queste forme di rifiuto una volta si esprimevano in ideologie rivoluzionarie o sovversive. Ma oggi si sono sfilacciate in qualcosa di negativo che chiamiamo "complottismo" che, in fondo, è l'unica nuova, vera ideologia del ventunesimo secolo.

Se Tertulliano fosse vivo oggi, la sua rottura con i paradigmi condivisi, la sua ricerca dell'assurdo dirompente si esprimerebbe forse con il sostenere che gli allunaggi degli anni '60 erano tutta una messinscena, che le torri gemelle sono state distrutte da una demolizione controllata, e che gli aerei che volano sopra le nostre teste spargono veleni terribili per l'atmosfera.

Questa rottura è indice di un profondo cambiamento nella trasmissione della cultura. Tutta la conoscenza umana è strutturata. Ogni apprendimento è basato sull'unità fondamentale del rapporto fra maestro e allievo. Non è un rapporto paritetico, è un rapporto gerarchico. Il maestro è tale perché ha quella cosa che i latini chiamavano  "auctoritas;" non un'imposizione ma parte della struttura stessa della società. Sull'auctoritas si basa l'ordinamento della conoscenza; quella cosa che chiamiamo "sapienza" e a volte, "saggezza".

Ma tutto va per cicli e il male, come ha detto una volta Poul Anderson, è il bene che è marcito. Non sempre l'auctoritas corrente riesce a seguire i cambiamenti della società. Allora, l'auctoritas si cristallizza e da una guida diventa una gabbia contro la quale le menti libere si ribellano. Ma la sapienza, come la società, è sempre in movimento. C'è sempre una transizione alla ricerca di una nuova saggezza. E' soltanto che certe volte la transizione avviene gradualmente, a volte attraverso una rottura.

Un esempio di questa rottura traumatica lo troviamo con i tempi di Tertulliano. Gli antichi Romani vedevano la loro prosperità materiale dovuta in gran parte al favore degli dei pagani. Quando questa prosperità è svanita, chi ne ha fatto le spese sono stati i rappresentanti del vecchio ordine. Ci ricordiamo della filosofa pagana Ipazia; fatta a pezzi a mani nude da una folla inferocita. Questo è avvenuto solo un paio di secoli dopo Tertulliano; quando la rottura fra vecchio e il nuovo non era più il paradigma di qualche isolato sovversivo, ma un onda di rabbia che spazzava tutta la società. Una rabbia che fa paura, che non si spiega se non con la perdita totale di orizzonti condivisi; una società che ha perso completamente il rapporto fra maestro e allievo. Che ha perso la sapienza, la saggezza, l'auctoritas.

Oggi, ritroviamo questo stesso smarrimento; questa perdita di orizzonti condivisi. La nostra prosperità materiale è dovuta in gran parte alla scienza e al metodo scientifico, o perlomeno così la percepiamo. E allora è uno sconvolgimento totale sentirsi dire che abbiamo sbagliato tutto; che tutte le cose che stavamo facendo e che fino ad oggi ci avevano dato per buone ci stanno portando a esaurire le risorse del pianeta e a surriscaldarlo oltre i limiti della nostra stessa sopravvivenza. E questo, addirittura, ce lo dicono gli scienziati - proprio loro che ci hanno portato al punto in cui siamo. Come non cedere alla tentazione di prendersela con gli scienziati stessi?

Gianluca Freda queste cose ce le ha chiarissime in mente quando risponde a un mio post sul complottismo scrivendo in un testo intitolato "Cassandra Crossing"  parlando di 

.... un ordine elitario che ha fatto il suo tempo, che è sopravvissuto a se stesso, che ha reso trasparenti le proprie mire propinandoci per decenni sempre gli stessi giochi di prestigio, senza essere più in grado di conferire la minima credibilità all’universo che, tanti secoli fa, aveva proposto alle masse come nuova realtà abitabile, per chiedere su di esso la fiducia e proporsi come gestore e custode della sua solidità. Questo vecchio universo sta sfilacciandosi, sta cadendo a pezzi e con esso si decompongono i suoi architetti.

Lo scardinamento del paradigma, oggi, è anche superiore a quello del tempo di Ipazia. Le conseguenze, non le abbiamo ancora viste veramente. Ma già vediamo questa rabbia sorda che non ha ancora trovato nè un obbiettivo preciso di odio nè un paradigma nuovo che sostituisca il vecchio. E' ancora in uno stato informe; si esprime con il dubbio totale su tutto. E da questa rabbia non ci possiamo aspettare niente di buono.

La trasformazione fra paganesimo e cristianesimo non fu breve e fu punteggiata da martiri, lotte e rivoluzioni. Un paio di secoli dopo il rivoluzionario Tertulliano, ritroviamo il paradigma cristiano trasformato in religione ufficiale, con l'imperatore Teodosio I che proibiva ufficialmente tutte le religioni non cristiane nell'Impero Romano. E' curioso pensare, tuttavia, che tanta lotta ha portato alla fine a quella fioritura di pensiero che chiamiamo la "filosofia scolastica" che, in fin dei conti, è stata la riscoperta della vecchia auctoritas, quella pagana, da parte della nuova auctoritas, quella cristiana.

Anche la conoscenza si muove in cicli. Il rapporto fra maestro e allievo era lo stesso al tempo di Aristotele come lo era al tempo di Ugo di San Vittore, nel Medio Evo e così come lo è oggi in una università. Sono rapporti basati basati sullo stesso principio di "auctoritas." E, in fondo, i problemi affrontati, allora come oggi, sono gli stessi e le risposte non sono tanto diverse.

E' un altro ciclo quello che si sta aprendo oggi; ne stiamo vedendo soltanto le fasi iniziali - un giorno lo vedremo più chiaramente e forse era quello che ci voleva dire Paolo di Tarso con la sua frase famosa che se oggi vediamo oscuramente, come in uno specchio, un giorno vedremo con chiarezza, "facie ad faciem." .

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Nota


Questo post nasce come seguito di uno che avevo dedicato a Gianluca Freda. Alcuni lo hanno interpretato come una presa di giro dei complottisti, e in un certo senso lo era. Ma era anche un tentativo di capire il loro pensiero, di capire le ragioni dello scollamento culturale che stiamo vivendo. Quello che fa impressione nei post di Gianluca Freda è l'estrema lucidità della sua espressione. Freda non scende a mezzi termini: non lo fa quando parla di olocausto e non lo fa nemmeno quando parla dell'origine del suo pensiero.  In un suo post, dice:


Ognuno di noi diventa una “auctoritas” quando riesce a crearsi una propria visione soggettiva del mondo fondata sulla ricerca e sul confronto delle informazioni, rinunciando all’idea che la Verità Oggettiva possa essere attinta, senza troppi sforzi, da un’unica fonte.


Nel mio post, avevo interpretato questa frase come "ognuno crede alla prima cosa che gli viene in mente". Freda mi ha criticato dicendo che non è questione di solipsismo ma di realtà condivisa. E' vero, ma cambia poco se la convinzione complottista si trova a livello di singoli o di gruppo. Anzi, le logiche di rinforzo reciproco del pensiero di gruppo rendono anche più difficile evitare la caduta a spirale nell'abisso del complottismo più sfrenato (vedasi gli sciachimisti, i lunacomplottisti e quelli assai meno innoqui di loro). 

Freda ha perfettamente colto la tendenza in atto - in un certo senso è da ammirare. Ma lo dico anche con una sensazione di orrore; perché quello che sta succedendo è terrificante. Guardate il dibattito sul clima; ognuno ritiene di essere la propria auctoritas sull'argomento. Anche se è un veterinario o un visconte, ritiene di potersi mettere a tu per tu con gli scienziati - che sono la legittima auctoritas - e pretende avere ragione.


Il risultato è  imbarbarimento del discorso; una perdita di approfondimento, di finezza, di saggezza. Il cosiddetto "dibattito" sul clima si riduce a un battibecco calcistico; con tutta la profondità di pensiero che ha "Il processo del lunedi'". Il dibattito è come la moneta; dove si dice che la cattiva caccia via la buona. 

A differenza di Tertulliano, Freda non si fa portatore di un nuovo paradigma; si limita a notare lo sfilacciamento del vecchio e a gioirne. In effetti, il crollo di un'intera società è un momento di opportunità, ma dobbiamo anche ricordarci che, per i cinesi, vivere in tempi interessanti è una maledizione. E se Freda ha qualche elemento che lo accomuna a Tertulliano, personalmente mi vedo male nei panni di Celso.


Quello che vorrei dire è che credo che il metodo scientifico non è la stessa cosa di una religione o un sistema politico o filosofico. Una religione o un sistema filosofico sono modi di vedere e interpretare il mondo; di creare quella realtà condivisa di cui parla Freda. Il metodo scientifico è una cosa diversa: è uno strumento, una tecnica. E' qualcosa come la ruota, il fuoco, o la scrittura. Sono strumenti che si possono usare in modi diversi. Se hai la scrittura, puoi scrivere il Mein Kampf o Das Kapital. Entrambi usano la stessa scrittura, ma dicono cose diverse. Se hai la ruota, ci puoi fare un carro da guerra oppure un carro per portare il grano in città. Queste cose sono neutrali.  Forse il metodo scientifico non è altrettanto neutrale di una ruota - ma lo puoi usare per tante cose; buone e cattive.. 

Più che altro, senza il metodo scientifico, uno è completamente perso di fronte alla complessità della realtà che è costretto a interpretare secondo una logica semplice e brutale: quello che dice l'auctoritas vigente è tutto vero, oppure è tutto falso. Ma il mondo è più complesso e variegato di così. E' un difficile equilibrio quello di valutare caso per caso. La verità è un picco un po' instabile ed è facile scivolare o da una parte o dall'altra: o la verità è sempre e solo la versione ufficiale, oppure tutto è sempre un complotto. In altre parole, ci vuole un metodo ed è questo il punto fondamentale. E questo metodo non può essere che il metodo scientifico.


In certi periodi storici, il collasso di una società ha portato a tali perdite culturali che si è visto persino la sparizione della scrittura. E' per questo che oggi noi non scriviamo in cuneiforme. Se è improbabile, tuttavia, che il prossimo, possibile, collasso ci porti a perdere la scrittura, potremmo benissimo perdere il metodo scientifico; travolto nel generale rifiuto di tutto quello che era parte del vecchio ordinamento. Se questo avverrà, avremo perso ogni possibilità di fare qualcosa per impedire che il cambiamento climatico ci spazzi via per sempre. 



giovedì 3 marzo 2011

Cassandra's legacy


Un nuovo blog di Ugo Bardi "Cassandra's Legacy" - l'eredità di Cassandra


Sull'onda del mio nuovo libro "The Limits to Growth Revisited", che dovrebbe uscire a breve con Springer, mi sono deciso a farmi un piccolo blog in Inglese.

L'ho chiamato "Cassandra's legacy", l'eredità di Cassandra. Per il momento c'è solo un post e qualche idea di che cosa il nuovo blog potrebbe - o potrà - essere. I blog sono un po' come un figlio. Quando nasce, non sai esattamente cosa sarà e farà da grande.

Di una cosa sono sicuro, la versione inglese di Cassandra sarà molto diversa da quella italiana. E' un pubblico diverso quello che legge in Inglese e ci sono già degli ottimi blog sul cambiamento climatico dedicati a sbufalare i venduti e i fuori di testa che infestano la discussione.

Per cui, con l'eredità di Cassandra, penso di dedicarmi di più a degli approfondimenti sui modelli dinamici e - occasionalmente - a dare sfogo a qualche mia velleità letteraria, come pure a qualche traduzione di post fatti nel passato che credo abbastanza significativi.

Bene. Questo era l'annuncio - spero che mi seguirete anche in Inglese; se non lo masticate bene ci sono i programmi automatici di traduzione. Il risultato è, beh... insomma, ci si deve contentare!

UB