Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 28 settembre 2011

Cassandra e i limiti dello sviluppo


A volte mi chiedo come mai Cassandra, la profetessa Troiana, ebbe così tanti problemi a convincere i cittadini troiani che non era un'idea così buona demolire le mura della città per far entrare quel grande cavallo di legno.Forse si espresse a indovinelli ed usando un linguaggio oscuro, come si conviene ad una profetessa. Ma nel nostro caso, per affrontare il riscaldamento globale e l'esaurimento delle risorse, credo sia fondamentale oggi elaborare il nostro sapere in modi che possano essere compresi dai cittadini e da coloro che prendono le decisioni. Altrimenti tutto il lavoro che abbiamo fatto sarà perduto e rimarremo solo delle Cassandre.

Traduzione da "Cassandra's Legacy" di Massimiliano Rupalti"



Nel 1992, William Nordhaus scriveva un articolo (1) dove criticava pesantemente lo studio “I Limiti dello Sviluppo” (LDS). Riferendosi alla versione del 1972 diceva che,

"....sembra evidente che il comportamento dinamico degli enormemente complicati Limiti che ho modellato non è stato pienamente compreso (o anche comprensibile) da nessuno, nemmeno dagli autori e dai critici”.

Lo possiamo prendere come corretto almeno sotto un aspetto; ovvero se Nordhaus intendeva includere anche sé stesso fra questi “critici”. Infatti, con questa frase Nordhaus potrebbe aver ammesso che il suo saggio del 1973 (2), dove ha criticato anche più duramente la pratica della modellazione del mondo, era completamente sbagliato. Semplicemente, nel 1973, non aveva capito come funzionava il modello e nemmeno nel 1992. (Ho affrontato nei dettagli questi saggi di Nordhaus nel mio libro “LTG Revisited", per il momento solo in inglese (3).)

E' anche vero che la grande maggioranza di coloro che hanno criticato il primo studio dei LDS dopo la sua pubblicazione nel 1972, lo hanno fatto senza realmente capire la modellazione del mondo. Ma è vero che il modello di “World3” alla base dello studio non era “comprensibile”come conferma Nordhaus? Probabilmente Nordhaus ha basato le sue valutazioni su questo grafico:



Questa è una scannerizzazione della rappresentazione grafica del modello di world 3 preso dalla mia copia personale del 1972 dei LDS (Limiti Dello Sviluppo). I contenitori sono etichettati in italiano ma, che siano in italiano o in inglese, la logica del modello è davvero difficile da afferrare. Sembra solo una raccolta casuale di contenitori e di frecce, non diversa da una mappa della metropolitana di una grande città.

Quello che vedete qui, è un esempio di un “modello spaghetti”, una disastro tipico dei modelli della Dinamica dei Sistemi (DS) (come trattato, per esempio, da Jacques Lefevre). E' possibile che sia questa complessità e lo schema apparentemente casuale che ha confuso i critici ed i sostenitori di LDS allo stesso modo. Potrebbero essere stati una delle ragioni della marea di critiche ricevute dallo studio dei LDS di essere basato su assunti arbitrari, se non una truffa appositamente progettata per fregare il pubblico. La gente non poteva credere che la matassa di spaghetti mostrata nella figura potesse generare un ciclo di crescita e di declino e che questo ciclo doveva essere il destino della nostra economia.
 



Ma il modello di world 3 non era arbitrario. Rappresentando uno dei primi modelli di questo tipo nella storia, non è sorprendente che la sua rappresentazione grafica lasciasse un po' a desiderare. Questo non aveva effetti sull'efficacia del modello, che ha sostenuto molto bene la prova del tempo. I parametri del mondo reale, finora, si sono comportati in maniera molto coerente con lo scenario “caso base” dello studio dei LDS del 1972, come mostra Turner. I critici hanno dovuto lavorare duro per trovare punti deboli nello studio che andassero oltre le semplici dichiarazioni di discredito, come ho trattato in un mio post. Alla fine, hanno dovuto assestarsi su punti davvero marginali che non avevano nessuna rilevanza per il significato dello studio.

Il modello LDS non era impossibile da capire, comunque. Se guardate il testo del libro originale del 1972, vedrete che la figura mostrata sopra arriva solo dopo diverse pagine che descrivevano in dettaglio come il modello lavorasse. Gli autori hanno fatto un lavoro completo nel mostrare i diagrammi dei vari sottoinsiemi del modello. Questo avrebbe potuto rendere il modello comprensibile persino dagli economisti.

Sfortunatamente, questo non è stato sufficiente. Non importa quanto il modello venisse spiegato bene, capire LDS richiedeva uno sforzo che la maggior parte della gente non voleva fare. E' difficile combattere contro la tendenza umana a non credere alle cattive notizie – l'effetto Cassandra, in breve.

Ma noi possiamo imparare qualcosa dall'esperienza dei LDS. Un punto fondamentale è da esaminare in relazione alla percezione che la gente ha dei modelli. Per uno scienziato, il bisogno di modelli è ovvio; ma non è così per un politico o per la gente. In questo senso, fare modelli del mondo e la moderna scienza del clima hanno lo stesso problema. Entrambi i campi sono percepiti come basati su modelli complessi che vanno oltre la capacità di comprensione dei non-specialisti. Così, qual è esattamente il ruolo dei modelli nel dibattito pubblico sui problemi del cambiamento climatico e dell'esaurimento delle risorse?

A volte, la gente sembra credere nei modelli solo perché sono complessi. Oppure vedono la complessità come una prova del fatto che il modello è sbagliato o irrilevante. Il problema dei modelli complessi è che lasciano la gente libera di scegliere un'attitudine o l'altra, a seconda delle proprie sensazioni o delle idee politiche. Così, credo che abbiamo maledettamente bisogno di inquadrare i nostri modelli in “bocconi a portata di mente” di conoscenza – come suggerito da Seymour Papert – che la gente possa afferrare.

Come esempio, ecco come Magne Myrveit ha rappresentato le cinque riserve principali del modello de “I Limiti dello Sviluppo” (da un saggio dal titolo "The World Model Controversy").



Questa figura può essere criticata come un'eccessiva semplificazione, ma è un grande passo avanti nel senso che da un'immediata idea visiva di cosa siano gli elementi principali del modello. Però ha un problema. “A portata di mente” non significa solo ridurre il numero di elementi nel modello. Significa, secondo me, fornire anche una traccia su cosa fa funzionare il modello. In altre parole, una rappresentazione come questa, semplice com'è, soffre ancora della sindrome spaghetti. E' statica; non ti dice niente sul dove il sistema stia andando. E, tuttavia, i risultati dei calcoli mostrano chiaramente che il sistema sta andando da qualche parte; sta subendo un ciclo di crescita e declino. Questo non è affatto chiaro in questa figura.

Così, penso che se vogliamo realizzare modelli a portata di mente che siano utili, dobbiamo chiarire che c'è una tendenza; una forza, il risultato di qualcosa che in termini tecnici è chiamato “potenziale”. I potenziali generano forze e le forze muovono le cose. Penso che sia questo il punto che Jacques Lefevre stava indicando quando usava la metafora delle reazioni chimiche per descrivere i modelli della dinamica dei sistemi. Ma c'è una metafora ancora più semplice: "le dinamiche della vasca da bagno" come spiegato da John Sterman e Linda Sweeney.



Ora, questo è un vero modello a portata di mente, nel senso che è chiaro che è la gravità (o meglio, il potenziale gravitazionale) che muove l'acqua in una certa direzione. Questa rappresentazione del modello non è statica, mostra cosa accade. E' stato con questo esempio in mente che ho proposto l'immagine della “fontana a tre piani” come rappresentazione di un semplice modello del mondo:




Né la vasca da bagno, né la fontana hanno le caratteristiche che chiamiamo “feedback”, che sono cruciali nei modelli del mondo in quanto generano crescita e declino non lineari. Tuttavia, queste sono immagini che chiariscono il fatto che il sistema è guidato da un potenziale. L'acqua deve andare da qualche parte e questo è a causa del potenziale gravitazionale. Poi, è chiaro che se partiamo da un piccolo serbatoio che non viene alimentato ulteriormente, ad un certo punto l'acqua deve finire. 

In un modello del mondo non è la gravità che muove le cose, ma il potenziale termodinamico, a sua volta connesso con l'energia fornita delle risorse naturali che un'economia sfrutta. Dovrebbe anche essere chiaro che se le risorse naturali esistono in quantità limitate, ad un certo punto devono finire. Una volta compresi questi punti, possiamo usare anche modelli molto semplici “a tre stadi” per ottenere un patrimonio di intuizioni su come si comporta un sistema economico. Ho mostrato in un precedente post come certi semplici modelli possono spiegare “l'Effetto Seneca“, che è il motivo per il quale il declino di sistemi economici e sociali è spesso molto più rapido della crescita.

Così, penso che questa sia una linea da seguire se vogliamo che i nostri modelli siano capiti e, più di tutto, che gli venga dato seguito. Questo è vero sia per l'esaurimento delle risorse, sia per il cambiamento climatico, che sono due lati della stessa medaglia. Ma i modelli a portata di mente potrebbero risolvere il problema dello scollamento fra scienziati e persone che prendono le decisioni? Be', questo non sarà facile, naturalmente. A volte quando uso questi modelli, mi vedo davvero come l'antica Cassandra, la profetessa Troiana, mentre disegno diagrammi di riserve e flussi sulla sabbia di fronte ai perplessi cittadini Troiani. Non facile. Tuttavia, penso che dobbiamo provarci.


6 commenti:

  1. Non solo provarci, ma anche subito, prima cha la notte cali , e il ligneo monumentale cavallo partorisca il suo carico fatale.

    Marco Sclarandis.

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  2. Buongiorno.
    Nel mio piccolo ci provo ogni giorno e vedo che molte persone, magari anziane, magari poco scolarizzate, capiscono eccome se le comunicazioni sono semplici (non semplicistiche, loro sanno il trucco).
    Magari si potrebbe partire dal rispetto che si può e si deve avere per la cosidetta "gente comune", ben più aperta e disponibile di certi dirigenti o, peggio ancora, politici.
    Ai politici il nostro voto serve solo una volta, poi sono a posto, proseguono indicazioni di parte che nulla hanno a che vedere con il loro mandato.
    Centrali a biomasse (25MW) per produrre elettricità con legna (LEGNA) proveniente da oltre 400 km.
    Centri commerciali che usano suolo e poi falliscono.
    Doppie case vuote 50 settimane su 52.
    Gestione delle arterie stradali insensata che spinge a nuove strade che renderanno la gestione ancora più insensata.
    Chiedo scusa per lo sfogo, ma mi sono anche limitata nello svilupparlo eccessivamente...

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  3. Purtroppo i nostri leader parlano sempre e comunque di CRESCITA.
    Come in questa frase:"Parlare di crescita non significa parlare solo di Pil, ma di lavoro, di occupazione, di qualità dei servizi, di sostenibilità ambientale."

    Sappiamo bene che la sostenibilità ambientale non è compatibile con la crescita.
    Chi ha detto la frase? Susanna Camusso, lettera aperta a Repubblica di oggi.
    http://www.repubblica.it/economia/2011/09/29/news/una_patrimoniale_per_rilanciare_il_paese-22392930/

    Come far capire anche a loro i concetti espressi dalla moderna Cassandra?

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  4. Ci sono due patologie che affliggono la classe dirigenziale e politica.
    Una è la "Trofiodipendenza"
    e l'altra la "Tronfiodipendenza".
    Sebbene abbiano differente etimologia, conducono entrambe al delirio d'onnipotenza.
    Bisognerebbe rivalutare la parola "Eutrofia" ovvero "buona crescita" ma anni di ambientalismo da domeniche a piedi e sogni di Arcadie da mulini bianchi,l'hanno portata ad essere associata solo alle viscide alghe della Serenissima Laguna.
    Ma come diceva il benemerito maestro Manzi:
    "Non è mai troppo tardi" purchè vi diate una mossa ,aggiungerei io modestamente....

    Marco Sclarandis

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  5. Buongiorno a tutti
    si è vero, la semplicità del ragionamento aiuta a comunicare il problema.
    Però personalmente, anche cercando di semplificare, mi scontro spesso con l'incredulità: può davvero essere che in tutti questi anni ci abbiano illuso fino a questo punto? può davvero essere che dietro al luccichio della pubblicità si nasconda un cumulo di macerie?
    può essere, può essere...

    Federico

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  6. A dirla tutta, per essere un modello del mondo, non mi sembra eccessivamente complicato; se mai, troppo semplice. La gente dovrebbe rassegnarsi alla complessita` delle cose; se l'oggetto e` complicato, non possiamo semplificarlo per decreto. Bisogna mettersi d'impegno e studiare.
    Per comunicare, poi, semplificare un po' puo` servire; ma soprattutto, serve un ambiente interessato alla verita` e non al proprio tornaconto e questo temo che fu il problema nel 1973.

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